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Morto un governo, se ne fa un altro. Ed è veramente incredibile come in questo Paese si susseguano governi a ritmo di “cambio stagionale “ dell’armadio.

L’unica nota positiva è rappresentata dall’intrattenimento: vi immaginate essere appassionati di politica in Austria? O in Svezia? Non oso immaginare il piattume delle conversazioni tra amici, in un bar, davanti ad un caffè. Da noi, al contrario, non ci si annoia mai.

E dunque, per chi se lo fosse perso (beati voi), eccomi a scrivere delle ultime vicende che hanno rallegrato i nostri discorsi: Letta sfiduciato dalla Direzione del Partito Democratico che all’unanimità meno sedici ha deciso di formare un nuovo Governo con a capo Matteo Renzi, neo segretario del Partito.

Fossimo in Inghilterra, nulla di nuovo: qui, infatti, il segretario del primo partito diviene automaticamente premier e dunque un cambio di leadership all’interno del partito significa cambio di premier, senza nuove elezioni.

Ma chiaramente non siamo in Inghilterra, e mosse come queste rappresentano eccezioni dal nome proprio, la “staffetta” appunto.

Tralasciando disquisizioni piuttosto inutili sul metodo (quando il latte è già versato..), concentriamoci sul soggetto.

Renzi. Renzi è un individuo che parla e fa parlare molto di sé: fuori dagli schemi, twitta, gironzola in bicicletta, convoca riunioni all’alba, twitta ancora, veste cool, usa inglesismi, il tutto,ovviamente, twittando.

Che sia uno diverso, si è capito benissimo quando lo si è osservato durante i discorsi alle Camere: un pesce fuor d’acqua tra tutto quel pesante e massiccio legno degli abissi parlamentari, tanto che vien la voglia di rendere l’atmosfera un po’ più minimal e lucente, un po’ più fashion e colorata.

Devo ammetterlo: nonostante io non sia una renziana (ah, lo avevate capito?), il suo stile fresco e “nuovo” in un contesto consunto e vecchio, come quello delle Camere, mi diverte parecchio e quasi mi lascia sperare che qualche cosa di buono, alla fine, possa venirne fuori e non solo a livello di mera immagine, si intende.

Poi, però, faccio ritorno alla cruda realtà, al fatto che la politica non è fatta solo di immagine né di buone impressioni. MA soprattutto mi sovviene la complessità del quadro entro cui Renzi sta agendo: i suoi interlocutori e alleati sono gli stessi di ieri (Letta) e pure dell’altro ieri (Monti), e la parte più realistica e un po’ cinica della sottoscritta proprio non riesce a convincersi che la simpatia e la popolarità di un singolo possano fare realmente la differenza (attendo, in ogni caso, una clamorosa smentita).

La smisurata ambizione di quest’uomo, che pronostica il cambiamento strutturale nel giro di qualche mesetto, mi ha fin da subito ricordato Sean Penn nei panni di Willie Stark nel film “Tutti gli uomini del re”.

Un Homo Novus, diverso, che grazie alle sue doti comunicative e diplomatiche, all’attenzione e al contatto con le categorie sociali più deboli e dimenticate, riesce a raggiungere i vertici più alti del potere. La smisurata ambizione lo conduce attraverso i giochi vorticosi della politica, tra uso e abuso di potere, fino al consumo morale e fisico .

Oddio, non vorrei sembrare tragica, catastrofica nè pessimista all’ennesima potenza, vorrei, però, sottolineare come di questi protagonismi, i sentieri della storia, e soprattutto quelli della politica italiana, siano già stati segnati e calpestati, più e più volte, con esiti non troppo felici.

Cosa ci rimane dunque? Forse un’ennesima attesa, un’ennesima speranza che questa volta possa essere la volta buona, che nuovi sentieri possano essere finalmente tracciati.

E che la prossima volta, magari, ci invitino almeno ad indicarne la direzione.

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2 thoughts on “TUTTI GLI UOMINI DEL RE

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