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Riprendo le considerazioni iniziate due settimane fa sull’importanza di leggere testi per l’infanzia (qui la prima parte dell’articolo per chi volesse approfondire). In quell’occasione riflettevo, con l’aiuto di un saggio di C.S. Lewis, su come i racconti per bambini ben fatti contengano diversi livelli di lettura, in modo che essi possono sempre dirci qualcosa di diverso ad ogni nostra successiva lettura.. In sostanza da un buon testo per l’infanzia non si finisce mai di imparare. Ora vorrei proporre un’applicazione di questa teoria alla mia lettura settimanale preferita: Topolino.

Del settimanale della banda Disney ho già parlato altrove (qui per l’esattezza) e c’è da chiarire subito che in questo caso non ci troviamo di fronte ad una fiaba o ad un racconto per bambini. È un intero universo fumettistico dedicato ai più piccoli quello che si anima ogni settimana nelle 150 pagine scarse del libretto, il formato con cui il giornale esce nelle nostre edicole. Si potrebbe anche obiettare che il discorso qui decade perché non siamo di fronte ad un’opera letteraria, trattandosi di fumetti, o comics per utilizzare il termine con cui sono conosciuti nel mondo americano (essendo nati originariamente come strisce satiriche e appunto comiche). Il fumetto in sé non è di certo un racconto come un libro, e questo non devo essere di certo io a ricordarvelo. È però una forma d’arte che presenta situazioni, scene, personaggi, pensieri con una componente in più rispetto ad un libro: l’illustrazione. Al lettore viene forse lasciato meno spazio per l’immaginazione, ma rimane l’elemento narrativo: sono storie quelle che vengono disegnate. Credo quindi che il nostro discorso possa proseguire (dopo questa brevissima apologia del fumetto, troppo spesso relegato a passatempo per nullafacenti piuttosto che espressione artistica di rilievo).

Cosa potrebbe insegnarci una semplice selezione di storie come Topolino? Molto banalmente a me ha insegnato a leggere, ma non penso che questa sia una conquista di particolare rilievo (a molti bambini credo che serva soprattutto a questo, come un primo divertente approccio alla lettura). Noi però ci stiamo interrogando su cosa potrebbe insegnare agli adulti e credo che anche qui questo semplice fumetto possa dirci molto. Per prima cosa ogni personaggio Disney rappresenta una parte di noi, un lato della nostra personalità o della nostra vita: io non posso far a meno di ridere fin dalla prima apparizione di Paperino in una storia! Sappiamo tutti che qualsiasi suo proposito verrà puntualmente sovvertito e quella che era stata una sua geniale idea si rivelerà un clamoroso fallimento. E nonostante la fortuna non sia mai dalla sua parte, io credo che sia il personaggio più felice di tutti. Paperino insegna, agli adulti come ai bambini, che anche quando tutto va storto, c’è sempre un motivo per stare allegri.

Che dire poi di Zio Paperone, il papero più ricco del mondo? L’avarissimo zio (modellato da Carl Barks sul personaggio di Ebenezer Scrooge, protagonista de Il Canto di Natale di Charles Dickens!), restio a qualsiasi manifestazione d’affetto verso i suoi parenti e amici, è forse il personaggio più tenero di ogni altro: sotto quella scorza coriacea si nasconde il cuore più tenero del mondo. Spostiamoci ora a Topolinia, l’altra grande città che popola quest’universo narrativo. Pippo è l’amico migliore del mondo, con tutte le sue stramberie (come il mitico Paperoga a Paperopoli), Topolino è il giusto in ogni situazione, l’amante dei misteri ma anche della conoscenza e delle scoperte (le sue missioni con Indiana Pipps e con il professor Zapotec). E poi ovviamente ci sono gli antagonisti: la Banda Bassotti, la strega Amelia, Gambadilegno, Macchia Nera e molti altri. Cattivi sì, ma comunque capaci di mostrarci un tratto delle nostre personalità. Questa è solo  una breve carrellata di alcuni protagonisti, personaggi certo dalle caratteristiche stereotipate, ma che trovano sempre un modo per farci riflettere al di là dei sorrisi.

Un discorso a parte meriterebbero le grandi parodie firmate Disney. Queste storie per definizione hanno molto di più da dire ad un pubblico di adulti che a dei bambini! Il piccolo lettore sicuramente si divertirà leggendo L’inferno di Topolino o la recentissima Star Top (solo per far due degli innumerevoli esempi possibili), ma mai quanto chi ha letto la Divina Commedia o ha visto Star Trek e che riuscirà a cogliere i vari rimandi e le inversioni presenti nella storia Disney rispetto alla versione originale. Le parodie sono forse l’elemento migliore che possiamo trovare tra le tante storie di Topolino e fa davvero sorridere rileggerle dopo aver letto l’opera ispiratrice (leggere Paperino e il signore del padello dopo Il Signore degli Anelli è davvero qualcosa di incredibile).

Su Topolino è stato scritto davvero tanto, addirittura anche un volume su La Filosofia di Topolino di Giulio Giorello. Vorrei concludere però con un pensiero di Claudio Bisio, il grande attore italiano (si non è solo un comico) che ai personaggi Disney ha dedicato un intero monologo, La sindrome di Quo (che trovate qui. Leggetelo perchè è spettacolare): “vi assicuro che in ogni fascia d’età a rileggere Topolino si scoprono cose diverse.” Non ci resta quindi che seguire il suo consiglio, congiuntamente a quelli di Lewis, e rivalutare la lettura di robe da bambini.

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