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Il benvenuto alla stazione dei treni di Cracovia non è stato uno dei più “calorosi”. Ma solo per il freddo della fine di novembre, che era tale da far capire al volo che portare lunghe pellicce e guanti di montone non è un fatto di moda. L’utilizzo degli stivali, ricoperti di pelo anche questi, è così radicato nella cultura popolare, che la loro fattura è stata per molto tempo il metro di giudizio per eccellenza per valutare lo strato sociale di appartenenza. Infatti, i più ricchi ne sfoggiavano di pelle: chi se lo poteva permettere, faceva rivestire di cuoio solo la scarpa, e nascondeva sotto braghe e mantelli la gamba degli stivali di materiali più umili. Il consiglio è quello di bardarsi quanto più possibile, se si ha l’intenzione di visitare questa deliziosa cittadina della Polonia meridionale. La temperatura, facilmente sotto lo zero, rende difficili lunghe passeggiate nel centro città e indispensabili delle soste per una cioccolata o, meglio, del vin brulé o della birra calda, specialità polacca. Questa birra calda e speziata ricorda la burrobirra di Hogsmeade, bevanda prediletta da Harry Potter e amici, al pari del succo di zucca (di cui non ho ancora trovato corrispondenze nel mondo reale).

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Alla fine di novembre, l’atmosfera è già natalizia: le luminarie sono accese per le stradine lastricate del centro città e i mercatini si moltiplicano.  Il più grande è nella piazza del Mercato, la più grande ed il fulcro della città vecchia: oltre alle attrazioni come il profumo della carne affumicata cotta alla brace e delle spezie del vino e della birra calda, gran parte di quelle architettoniche si affaccia su questa piazza. E’ divisa dallo scenografico Mercato dei Tessuti, un edificio della II metà dell’800: al piano terra, lungo il porticato, si trovano bancarelle e caffetterie, al piano superiore si può visitare la Galleria d’arte polacca. La Torre del municipio, un’imponente costruzione di mattoni rossi, sovrasta la piazza e “sfida” la torre della Chiesa di S. Maria, all’angolo opposto della piazza. Questa chiesa gotica è uno dei simboli della tradizione e del folklore polacco. Dalla torre più alta delle due, allo scoccare di ogni ora viene eseguito l’Heinał, l’inno della città di Cracovia: una tromba lo suona nella direzione dei quattro punti cardinali. Il suono, però, è interrotto appositamente in memoria del trombettiere medievale ucciso mentre dava l’allarme di un’imminente invasione. E’ così importante per i cittadini di Cracovia, che l’Heinał viene trasmesso alla radio ogni mezzogiorno.  C’è un’altra leggenda collegata alle due torri: si dice che siano state costruite, rispettivamente, da due fratelli. La torre più bassa e tozza aveva la caratteristica della solidità e doveva rappresentare la forza, mentre la torre dell’Heinał fu costruita più alta per dare il senso dell’altezza e della verticalità. Durante la costruzione delle torri, si tramanda che l’architetto della seconda torre fosse geloso del lavoro del fratello: perciò lo avrebbe ucciso e, una volta ultimati i lavori della torre più alta, si sarebbe impiccato sulla cima della sua torre per essersi macchiato di tale colpa.

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Il Wawel, la collina di Cracovia, dà anche il nome alla cittadella fortificata che sovrasta la cittadina (nonché essere la marca delle più tipiche caramelle mou). Il Castello reale, cuore della vita politica e culturale della Polonia, è un monumento all’identità polacca, tanto quanto il “pantheon” che si trova sotto la cattedrale, dedicata ai santi Venceslao e Stanislao. Nella cripta, infatti, sono conservate le tombe monumentali dei grandi re medievali, nonché degli eroi più recenti, tra cui Jaruzelski, che pur essendo il responsabile dell’introduzione delle leggi marziali in Polonia nel 1981, ha anche favorito nel 1989 una transizione morbida dal comunismo alle libere elezioni, dimettendosi dalle sue cariche militari (in quel momento era il comandante dell’Esercito Popolare della Polonia). Si trova qui anche la tomba di Kaczynski, morto in un incidente aereo nel 2010 mentre ricopriva la carica di Presidente della Repubblica, fratello gemello del Primo Ministro, ed esponente politico conservatore, giudicato colpevole dalla Corte europea dei diritti dell’uomo per violazione della libertà di associazione, per aver cercato di impedire dei gay pride in Polonia e aver auspicato l’intervento con la forza della polizia.

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Kazimierz è il quartiere ebraico, da non perdere, se si decide di visitare Cracovia. Piuttosto dislocato dal centro città, si tratta di una zona particolarmente caratteristica per le sue sinagoghe, per le vetrine di antiche botteghe d’artigianato e per le insegne dei ristoranti autentici, che richiamano i simboli della tradizione ebraica. Nella piazzetta principale, la domenica mattina vi è un mercato: si vendono soprattutto pellicce, cappelli e guanti di pelo e montone di seconda mano. E’ quasi esclusivamente frequentato dagli abitanti del luogo. Inoltre, le venditrici, dietro al banchetto, sono dei  personaggi: per lo più sono bionde signore, con i fazzoletti in testa, vestite di pellicce…”da competizione”, vistose e eccentriche, a volte. Nonostante il fazzoletto in testa le faccia apparire di condizione umile, stanno a guardare gli avventori da dietro i loro banchetti altezzose e fiere nelle loro pellicce a volte eccessive e stravaganti. Un ultimo consiglio pratico per chi programma un viaggio in Polonia: gli orari dei pasti sono molto diversi da quelli nostrani. La colazione è abbondante e salata, il pranzo praticamente inesistente, mentre la cena è consumata dalle 14 alle 16 del pomeriggio, generalmente. Vi chiederete come riempiano tutta la serata. Con la vodka, se fa freddo: alla ciliegia o alle erbe, è da provare: indimenticabile, …o quasi.

Foto: Balnaszorp

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