Home

lewis

“Un libro non merita di essere letto a dieci anni se non merita di essere letto anche a cinquanta”. Vorrei partire da questa sentenza di C.S. Lewis per riflettere sulla lettura di libri per bambini da parte di persone adulte. Per chi non lo sapesse Lewis è stato uno scrittore del Novecento, conosciuto soprattutto per il suo ciclo di storie “Le Cronache di Narnia”, ma ha scritto molto anche di fantascienza e soprattutto di critica letteraria, essendo stato professore di lingua e letteratura inglese a Oxford (dove conobbe un certo J.R.R. Tolkien, che si dice sappia davvero il fatto suo in quanto a scrivere). Un grande letterato quindi, che fra le tante cose a cui si dedica trova anche il tempo per scrivere un breve saggio intitolato “Tre modi di scrivere per l’infanzia”. Proprio in queste poche pagine esprime delle sue considerazioni sulla letteratura per bambini che trovo davvero illuminanti. (Per chi lo volesse leggere qui trova il testo completo in lingua originale)

Tralasciando i primi due metodi (rispettivamente uno completamente sbagliato, l’altro accettabile ma migliorabile), riflettiamo sul terzo, quello adottato da Lewis, che “consiste nello scrivere un racconto per l’infanzia semplicemente perché è la forma migliore per esprimere quello che si ha da dire”. La sua posizione è molto chiara e non c’è molto da aggiungere, qualche riga dopo però ecco arrivare un’altra sentenza che si richiama a quella in apertura dell’articolo: “Sarei tentato di stabilire la regola in base alla quale una storia per bambini che piaccia solo ai bambini non sia un granché: quelle veramente affascinanti durano”. Diciamo che questo era quello che mi sarebbe piaciuto leggere, ma Lewis prosegue (aumentando ancora la mia soddisfazione): “oggi sono in grado di apprezzare la fiaba più di quanto fosse possibile nell’infanzia: essendo in grado di vederci più cose, ne traggo miglior soddisfazione”. Proprio in questa frase credo che Lewis colga un aspetto centrale.

È come se ci fossero differenti livelli di lettura all’interno del racconto per l’infanzia, in questo caso una fiaba. Questo sembra dirci a chiare lettere Lewis: un bambino che sente il  racconto di una fiaba riuscirà a coglierne alcuni aspetti essenziali, ad esempio alcuni insegnamenti morali basilari che andranno a formare la sua personalità (gli studi di psicologia infantile riflettono molto su quest’aspetto). Ma per l’adulto che la rilegge, la racconta (e l’ha sentita mille volte) quello stesso racconto suscita, o dovrebbe suscitare, riflessioni sempre più profonde. L’adulto, se è un buon lettore, non può non vedere nella fiaba qualcosa che prima gli era sfuggito, che gli era sembrato un elemento superficiale o che semplicemente gli sembrava una pura fantasia. La fiaba è un racconto che non si esaurisce mai e continua a suggerire qualcosa ogni volta che viene letta o raccontata.

Faccio un esempio recente (che mostrerà come quest’articolo suoni un po’ come un’apologia delle mie ultime letture). Recentemente ho letto “Le avventure di Pinocchio” di Carlo Collodi, universalmente riconosciuto come un classico della letteratura per l’infanzia. Il testo non ha certo bisogno di presentazioni, tutti noi conosciamo la storia, proprio perché ce l’hanno raccontata o ne abbiamo sentito parlare molte volte. Io però non avevo mai avuto il piacere di leggerla, e devo dire che non c’era banco di prova migliore delle affermazioni di Lewis di questo libro. La semplicità della scrittura, la fantasia dello scrittore e i suoi ripetuti giudizi sulla condotta del povero burattino monello mi hanno fatto riflettere molto più di un romanzo impegnato per adulti.

Ancora una volta uso le parole di Lewis: “Quelli che vengono biasimati per leggere libri infantili in età matura sono gli stessi che da piccoli venivano criticati per leggere libri da grandi: ma bisogna tener presente che nessun lettore degno di questo nome si regola in base al calendario”. Non esistono testi per adulti e per bambini; questa distinzione nella sua prospettiva può sussistere solo nelle biblioteche o nelle librerie. Ciò che cambia non sono i contenuti, ma i vari livelli di lettura disponibili, molteplici in un testo per bambini, ridotti in quello per adulti. Credo quindi che trovare del tempo per riaprire qualche libro che ci è piaciuto da piccoli non può che arricchirci e offrirci molti spunti per continuare a crescere.

P.S.: se avrete piacere di continuare a leggere, fra due settimane, nella seconda parte dell’articolo, proporrò altri testi per bambini che continuo a leggere assiduamente.

Annunci

2 thoughts on “E’ roba da bambini (I)

  1. Pingback: E’ roba da bambini (II) | In Vero Vinitas

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...