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L’ultima parte del viaggio nei Balcani è stata destinata alla risalita della Croazia. Dopo aver girato Mostar, la nostra tappa successiva è stata Dubrovnik, la “perla dell’Adriatico”. Come il percorso tra le alture dell’Erzegovina, anche questo è di una bellezza rara: si tratta infatti di una strada costiera costruita sulle formazioni montuose e collinari subito prima del mare.  Si può così godere di una vista mozzafiato, che dà sui terreni coltivati a ridosso del mare, sull’acqua di un azzurro intenso. A tratti, si scorge qualche paesino che si apre nelle insenature.

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Dopo un tramonto arancio, abbiamo raggiunto la nostra destinazione quando era già buio, e ci siamo diretti subito al nostro campeggio, situato nella località di Kupari, a pochi chilometri da Dubrovnik. Di Kupari non abbiamo visto granché, anche perché un vero villaggio non c’è: il campeggio, un benzinaio, qualche baracchino di cevapcici e un supermercato si affacciano, da un lato e dall’altro, sullo stradone principale. Tuttavia, vale la pena di visitare la spiaggetta. Per accedervi, bisogna camminare poche centinaia di metri (circa 300m) su una strada asfaltata, ai cui argini, però, la natura cresce incolta e rigogliosa. Alberi di fichi e cespugli di more regalano frutti dolcissimi, che raramente qualcuno coglie. Nelle vicinanze della spiaggia, ancora lungo la strada, tra l’erba alta e le piante rampicanti, a destra e a sinistra, stanno in piedi per miracolo scheletri di ville. Gli archi, un tempo maestosi, degli ingressi senza pudore mostrano gli interni accartocciati, le travi cadute e impolverate, le eleganti scalinate coperte dalle macerie. In altri casi, si aprono atri vuoti, spogliati e ingrigiti dal tempo e dai detriti: in un angolo ho riconosciuto la bacheca, dove si posano le chiavi delle camere e che si trova dietro la reception di un hotel. La spiaggetta è di sassi bianchi, levigatissimi, sempre più piccoli e appuntiti più ci si fa vicini all’acqua, che è cristallina. Non sono però i sassolini a tenere lontani i bagnanti. Appena si prende un po’ il largo, se ci si volta a guardare la costa dal mare, il sipario che si apre è la degna continuazione dell’inquietante spettacolo degli alberghi fantasma. Due giganteschi mostri di cemento armato stanno lì da qualche decade e sorgono alle estremità della spiaggetta. Erano anche questi grandi alberghi, bombardati, come le ville, durante la guerra di Jugoslavia degli anni ’90, abbandonati, e rimasti lì. Pochi croati hanno il coraggio di passare ore spensierate in un posto del genere. Tuttavia, a tratti, le lastre grigie di questi enormi albergoni abbandonati sono coperte di scritte e striscioni. Non si vedono tanti insulti e invettive o simboli faziosi. Si leggono molte più dichiarazioni d’amore.

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Dubrovnik è una bella cittadina, molto turistica, di pietra rosata. E’ stata costruita su un’isola rocciosa, che poi è stata collegata alla terraferma, attraverso l’interramento dello stretto tratto di mare che la separava. Dubrovnik riluce. Le strade del centro storico, infatti, sono coperte di una pietra chiara, così liscia e levigata, che riflette la luce dei lampioncini come se fosse sempre bagnata. Le botteghe, al piano terra di edifici a due o tre piani, costruiti con la stessa pietra nel XVII secolo, quando la città venne quasi completamente distrutta da  un terremoto, si affacciano sullo Stradùn, l’ampia via principale. Questa divide il centro storico in due: in ciascuna delle due parti, le vie sono più strette, più buie e affascinanti. Il centro storico è cinto da altissime mura fortificate: durante il corso della sua storia turbolenta, ne ha avuto bisogno, per la sua sopravvivenza. Grazie alla posizione strategica sull’Adriatico, tra l’Europa Occidentale e quella Orientale, si è nel tempo affermata come centro commerciale e marittimo che l’hanno resa una città potente, sotto la protezione dell’Impero Bizantino. Si sviluppò come repubblica marinara, riuscendo a resistere, in un primo momento, ai tentativi di espansione dell’influenza della Repubblica di Venezia, fino alla caduta di Costantinopoli. Una volta sconfitti i Veneziani, Ragusa (l’antico nome di Dubrovnik) vide privarsi della sua indipendenza dall’Ungheria prima e dall’Impero Ottomano poi, le cui truppe, d’altro canto, non risparmiarono neanche gli stessi Ungheresi. Dai tempi della Repubblica di Ragusa, che raggiunse l’apice di benessere nel XVI  secolo, aristocratica e indipendente, Dubrovnik ha vissuto ben pochi momenti prosperi, nel corso della storia, anche quella più recente. I segni della guerra di Jugoslavia non sono molto evidenti nella cittadina, che è un gioiellino e per questo piace tanto ai numerosissimi turisti. Ma quegli alberghi, quelli a Kupari, non hanno potuto che farmi ricordare che la guerra c’è stata anche qui. La città venne bombardata nel 1991 dalle forze armate jugoslave, in particolare dai vicini montenegrini, che colpirono anche il centro storico dalle montagne alle spalle della città.

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Foto: Balnaszorp

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