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Amazing_Spider-Man_Vol_1_121

Era il giugno del 1973, l’albo era il numero 121 di The Amazing Spider-Man (Lo stupefacente Uomo-Ragno), una delle serie più seguite dell’intero panorama fumettistico americano targato Marvel. Chissà quanto vale oggi una copia originale di quel fumetto: proprio in quel numero infatti si verificò un evento che sconvolse nel profondo gli assidui lettori di comic book americani. Può sembrare strano, chi è così pazzo da traumatizzarsi per una storia? Eppure fu proprio così (forse non conosciamo abbastanza bene gli americani): milioni di lettori che mandavano lettere di protesta verso gli autori, fan increduli (a volte imbestialiti) per questa svolta totalmente inaspettata. Già, ma cos’era successo in quel numero di tanto traumatico? Nulla di più semplice: era morta Gwen Stacy, la ragazza di Spider-Man!

Vi rendete conto, Gwen che muore per mano di uno dei più acerrimi nemici di Spider-Man, il Goblin? Per giunta sarebbe stato proprio Spider-Man con la sua ragnatela, nel tentativo di salvarla, a causare la morte della sua amata spezzandole il collo? Ma no dai, ma che storia è questa, ci deve essere un errore! Non si può far morire uno dei personaggi più importanti della saga dai! E poi non in questo modo! È tutto già pianificato, la sua storia con Peter Parker (alias Spider-Man per i non addetti ai lavori) va avanti così bene. Sicuramente è tutto un bluff, nell’episodio successivo si scoprirà che in realtà non è morta veramente, era solo in apparenza morta, tutto calcolato dal nostro supereroe che anche questa volta trionferà. E invece no, Gwen era morta davvero.

Due elementi della tavola originale in cui Gwen muore. Qualcosa di simile è stato recentemente proposto al cinema nel film "The Amazing Spider-Man 2

Due elementi della tavola originale in cui Gwen muore. Qualcosa di simile è stato recentemente proposto al cinema nel film “The Amazing Spider-Man 2

L’evento fu talmente importante che si parlò addirittura della fine di un era: la Silver Age del fumetto americano lasciò spazio alla Bronze Age. Prima di quest’albo una disgrazia del genere era impensabile nella storia di un supereroe. Gli eventi traumatici erano contemplati solo nella genesi dell’eroe; nel caso di Parker la tristemente nota morte dello zio Ben, uno dei veri fulcri del Marvel-pensiero con la sua frase “da un grande potere derivano grandi responsabilità”, fu fondamentale per la sua decisione di diventare il vostro amichevole Spider-Man di quartiere. E a distanza di tempo ancora ci si interroga su questa decisione, sono state elaborate versioni alternative, scenari totalmente diversi in cui Gwen sopravvive e c’è chi addirittura ha dimostrato come la morte di Gwen sia scientificamente spiegabile ed inevitabile (leggetevi il simpatico libro di James Kakalios “La fisica dei supereroi” se siete interessati). Un avvenimento quindi che è rimasto scolpito nell’immaginario collettivo. Il caso di Gwen fa sorgere una domanda semplice e che può essere generalizzata a qualunque prodotto letterario che presenta un caso simile: perchè diavolo far morire uno dei personaggi portanti di una storia?

Altrettanto semplice potrebbe essere anche la risposta: il personaggio è diventato troppo scomodo, non sappiamo più cosa fargli fare oppure ogni sua azione è diventata scontata. Facciamolo uscire di scena ed il problema si risolve, e chissà che non riusciamo anche a risollevare le vendite, dato che i lettori vorranno pur sapere cosa succede dopo (per inciso gli autori Marvel diedero una giustificazione simile a questa). Ok, ci sta, il fan può accettare anche se a malincuore questo turning point. Ma ci sono storie in cui la morte del protagonista ci sembra davvero inaccettabile (mi viene in mente un film recente, The Departed: il bene e il male, con Leonardo DiCaprio). Sono quelle storie in cui vorremmo che tutto andasse per il verso giusto e tutto effettivamente procede bene, fino al momento in cui invece accade esattamente il contrario di quanto ci saremmo tutti aspettati.

È un po’ come se in Star Wars Luke Skywalker venisse ucciso da suo padre, o se ne Il Signore degli Anelli Frodo non riuscisse a distruggere l’Anello. Proprio non riusciremmo a capire la scelta dell’autore: perchè costruire una storia grandiosa e poi non portarla a compimento?

Mettiamoci allora nei panni dell’autore: caro lettore, perchè le cose devono per forza andare bene? Perchè dovrei sempre scrivere la storia che tu vorresti leggere? Potrebbe risponderci così in fondo: preferisci una storia piatta e lineare, in cui sai già come le cose andranno a finire, o preferisci un racconto che ti mozza il fiato, che ti lascia con la bocca e il libro spalancato, incredulo per ciò che hai appena letto, tanto che devi andare a rileggere le ultime righe per convincertene? Non sono forse i colpi di scena quelli che fanno grande un racconto, quelli per cui una storia viene ricordata, al di là di tutto il resto?

Quante “morti di Gwen Stacy” ci sono nelle nostre letture preferite, quanti colpi di scena in fin dei conti hanno spiazzato e traumatizzato un po’ anche noi che a quella bella storia in fondo ci eravamo proprio affezionati, e volevamo proprio che finisse nel migliore dei modi?

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