Home

Ho già espresso altrove su questo blog il mio interesse per biblioteche, librerie, archivi o ambienti simili. Sono luoghi che mi affascinano particolarmente, posti in cui il sapere viene conservato, preservato, oppure è semplicemente in attesa di essere ancora scoperto e comperato per entrare a far parte della nostra personale libreria. Provo una certa soggezione, quasi timore, verso queste grandi collezioni di libri, ma questo è un sentimento ambivalente direi: da un lato c’è infatti l’ammirazione verso quanto di importante, interessante, faticoso, erudito, prezioso, utile è stato prodotto dall’uomo nel corso della sua millenaria storia, dall’altro sento però la consapevolezza di quanto sarà difficile, anzi verosimilmente impossibile, venire a diretto contatto con un gran numero di libri che meriterebbero di essere letti e conosciuti. L’espressione del titolo, “è da leggere!”, che ricorre molto spesso nelle conversazioni con i miei amici filosofi, può identificare bene questa condizione: ci sono davvero tanti libri che dovrebbero essere letti, ma come fare? Voglio dire, dove trovare il tempo? Come scegliere davvero quali libri leggere?

“Bello questo cavoli! Uno studio approfondito così su quest’autore mancava da tempo.” “E sì, è da leggere.” “Guarda questa che bell’edizione! Guarda solo l’apparato di note, la bibliografia, il testo a fronte. Curatissima, è da leggere!” “Ehi ho trovato questo! È un po’ malandato, ma ormai è fuori catalogo. Lo prendo, è da leggere!” Questi non sono i deliri di pazzi in un manicomio (o meglio, secondo molti lo siamo senza alcun dubbio), ma una nostra ipotetica conversazione nei luoghi sopracitati. Gli occhi si spalancano quando ci viene in mano un testo che, solo a leggerne titolo e autore, sa già di capolavoro. L’irrefrenabile desiderio di possedere quel libro, sfogliarlo, sottolinearlo, studiarlo, capirlo e poi discuterne si impadronisce velocemente di noi. Forse anche il semplice fatto di avere quel libro nella proprio collezione ci spinge all’acquisto, guidati sempre da quel monito, “è da leggere”, che suona come un imperativo, un comando.

Sull’esigenza di leggere i classici mi sono già espresso (se vi interessa qui, anche se in realtà lascio parlare Calvino), quindi non vi ritorno, ricordo solo che li considero imprescindibili. Quindi neanche a dirlo, se trovo un testo che so essere un classico mi dico subito “è da leggere”, e sono fregato. Il problema semmai dovrebbe essere con altri libri, di minore fama o diffusione: quali inserire nelle proprie letture e quali no? Ovviamente il primo criterio che ci guida sono i nostri interessi: leggo per primo ciò che fa parte del mio campo di studi, passioni, hobby. E poi? Come proseguire, su quali testi muoversi? Tante domande che, in fondo, possono essere riconducibili a questa: come utilizzare al meglio il tempo di cui dispongo? Quanto investirne in cultura?

Wittgenstein in Pensieri diversi faceva quest’osservazione (che ha già ricordato Quadro in un suo recente articolo, e quindi vi uscirà ormai dalle orecchie, ma forse non è poi così un male): il saluto dei filosofi dovrebbe essere “Datti tempo!”. Concordo su ogni singola parola, servirebbe davvero tanto tempo (e non solo ai filosofi o presunti tali), ma come fare quando questo tempo non si sa dove trovarlo? Quando si avrebbe voglia, ci si sente in dovere di leggere dei testi eppure non si può proprio fare per altri mille motivi? “Verrà il momento in cui sarò libero e potrò leggerli” è il primo pensiero che ci viene da formulare. Ma siamo davvero sicuri che poi ci riusciremo? Insomma, son pensieri proprio da filosofi questi qui! La lettura deve essere una passione, un modo per rilassarsi, per fantasticare e prendersi una pausa dalle attività quotidiane, non può diventare un dramma personale! E se invece lo diventasse? Se davvero ci trovassimo nel dramma di non poter leggere ciò che deve essere letto? Se la consapevolezza che la nostra finitezza non ci permetterà mai di conoscere tutto divenisse insopportabile?

Interrompo drasticamente il flusso di speculazioni (per chiamare con un termine elevato ciò a tutti gli effetti non lo è) per tornare all’esclamazione motrice dell’articolo. “È da leggere” non potrebbe forse ricordarci insieme il desiderio infinito e la drammaticità dell’impresa conoscitiva?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...