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Può sembrare strano fare un discorso su gli album musicali in un periodo come il nostro, segnato più dall’idea di un ascolto veloce ed istantaneo della musica (il singolo “scaricato” e “consumato”) che dall’apprezzamento in toto di un prodotto artistico, uno strumento di cultura come può essere, nel suo piccolo, anche una raccolta di canzoni, magari legate a volte da un qualche concetto o da una storia di sfondo. Eppure navigando su internet o leggendo qualche magazine che si occupa di musica non è certo difficile imbattersi in classifiche di ogni genere e tipo. Gusto per il vintage? Rimpianto per gli anni d’oro che ormai sono finiti? Semplice voglia del giornalista di turno di far sfoggio della sua grande cultura musicale? Qualunque sia il motivo, certo è che di questo genere di classifiche ce n’è davvero per tutti i gusti: i migliori artisti di una certa decade, i migliori album di sempre, le migliori 100 canzoni di un genere musicale, i migliori chitarristi… e si potrebbe continuare. Quest’istanza classificatoria è ormai così diffusa che in alcuni casi si sono elaborate delle “contro-classifiche” per correggere gli errori delle prime elaborazioni, oppure sono state aggiornate classifiche ormai datate. Questi lunghi elenchi fanno sorgere davvero tante domande, curiosità e perplessità. Prima ancora di chiedersi se essi siano attendibili o meno, bisognerebbe domandarsi se ha senso compilarli.

Che le classifiche siano strettamente connesse all’ascolto della musica popular, è un dato di fatto praticamente innegabile. Fin dagli anni ’50 la “classifica dei singoli più venduti della settimana” accompagna i week-end di ascoltatori assidui o di chiunque accenda la radio. E che i singoli siano selezionati su un juke-box o siano acquistati su un negozio online, poco cambia (o meglio, cambia moltissimo, c’è un abissale differenza. Ma questa è un altra storia): la classifica è compilata su base delle vendite, sulla quantità. Perfettamente legittimo, a mio parere: vediamo come va il mercato musicale e mettiamo in ordine i diversi concorrenti. Chi è in cima è il più bravo, complimenti a lui e gli altri imparino.

Io credo che il problema sorga invece quando le classifiche sono compilate sulla qualità: io ti metto in ordine i prodotti artistici migliori, chi sta in cima è più bravo di tutti gli altri. Il criterio qui è proprio la rilevanza a livello artistico di un certo album che ha segnato una svolta fondamentale o di un determinato artista che è stato più bravo di tutti gli altri.

In un certo senso ci sembra impossibile fare altrimenti: di fronte al marasma di produzione musicale degli ultimi 70 anni, è inevitabile una qualche istanza d’ordine, ed il principio classificatorio sembra un buon compromesso. In fin dei conti, se mi devo avvicinare ad un genere musicale a me sconosciuto inizierò con l’ascoltare ciò che persone molto più esperte di me (i “classificatori”) ritengono essere il meglio in quell’ambito. Mi fido della loro classificazione e concluderò con loro che le “alte vette” della produzione musicale sono ciò che mi è stato consigliato.

Forse è l’aggettivo “migliori” che è fuorviante. Forse si potrebbe parlare di album “fondamentali”, “indispensabili” o altri aggettivi simili, ma l’accezione qualitativa rimarrebbe comunque. Facciamo un classico esempio per capirci: i Beatles sono meglio dei Rolling Stones? E dei Black Sabbath? E dei contemporanei Coldplay? Perchè non di Mozart allora? No di Mozart no, cavoli, siamo su due pianeti totalmente differenti, non si possono nemmeno confrontare. Certo, ovvio, è proprio questo il punto; come si possono confrontare dei prodotti artistici differenti per classificarli? Con quale criterio (di gusto, importanza, influenza etc.) li confronto? Se Mozart e i Beatles sono inconfrontabili, perchè lo dovrebbero essere Robert Johnson (bluesman leggendario) e i Ramones (fondamentali per il punk)? Chi diavolo è il più bravo tra i due? E ancora: è fondamentale partire dal blues per capire il linguaggio rock? Se non hai mai ascoltato Frank Zappa ti manca davvero un tassello chiave della storia della musica? Come si vede la discussione potrebbe approfondirsi, volendo si potrebbero citare teorie estetiche, competenze e studi musicali, tecnica sopraffina di un musicista rispetto ad un altro e così via, ma non è questo il luogo.

Vorrei soltanto puntualizzare una cosa che dovrebbe essere ovvia, ma è bene dirla: occhio a non prendere le classifiche come “rivelazioni divine” scese dal cielo alle orecchie di grandi cervelli musicali, in grado di sentire cose che noi umani nemmeno immaginiamo. Le classifiche di questo tipo rimangono sempre una buona guida all’ascolto e ritengo sia giusto tenerle in considerazione solo secondo questa prospettiva. Non saranno mai definitive (altrimenti perchè dovrebbero aggiornarle o correggerle?) e soprattutto non ci potranno mai dire chi sono i migliori o chi sono i peggiori. Forse nella musica, e nell’arte in generale, non ci sono artisti più bravi o più rappresentativi, c’è solo quello che ci piace, il nostro personale gusto. E allora lasciamoci guidare, consigliare nell’ascolto, per poi sviluppare un nostro punto di vista. Ma soprattutto ascoltiamo, sarebbe già qualcosa.

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