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I Monty Python per la comicità sono considerati da alcuni ciò che i Beatles furono per la musica. Gruppo di comici inglesi, essi sono stati capaci di cambiare il senso del British humor sovrapponendo, ai giochi di parole tipici degli spettacoli della BBC che, tendenzialmente, rischiano di non far ridere noi del Continente, un gusto per l’assurdo e la citazione colta, dando luogo un cocktail imprevedibile.

Imprevedibile è dunque anche la decisione di riunirsi per un (ultimo?) spettacolo, a distanza di quarantacinque anni dal loro esordio televisivo. Più o meno negli stessi giorni, io scopro che in inglese il loro nome si pronuncia Pìton e non Paiton. Nonché, data l’importanza dell’evento, mi son messo a indagare su che fine avessero fatto tutti i membri del gruppo dopo aver (sempre imprevedibilmente) sciolto i Python, in seguito al trionfo a Cannes del loro film The meaning of Life. Qui non si parlerà dunque dei Python che fanno i Python, ma di ciò che i Python furono dopo e oltre essere/essere stati i Python. A chi interessasse invece ripercorrere i loro anni ruggenti, si consiglia di visualizzare questo articolo e la vasta rosa di video dei loro sketch e dei loro film disponibile su Youtube. Ecco dunque gli esponenti del gruppo:

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Jhon Cleese. Il membro più carismatico del gruppo, rimase dentro la macchina del cinema principalmente come attore: è lui il Nick-quasi-senza-testa dei primi due episodi della saga di Harry Potter, nonché l’ipertecnologico Q degli 007 interpretati da Pierce Brosnan e la voce del re ranocchio Harold nel secondo e terzo capitolo del ciclo dedicato all’orco Shrek. Autore anche di alcuni film da lui scritti, vinse con la commedia Un pesce di nome Wanda il premio BAFTA come miglior attore protagonista. Insomma, la recitazione è nel sangue di questo matto laureato in Legge britannico.


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Graham Chapman. Esponente più malinconico del gruppo, mite, ma a lungo affetto di alcolismo, dopo lo scioglimento del gruppo produsse un proprio film, in cui recitò, Barbagialla, il terrore dei sette mari e mezzo, che non venne apprezzato dalla critica. Fu invece uno dei primi personaggi televisivi a dichiarare pubblicamente la propria omosessualità e, con il proprio compagno, adottò un ragazzo divenendone il tutore alla morte del padre naturale. Il ragazzo morì qualche anno prima dello stesso Chapman, che è dunque l’unico esponente dei Python che non potrà partecipare alla rimpatriata. Il discorso funebre che i compagni gli riservarono qualche giorno dopo i funerali (a cui non parteciparono, per non attirare i media sull’evento) fu, a modo suo, il modo più adeguato per salutare Chapman, che era l’autore delle trovate più irriverenti e politically uncorrect del Gruppo. Il discorso rivendica infatti di essere stato il primo memoriale in cui sia apparsa la parola “fuck”, e risulta un saluto affettuoso, comico e leggero a un degno amico e collega. Per alcuni anni Chapman scrisse anche con un giovane e allora poco noto Douglas Adams, poi celebre autore della serie della Guida Galattica per gli Autostoppisti.


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Terry Jones. Anima registica del gruppo, le sue conquiste cinematografiche furono esigue; fu co-sceneggiatore assieme a Palin del film Labyrinth, e si dedicò invece ad un altro tipo di studi, quelli storico-letterari. Una sua reinterpretazione del “Racconto del Cavaliere” di Geoffrey Chaucher gli avvalse un dottorato e la laurea honoris causa in Lettere rispettivamente presso l’Università di Glasgow e la St.Andrews University. Il lato colto dei Python porta i suoi frutti!


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Michael Palin. Grande talento attoriale (celebre il suo Pilato nel film Brian di Nazareth), si dedicò alle collaborazioni con i suoi colleghi, in particolare Cleese, con cui vinse il premio BAFTA questa volta come attore non protagonista sempre in Un pesce di nome di Wanda, e Terry Gilliam. Per lui recitò in Jabberwocky, I banditi del tempo e nel celeberrimo Brazil. Sua passione che riuscì a trasformare anche in spettacolo televisivo fu la geografia; condusse infatti una serie di documentari di viaggio, attirando anche turismo presso i luoghi da lui descritti con l’humor ereditato dal gruppo d’origine. In onore di questi “servigi”, gli sono stati dedicati dalle ferrovie britanniche ben due treni.


 

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Eric Idle. Il Python più interessato alla multimedialità del gruppo (le musiche e le celeberrime canzoni erano principalmente sue), si è prodigato in  molte attività artistiche. Da una parte  continuò l’attività attoriale, comparendo nel film del collega Gilliam, Le avventure del Barone di Münchausen, o in un ruolo minore del film dedicato al fantasma Casper; dall’altra, trasformò alcuni successi cinematografici dei Python in musical, come accadde nel caso di Monty Python and the Holy Grail, che divenne Spamelot, o Brian di Nazareth, che si trasformò nell’oratorio Non è il messia (È un ragazzaccio). Prestò anche le voci nel doppiaggio della serie animata South Park. Insomma, sembra che fosse il più impaziente di questa grand reunion, alla cui presentazione ha commentato: “Dovevamo solo aspettare che calasse la richiesta”.


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Terry Gilliam. Si giunge infine a colui che per i Python era solo l’assurdo disegnatore e talvolta co-regista assieme a Jones (con annessi dissidi). Ebbene, lui può oggi vantare di una delle più vaste cinematografie disponibili sulla piazza, che partono dal visionario Brazil, passando per Le avventure del barone di Münchausen, La leggenda del re pescatore, L’esercito delle 12 scimmie… fino a giungere all’ultimo film dell’attore Heat Ledger (Parnassuss. L’uomo che voleva ingannare il diavolo) e il recentissimo The Zero Theorem, presentato a Venezia e a breve (si spera) in uscita nelle sale. Il suo stile visionario e iperbolico è in linea con quell’idea di leggerezza, comicità e assurdità che hanno caratterizzato l’umorismo dei Python.

* * *

Perché questa carrellata di nomi, storie e carriere? Ebbene, concludendo in breve, credo che questo strepitoso gruppo riesca in parte a tradurre la propria comicità in un certo modo di affrontare la vita: quell’imprevedibilità che li ha sempre caratterizzare è infatti anche  la capacità di non fermarsi semplicemente agli spazi comodi che spesso arriviamo a ritagliarci durante il nostro percorso umano. La saggezza dei Python sembra essere quella di saper abbandonare il certo per l’incerto, sapendosi trasformare e spesso rinnovare, senza però mai negare ciò che si è stati. A testimonianza di ciò stanno le loro numerose collaborazioni, anche in tipi di lavori tra loro molto differenti, o anche i riconoscimenti che sono loro giunti pure al di fuori dell’ambito televisivo e, talvolta, anche quello del solo spettacolo. Strano? Forse no. Forse la vera ragione di questa capacità poliedrica è che la comicità non si limita, ne mai si è limitata, al semplice spettacolo.

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