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Riprendiamo il discorso intrapreso sue settimane fa sull’immigrazione e i vari problemi che questa può portare nel caso in cui le istituzioni non pongano soluzioni adeguate riguardo l’accoglienza, l’inserimento nel contesto lavorativo, nel contesto giuridico/culturale e in generale l’integrazione.
E dall’integrazione che vorrei partire. E’ un discorso complesso che va visto al di fuori di ogni ideologia sia di destra che di sinistra. Nel senso che, da una parte la destra, sostiene che ci sia un’invasione in corso e l’Europa entro pochi decenni diverrà un avamposto islamico o una sorta di far west, dall’altra la sinistra, ha una visione per cosi dire neo-liberale (usando le parole di Renzo Guolo, uno studio dell’Islam), cioè che sarà la società dei consumi stessa a integrare chi ha una mentalità diversa.
La visione della destra, in effetti, è catastrofista e anche esagerata, ma è pure alimentata da varie dimostrazioni di intolleranza da parte di certe popolazioni i cui membri emigrano qua, vedasi i casi di persecuzione verso i cristiani in Africa. E non sembra essere interessata agli sbarchi, se non in una logica di chiusura delle frontiere. La visone della sinistra in generale è, invece, piuttosto pietista e si concentra più sul problema a breve termine dei diritti di chi sbarca (cosa giusta), ma sembra quasi tralasciare il problema a lungo termine del come inserire nella società chi arriva, seguendo la logica “neo-liberare” citata prima.
A mio avviso, queste due logiche opposte sono più dettate dal sentimento che da un reale ragionamento e discussione che tiene conto di tutti i problemi inerenti l’immigrazione, tra cui quelli di cui ho parlato nella prima parte di questo articolo. E sono d’accordo con chi, tra cui anche Quadro, dice che l’integrazione parte dall’educazione scolastica. L’unico problema è che questa non funziona sempre. Sarà un caso isolato, ma nel 2005 a Londra a compiere l’attentato nella metropolitana fu un ragazzo islamico nato e cresciuto in Inghilterra che aveva frequentato scuole locali. Questo per dire che il discorso “integrazione” può essere “sciupato” da influenze legate a mentalità intolleranti e aggressive. Senza considerare i discorsi fatti in un commento del precedente articolo su legame terrorismo-moschee.
Per questo sostengo che sulla questione “integrazione” bisogna mantenere un atteggiamento neutrale ed al di sopra delle parti, lontano dal pietismo per chi arriva (e dunque accogliere chiunque senza considerare la cultura di provenienza) e dall’intolleranza a prescindere.
Riguardo la questione dell’ accogliere e dare il permesso di soggiorno a tutti quelli che lo richiedono o solo ai chi ha diritto come richiedente di asilo politico, anche qui bisognerebbe mantenere un atteggiamento che tiene conto della realtà socioeconomica del paese. E’ chiaro che i nuovi arrivati dovrebbero essere distribuiti in centri di accoglienza in tutti i paesi europei, ma come si è visto, questi fanno finta di non sentire le nostre richieste. E le conseguenze di ciò si vedono nei centri di accoglienza presenti sul nostro territorio: situazioni difficilmente gestibili in cui gli accolti sono molti di più di quanto un centro possa sostenere, da cui derivano situazioni disumane, rivolte interne, etc. E non vedo come sia possibile attualmente chiudere questi “lager”, come qualcuno gli ha definiti. Ora come ora, non vi sono molte alternative. A dir la verità una interessante c’è: il deputato del Partito Democratico Khalid Chaouki propone di creare centri di accoglienza direttamente in paesi da cui partono i barconi, al fine di eliminare a priori il racket degli scafisti, selezionare già lì chi può avere il permesso di soggiorno o no e portare questi in Europa in modo sicuro e legale. L’unico problema è che questi paesi (come la Libia) sono in guerra civile o per altri ragioni non vogliono avere a che fare con i loro stessi cittadini e altri stranieri che vogliono andare in Europa.
Ma il problema dei continui sbarchi di clandestini andrebbe risolto alla radice o almeno limitato. Il Dalai Lama due settimane fa, trovandosi in Italia a Livorno ho espresso un pensiero sull’attuale questione di cui l’articolo, dichiarando ciò:
“Se si chiamano rifugiati vuol dire che fuggono da qualcosa ma il buon cuore per accoglierli non basta e bisogna avere il coraggio di dire quando sono troppi e di intervenire nei loro Paesi per costruire lì una società migliore. Non è possibile pensare che sia sufficiente l’accoglienza a risolvere il problema. Gli Italiani, e i Siciliani soprattutto, stanno dimostrando un gran cuore ma per risolvere il problema dei profughi è necessario intervenire in quei Paesi, impegnarsi per superare le guerre, spesso a sfondo religioso, che provocano gli esodi e superare anche il grande divario tra ricchi e poveri per costruire una società migliore. Serve quindi un pensiero a lunga scadenza per ottenere un risultato davvero efficace
Ritengo questo che va oltre il pietismo di una parte e l’intolleranza di un’altra. L’Unione Europea, invece di far finta di nulla, dovrebbe cominciare un dialogo con i paesi da cui arrivano questi disperati e se questo fosse difficile, è arrivato il momento di pretendere da questi una certa collaborazione. Alla lunga pietismo e intolleranza, per alcuni motivi o altri, portano a certe conseguenze imprevedibili e di sicuro a qualcosa di estrema destra come il razzismo.
Se da una parte le posizioni della destra in certo senso sono evidenti, poiché parlano di “invasione”, criminalità in aumento, scontro tra civiltà,etc (di argomenti per cosi dire a loro favore ce ne sono molti) e si guarda il problema solo dal problema dei cittadini,dall’altra, una parte della sinistra ha assunto una posizione più politically correct e parla di integrazione e diritti dei migranti (e qui l’errore a mio avviso lo fanno anche loro: sembra quasi che si vedano i problemi solo dal punto di vista del migrante, senza considerare gi umori dei cittadini e certe conseguenze trattate nella prima parte dell’articolo)
E’ chiaro che la situazione è complessa e non sarò certo io a proporre le soluzioni definitive (anche perché mi sono più che altro limitato a constatare un problema). Ma è evidente che per come stanno messe le cose, la situazione a breve, medio, lungo termine è insostenibile. E le soluzioni proposte in questo momento (vedasi l’operazione Mare Nostrum, un fallimento da sostituire al più presto: sì,salva più vite di prima, ma come si è visto di recente non è infallibile; pur proponendosi di debellare il racket dello scafismo non ha fatto altro che aumentare il lavoro degli scafisti poiché gli sbarchi sono più che raddoppiati; certo mi direte che di scafisti ne arrestano, ma io rispondo che il fenomeno e tutt’altro che contrastato in modo serio) sono inadeguate.
Va cercata l’equilibrio nelle decisioni. Altrimenti, come ho già detto, non si sa a che problemi andiamo incontro. Il problema va visto da parte dei disperati che qui arrivano, ma anche di chi ci convive, che abiti vicino a un centro di accoglienza sovraffollato in rivolta o in una periferia piena di questi disperati nullatenenti senza un lavoro costretti a delinquere. Ma né da una parte, né dall’altra tutto ciò sembra chiaro.

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