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Partita decisiva quella di oggi per il nostro cammino nel Mondiale brasiliano. Proprio in questi istanti si sta giocando un vero e proprio spareggio con l’Uruguay per il passaggio agli ottavi di finale della competizione. Speriamo non sia l’ultima uscita della Nazionale, non solo per il risultato sportivo e per continuare a sognare la vittoria che manca da 8 anni. Certo, anche quello conta moltissimo ed è l’obbiettivo primario della spedizione italiana, ma in occasione di un evento come i Mondiali di calcio succedono cose particolari, cose che dovrebbero farci riflettere e che sarebbe un peccato non vedere ripetersi almeno per altri quattro anni. Ne propongo una brevissima rassegna, ditemi se vi ci ritrovate.

Quando gioca la Nazionale siamo un po’ tutti allenatori. Non conta se il calcio proprio non ci interessa, se riteniamo che sia un mondo assurdo con un business esagerato ad esso connesso, se lo consideriamo oggetto di “culto” da parte di frange di persone violente che si definiscono “tifosi”, se chiamiamo “matti” tutti quelli che la domenica pomeriggio non aspettano altro che la partita della loro squadra del cuore. La nostra totale indifferenza (e a volte disgusto) verso questo sport viene quasi messa da parte, per lasciar spazio al “commissario tecnico” che è dentro ognuno di noi, con la sua formazione, i suoi moduli e la sua tattica di gioco. E allora discutiamo con i nostri amici: “io avrei messo X perché era più in forma, poi doveva giocare con la difesa a tre!” “Ma cosa dici, doveva giocare Y con il centrocampo a quattro. Poi se non mi convoca nemmeno Z ci credo che non andiamo da nessuna parte”. E così si trascorrono i pomeriggi o le serate a discutere, amichevolmente si intende, su quello che è considerato un problema di rilevanza nazionale (tanto che viene trattato come prima notizia anche dai telegiornali).

Quando gioca la Nazionale siamo tutti pronti a salire sul “carro del vincitore”. Chi non si ricorda il grande carosello di pubblico, bandiere, urla, cori dopo la vittoria nel 2006? (Detto per inciso, “Pooo po po po po pooo pooo” penso sia il coro meno fantasioso della storia dello sport tutto). Insomma se si vince si festeggia tutti quanti insieme, siamo tutti italiani no? Vince la squadra ma vince anche una nazione intera. Poi è ovvio, se si perde (meglio se malamente) si è sempre pronti a commentare con: “io te l’avevo detto che sono tutti superpagati. Ma andassero a zappare la terra o a lavorare in fabbrica, altro che correre dietro al pallone!” “Lo sapevo fin dall’inizio che non sarebbero andati lontani, l’ho sempre detto che abbiamo vinto nel 2006 per fortuna”. Saliamo e scendiamo dal fantomatico “carro” con una rapidità incredibile.

Quando gioca la Nazionale le strade sono più vuote del solito. Considerazione, questa, proposta da mio padre che, essendo un rappresentante dell’anti-calcio, pensò bene di prendere l’autostrada per tornare a Milano il giorno della finale dei mondiali del 1994, in cui era impegnata l’Italia. Inutile precisare che quello fu uno dei viaggi più veloci della sua carriera di automobilista: “indimenticabile, mai più rivisto un deserto del genere”, commenta tutt’oggi. La partita va seguita in un posto particolare, di fronte ad un maxischermo o in una casa spaziosa. Ci si riunisce insieme a parenti, amici, conoscenti per seguire il “rito” con estrema cura dei particolari: stesso posto, stesse persone, stesse posizioni. Piccole scaramanzie sperando nella vittoria. Ed il paese intero sembra fermarsi per tifare.

Quando gioca la Nazionale si canta l’Inno tutti insieme. La partita sta per cominciare, le squadre sono in campo, ed è proprio ora che forse arriva il momento più bello. “Fratelli d’Italia”, note che ci ritroviamo ad ascoltare e a cantare molto raramente, forse solo in occasione di questi grandi eventi. È strano, e allo stesso tempo molto emozionante a mio parere, vedere gente di ogni età che canta l’Inno a squarciagola. Come lo abbiamo imparato noi l’Inno? Ve lo siete mai chiesti? Io non mi ricordo proprio, ma forse il calcio uno zampino ce l’ha messo.

Quando gioca la Nazionale emerge po’ di “sano” campanilismo. In fondo in fondo ci fa sempre piacere vedere la Germania che puntualmente perde al nostro cospetto. Come ricordavo prima, il Mondiale è un piccolo scontro fra nazioni, sportivo certo, ma non solo.

La partita della Nazionale è quindi un momento rilevante, quasi come se ci fosse un’ ”effervescenza collettiva” in tutti noi. È un momento comunitario, forse uno dei pochi rimasti in cui ci si sente un po’ tutti “italiani”. E questo dovrebbe farci riflettere.

 

 

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One thought on “Quando gioca la Nazionale

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