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Il modello di famiglia, per come era stato concepito in passato, è molto cambiato e nuove questioni s’impongono a livello sociale e giuridico. Inizialmente molto indebolito per gli sconvolgimenti e la rivoluzione dei costumi del ’68, e per le riforme degli anni ’70 sul diritto di famiglia in tutta Europa, in seguito è stato demolito dalla presenza delle famiglie di genitori single, genitori separati, genitori che si amano ma sono dello stesso sesso, che domandano tutele e diritti per loro e per i loro figli.

La famiglia non è mai stata semplicemente una rete di relazioni interpersonali, siano esse legami di sangue e/o legami affettivi, ma si tratta di una istituzione sociale iscritta nel contesto sociale e giuridico. Il diritto di famiglia è stato per la prima volta istituito in Francia nel 1804 da Napoleone, nel primo codice civile dei Francesi: era un modello molto gerarchico, nel quale lo status di persona sposata era molto valorizzato, mentre quello di celibe o nubile condannava a discriminazioni e stigmatizzazioni, in particolare per quanto riguardava le donne. In Italia questa branca del diritto venne codificato nel 1942: la famiglia era fondata sulla subordinazione della moglie al marito, nei rapporti personali come in quelli patrimoniali, nelle relazioni di coppia e nell’educazione dei figli. Era fondata sulla discriminazione dei figli naturali, che non potevano avere le stesse tutele dei figli legittimi.

Poco a poco, due grandi valori democratici hanno fatto sentire l’esigenza del loro rispetto, di pari passo con le trasformazioni concrete della società: l’eguaglianza dei sessi e la personalizzazione del legame con i figli. Questa evoluzione si tradusse innanzitutto in un grande momento di modernizzazione negli anni ’70, in tutto l’Occidente. In Italia, nel 1970 un referendum istituì il divorzio, in un Paese saldamente dominato dalla Democrazia Cristiana, e la Riforma del diritto di famiglia (legge n.151 del 1975) apportò modifiche tese ad uniformare le norme ai principi costituzionali di uguaglianza e non discriminazione. Venne riconosciuta la parità giuridica dei coniugi, venne abrogato l’istituto della dote, venne riconosciuta ai figli naturali la stessa tutela prevista per i figli legittimi, fu istituita la comunione dei beni come regime patrimoniale legale della famiglia , la patria potestà fu sostituita dalla potestà di entrambi i genitori.

Quest’importante movimento di modernizzazione ha prodotto il fenomeno del démariage, con il quale il sociologo francese Théry intende il processo di progressiva de-istituzionalizzazione del legame tra uomo e donna, che non è più costretto a esprimersi all’interno di un vincolo coniugale riconosciuto e incondizionato: le relazioni tra i partner sono continuamente rinegoziabili. Tuttavia, spesso nelle libere convivenze vengono concepiti e cresciuti figli, che creano vincoli e responsabilità duraturi, e non volatili e rinegoziabili. Proprio per questo motivo, le famiglie, che sono più facilmente instabili e incerte dal punto di vista del legame di coppia, possono essere identificate a partire dal vincolo che lega genitore e figlio. Perciò questo fenomeno ha reso necessario un nuovo insieme di norme capaci di sostituire l’antico ordine matrimoniale di famiglia. La nuova preponderanza del legame tra genitore e figlio si è rivelata proprio in ragione del contesto flessibile e cangiante in cui viviamo: il patrimonio, il lavoro, l’amore della nostra vita possono svanire da un momento all’altro. Una perdita di tali certezze, in un mondo in cui tutto è mobile e volatile, fa sentire la necessità all’individuo di concentrarsi sul legame che più di tutti è in grado di costituire un saldo punto di riferimento, quello fra genitore e figlio.

L’evoluzione eclatante dell’istituzione della famiglia e la traduzione delle nuove esigenze in termini giuridici, per quanto riguarda nuovi diritti degli individui, incontra tuttavia le resistenze della parte più conservatrice della società. Un chiaro esempio di questi atteggiamenti è la reticenza o la ferma opposizione al riconoscimento di status di “famiglia” ai nuclei monoparentali, alle coppie di fatto, a quelle omoparentali. D’altra parte, il sistema giuridico non è ancora in grado di proteggere queste nuove, ma neanche del tutto recenti, situazioni. Il problema principale riguarda la filiazione, il vincolo genitore-figlio di cui parlavo poco fa, e la tutela dei diritti delle coppie non sposate che vogliono avere figli.

La filiazione è dunque il tema centrale all’ordine del giorno: la società ha sostituito al modello di matrimonio tradizionale, eterosessuale e procreativo, fondato sulla gerarchia tra uomini e donne, e idealmente indissolubile, un nuovo diritto di coppia: egualitario, comune, pluralista. Come trasferire, allora, questa trasformazione sociale nel diritto? In Francia, per esempio, il governo ha recentemente lavorato su una riforma che riguarda questo tema, mettendo all’opera un gruppo di esperti sociologi. Il progetto è quello di dare pari dignità alle tre modalità di formazione di un nucleo familiare: la procreazione carnale, l’adozione e la procreazione con donatore terzo, per tutte le famiglie, che siano etero o omosessuali. Tutto questo all’insegna di un nuovo principio, quello della “Responsabilità” dei genitori nei confronti dei figli come quintessenza della “famiglia”: tutti quei valori che legano gli adulti, genitori di fatto o no, ai bambini di cui si prendono cura.

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2 thoughts on “Modern Family

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