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Ogni giorno sentiamo di nuovi sbarchi sulle coste del Sud Italia di immigrati siriani o nordafricani su barconi fatiscenti. Un giorno ne sono sbarcati circa 1000, un altro 700, un altro ancora 500. Negli ultimi sei mesi ne sono arrivati 40 mila, contro i 42 mila che sono sbarcati in tutto il 2013. Nel 2012 furono addirittura solo 13 mila! E, secondo il Viminale, altri 800 mila (!!!) sarebbero pronti ad imbarcarsi per raggiungere le nostre coste. Giovanni Pinto, il direttore centrale dell’immigrazione e della polizia delle frontiere italiane, ritiene che la causa di questo boom di nuovi e potenziali sbarchi sia dovuta all’ operazione”Mare nostrum”.

Non sono qua per parlare di tale operazione in particolare, ma per analizzare la questione dell’immigrazione in generale, cercando l’obiettività e di capire sia nel breve che nel lungo termine quali possano essere le conseguenze di tale fenomeno. Tale argomento è un campo minato, me ne rendo conto. E le mine in questione sono tutte le false notizie, i luoghi comuni, le generalizzazioni che in egual misura favorevoli e oppositori convinti dell’immigrazione quotidianamente disseminano sui canali di informazione.

Da anni sento dire da fonti più o meno autorevoli che l’immigrazione è una risorsa, poiché essa porta a una diminuzione dell’età media di una popolazione europea che sta invecchiando, a un confronto con altre culture e all’occupazione in settori che i cittadini dei paesi sviluppati “non vogliono più fare”, quali il badante, lo spazzino, il muratore, ecc. Inoltre è fondamentale in caso di carenza di manodopera. Questo, però, ritengo che sia un discorso che magari potrebbe andare bene in paesi caratterizzati da ascesa economica e forte domanda di manodopera, come gli Stati Uniti del primo ‘900. L’Europa attuale in verità non è né l’uno, né ha bisogno dell’altro: siamo un’economia stagnante e non riusciamo nemmeno a garantire una stabile occupazione a molti operai già occupati, figurarsi a creare nuovi posti di lavoro! E qui sorge spontaneo un dubbio: ma se non siamo in grado di garantire un futuro ai nostri stessi cittadini, come pensiamo di poter fare in modo che gente senza cittadinanza, che non parla la nostra lingua, che spesso non ha nemmeno un titolo di studio elementare possa sistemarsi e da qui magari cominciare ad integrarsi nella nostra società?

E non si venga a dire che l’arrivo di gente da paesi poveri sia africani sia asiatici sia europei (!) non danneggi una situazione già di per sé drammatica: infatti c’è molta, troppa, disoccupazione anche tra questi (17,9%, irregolari esclusi ovviamente). E le conseguenze le vediamo nelle strade delle nostre città: mendicanti, venditori ambulanti, frequentatori di mense dei poveri, per non parlare di ladruncoli, spacciatori, membri di bande più o meno organizzate sono in grande numero loro ormai. Tutto ciò è dimostrato anche dal numero di stranieri (vuoi perché hanno commesso reato per disperazione ma non solo) detenuti nei nostri centri detentivi: 22.770 (su un totale di 61.449), cioè più di 1/3 di tutta la popolazione carceraria italiana! I primi posti sono occupati da Marocchini, Rumeni, Tunisini, Albanesi. Ora, da questi numeri pare evidente che una delle principali, se non la principale causa del sovraffollamento nelle carceri è dovuto alla loro presenza ( il numero di detenuti in attesa di giudizio sono circa 12 mila, che comunque contribuiscono al sovraffollamento, sia chiaro). Il fatto di tenere nelle nostre carceri una quantità tale di stranieri è assurdo, data anche la convenzione di Strasburgo del 1983 che permette a 60 paesi di far rimpatriare gli immigrati macchiatisi di reato (e poi parlano di indulto!).

Senza considerare quelli che sono senza permesso di soggiorno, e dunque inesistenti per lo Stato. Questa “armata”, costituita secondo le stime da 400 mila unità, vive ai margini della società. Costretti a vivere in condizioni pessime(per strada o abusivamente), non solo vengono sfruttati da “datori” di lavoro (che possono essere loro connazionali, Italiani o altri stranieri) che li fanno lavorare in nero con paghe bassissime, ma ciò, da una parte, comporta la diminuzione di posti di lavoro che altrimenti potrebbero essere regolari, da un’altra l’impossibile pagamento delle tasse.

Anche riguardo al loro contributo al diminuire l’età media della popolazione, il “gioco potrebbe non valere la candela”. Non dubito che ciò sia vero, ma le conseguenze di un arrivo massiccio di immigrati soprattutto da certe realtà estremamente arretrate potrebbe portare a certe conseguenze in futuro difficilmente controllabili. Mi spiego meglio: diversi di questi immigrati arrivano da paesi che oltre un’economia arretrata, presentano una società e cultura facilmente accostabili al nostro Medioevo. Vi sono paesi africani dove ancora vige la Shari’a, cioè legge del Corano (Sudan, Somalia, Marocco, Algeria e altri) e sempre in questi esiste il reato di infedeltà religiosa (come ci ha mostrato di recente il caso di quella ragazza africana, Meriam, sposa di un Cristiano, che rifiuta di convertirsi all’Islam). Queste persone, cresciute in un clima di intolleranza, arrivano spesso in Europa senza alcuna intenzione di rispettare la diversità e integrarsi. Il problema è che un continuo numero di nuovi arrivi potrebbe contribuire a un ingrossamento delle file di potenziali adepti a organizzazioni jihadiste nel cuore dell’Europa, con conseguenza come abbiamo visto di recente in Belgio con Jihadisti che hanno attaccato il museo ebraico.

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Senza considerare poi l’inevitabile reazione dei cittadini europei a tutto ciò. Anzi, già la stiamo vedendo: le destre xenofobe avanzano prepotentemente e si sentono in pieno diritto di continuare con questa linea politica. Oltre la politica, nell’opinione pubblica si sta inesorabilmente diffondendo l’idea che l’immigrazione è ben più un problema che una risorsa. Oltre il guardare le statistiche e sondaggi, basta scambiare opinioni con la gente, sopratutto con chi ha a che fare con gli immigrati più da vicino (parlo di chi ci vive a contatto nelle periferie). E qui l’opinione  nei confronti dell’immigrazione diviene sempre più negativa, ma non tanto per un discorso razzista, quanto di integrazione e rispetto della convivenza civile da parte dei nuovi arrivati, queste a livelli talvolta discutibili.

Nella seconda parte vedremo il rapporto tra la politica e l’immigrazione: destra e sinistra sono prevedibilmente divise. Dico subito che da parte di entrambe c’è più l’uso del sentimento che della ragione nel trattare l’argomento, con dichiarazioni d’intenti spesso assai discutibili.

E’ ovvio che qui ho esposto miei ragionamenti e pensieri che possono essere condivisibili o meno. Spero solo di non venire frainteso e di venir bollato come razzista e xenofobo. Comunque ritengo che i problemi derivanti dall’immigrazione non sono riconducibili all’immigrato in sé. Piuttosto bisogna vedere qual è il comportamento delle istituzioni nei suoi confronti. Per esempio, se c’è molta clandestinità, non è colpa di chi sbarca a Lampedusa, piuttosto è dello Stato (e dell’Europa) che non riesce a tenere tutta questa situazione sotto controllo, anche grazie a interventi e operazioni totalmente inadeguate.

Bisogna poi spendere qualche parola anche sul concetto di “integrazione”, termine di cui spesso si abusa; sui profughi di guerra e sui modi di accoglienza dei nuovi arrivati; sulle leggi in vigore e sul modo in cui l’Europa deve comportarsi nei confronti degli ormai quotidiani sbarchi. Tutti argomenti che causano non pochi malumori tra la popolazione europea.

Appuntamento fra due settimane…

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2 thoughts on “Conseguenze imprevedibili (1)

  1. Copio qui il commento che ho scritto anche su fb, chiedo venia per eventuali errori di battitura o per l’eventuale confusione! 🙂

    Articolo interessante e che coglie alcuni problemi reali e di indubbia portata. A mio modesto avviso però ci solo alcuni passaggi quantomeno dubbi e unilaterali, ne segnalo un paio. Anzitutto non citi il più concreto degli aspetti positivi dell’immigrazione: l’aumento di domanda interna. L’immigrazione non è una risorsa in quanto (o non soprattutto almeno) offre manodopera per lavori “umili”, bensì per il fatto che alimenta la domanda di cibo e co. Tanto per raccontarne una: i ricongiungimenti familiari sono una manna, in quanto fanno sì che quanto è guadagnato in Italia, verrà speso in Italia. Più che le considerazioni sulla disoccupazione, rispetto alla quale mi permetto di dubitare che l’immigrazione sia una plausibile causa (penso a ben altre ragioni per le quali essa è presente), un problema reale dell’immigrazione consiste nella somma di denaro che viene spedita all’estero. Problema che sarebbe risolto perlopiù facilitando i ricongiungimenti familiari e tassando maggiormente le spedizioni di danaro all’estero, più che con una politica più severa rispetto all’immigrazione. Un’ulteriore considerazione va fatta rispetto alla diffusione di organizzazione jihadiste; per quanto ne so è tutto da dimostrare che chi viene in Italia, sia già “ideologicamente” orientato in questo senso. Ovviamente ci saranno sicuramente casi in cui questo accade, ma spesso è in nei paesi ospitanti (specie nelle carceri) che queste idee vanno circolando. Rispetto al problema del sovraffollamento delle carceri, invece, la tua mi sembra un’ipotesi ben dubbia. Le carceri italiani sono piene, e lo sono fisiologicamente per norme (vd la fini-giovanardi) che prevedevano la reclusione in carcere pure per pene “minori”, senza ricorrere a sanzioni di diverso tipo. Mi permetto infine di fare un paio di ulteriori considerazioni, in quanto, benché non voglia considerare “razzista” questo articolo, mi pare evidente che la direzione in cui va sia una ed una sola. Vorrei giusto ricordare come in Italia viga ancora lo “ius sanguinis”: si è italiani se figli di italiani. Legge delirante, che ha costretto un sacco di giovani, nati in Italia, a non avere la cittadinanza prima di molti anni. Mi permetto di segnalare gli articoli de “La voce” dedicati al tema (www.lavoce.info/category/articoli/immigrazione) e di ricordare che nel 2011 mentre la Germania accoglieva 572mila rifugiati, l’Italia si fermava a 58mila (http://www.lavoce.info/migranti-lampedusa-papa-francesc/…). Indubbiamente, comunque, il tema è complesso e spesso è affrontato da tutte le parti in maniera superficiale, questo fai bene a sottolinearlo. C’è indubbiamente il rischio di pencolare fra il più nero razzismo e il cieco buonismo. Tuttavia credo che avresti potuto dare una lettura più plurale fenomeno, concentrandoti anche su altri aspetti del caso.

  2. Allora, vediamo di dare una spiegazione a tutti i dubbi sollevati…
    E’ ovvio che trovare gente da occupare in lavori umili non è in sé positiva o negativa. Io intendo che se c’è bisogno di manodopera e questa è disposta a venire dall’estero, ciò non ha nulla di negativo: abbiamo immigati occupati regolari che pagano le tasse e aumentano i consumi interni (per esempio la germania. Il problema è il contesto socio economico attuale: in Italia e in molte altre zone d’Europa è carente il lavoro, i consumi sono in diminuzione, come anche il reddito. Sono anche io dell’idea che se non c’è lavoro non è colpa degli immigrati, non volevo dire questo nell’articolo. Immigrazione o meno, la disoccupazione ci sarebbe stata in ogni caso ( e questo è un problema che l’Italia si porta dietro da decenni). Il fatto è che se il lavoro manca per i cittadini italiani che hanno generalmente da parte capitali da poter investire in attivita, l’immigrato quasi nullatenente, incapace di parlare italiano, più difficolta ad aprire un’attività. Se non c’è mercato (gli italiani spendono poco e gli immigrati anche un minimo retribuiti spendono di meno ancora), è davvero difficile arrivare a fine mese con piccole attività considerando tasse,bollette, spese varie,ecc.. quindi si ha gente povera e disoccupata che poi è costretta a lavorare in nero, mendicare, chiedere assistenze varie, ecc e tutto ciò ha un costo su tutti i contribuenti. In sosotanza l’aumento di consumi può ache esserci ma non tale da poter fronteggiare una aumento di disoccupazione. E questo non è dato all’arrivo di immigrati che rubano il lavoro; l’immigrato arriva qua poverissimo e tale rimane nella stragrande maggioranza dei casi. La sua vita diviene davvero infernale. senza parlare di tutti quelli in nero e irregolari. Sulle rimesse siamo per forza d’accordo. Sulle organizzazioni jihadiste, può anche essere che le prigioni possano essere uno dei principali luoghi di “plagio” di certe persone. Eppure sono capitati casi di persone perfettamente integrate nella società, che sono nate in europa e hanno frequentato scuole qua, che si sono fatte esplodere (parlo degli attentati di londra 2005). infatti a plagiare le menti di certe persone possono essere anche gli imam delle moschee locali. immagino tu sappia che nella moschea di segrate per esempio sono state svolte indagini su terrorismo legato ad alqaeda e ad amburgo hanno chiuso nel 2010 una moschea dove si preparavano attentati terroristici. questo per dire che una personalità influente come gli imam possono plagiare gente sia sbandata sia che pur essendo cresciuta qui ha ricevuto un’educazione religiosa volta all’intolleranza verso gli “infedeli”. non voglio dire che dobbiamo aspettarci un attentato dietro l’altro, ma che non bisogna prendere sotto gamba la questione culturale.
    Sulle carceri, posso essere d’accordo sulla fini-giovanardi e altre leggi troppo severe, ma è anche vero che data l’emergenza (e l’europa che ci critica) per attenuare il problema possiamo anche usare mezzi già a disposizione da tempo come il trattato di strasburgo riporta indietro chi ha commesso il reato penale, e non quello amministartivo come nella bossi-fini. guarda caso, paesi come marocco,romania, albania non hanno alcuna intenzione di aderire alla convenzione. La fini giovanardi pur incostituzionale, mi risulta ancora in vigore. aspettiamo e speriamo…
    su ius sanguinis e ius soli, in italia i tempi per naturalizzare sono lunghi, meglio come fanno in francia,uk e germania in cui la cittadinanza si ha in 5 anni.
    per finire, non credo di aver detto nulla di razzista, e ripeto che l’argomento è grande e pericoloso. come è impostata l’immigrazione in italia, i problemi di cui ho parlato sorgono spontanei. E non pensare che in in altri paesi i problemi con tutti i nuovi arrivati non ci siano: in svezia e danimarca lo stato sociale sta venendo messo in discussione perche molti di loro ne usufruiscono senza lavorare(e sicuramente c’è chi ne approfitta), senza considerare lo scontro di mentalità veramente lontanissime. Ripeto, sono del parere che attualmente non siamo minimamente in grado di fronteggiare questa situazione.

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