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Se c’è un argomento che può essere davvero considerato affascinante, questo è sicuramente quello riguardante l’Universo. Tutte quelle scienze che studiano l’Universo, come per esempio l’astrofisica e l’astronomia, ci fanno capire quanto noi umani siamo insignificanti, quanto il nostro pianeta sia infinitamente piccolo, quanto ancora poco sappiamo di ciò che ci circonda. Basti pensare alle distanze siderali, le quali talvolta escono fuori da ogni parametro spazio/temporale umano, o al numero di stelle in una galassia (centinaia di miliardi) e poi al numero di galassie nello spazio solamente conosciuto (centinaia di miliardi anche queste), o ancora al fatto che non sappiamo praticamente nulla di elementi presenti in enormi quantità dovunque nell’Universo, come per esempio la materia oscura.

Ed é incredibile il fatto che lì fuori ci siano corpi celesti come stelle grandi migliaia di volte il nostro già enorme Sole, nebulose che si estendono per anni luce, buchi neri con un diametro di pochi chilometri ma con massa di stelle supergiganti. Le sfide dell’astrofisica sono affascinanti: cercare di capire come tutto ciò sia nato, funzioni e si svilupperà ha implicazioni scientifiche e filosofiche non di poco conto.

Se da una parte abbiamo l’Universo e l’infinitamente grande, dall’altra abbiamo il mondo delle particelle atomiche e l’infinitamente piccolo. L’universo è infatti regolato da leggi fisiche che sono dovute alla presenza delle particelle atomiche e subatomiche infinitesimali, come, per esempio, il bosone di Higgs, i neutrini, i quanti. Tutto ciò che ci circonda (come noi stessi, del resto) è fatto di atomi. E questi sono talmente piccoli e tanti che già il loro numero in una goccia d’acqua (dovrebbero essercene 1 660 000 000 000 000 000 000 circa) ci fa capire cosa voglia dire infinitamente piccolo. Figurarsi se poi si tentasse di contare il loro numero nell’intero Universo, ma sicuramente qualche pazzoide avrà già provato a farlo!

Aldilà di tutta la meraviglia che ciò può provocare, questi argomenti dovrebbero suscitare riflessioni filosofiche. Ma oltre a ciò provocano anche, almeno nei confronti di qualcuno, una sensazione di angoscia. Il fatto che vi sia un Universo infinitamente grande, costituito da particelle infinitamente piccole va oltre la concezione umana. Noi riusciamo a capire solo in superficie come tutto questo funziona e non possiamo saper come tutto è iniziato. Il fatto che non riusciamo a comprendere questa infinità ci lascia una sensazione di impotenza e anche di angoscia, appunto.

C’è chi spiega tutto questo ordine di cose con il progetto divino, chi con il caso. Ma, come ho detto prima, non siamo in grado di capire l’Universo oltre la sua superficie. In un mio precedente articolo ho spiegato che l’uomo attraverso la scienza sta progressivamente aumentando la sua conoscenza dell’Universo e in un certo senso si sta trasformando in una divinità, dato che talvolta riesce a manovrare la natura per i propri scopi: si pensi all’accelerazione delle particelle al CERN oppure alla bioingegneria. Ma questa capacità di controllo, più che a una vero assoggettamento, è paragonabile- direi- ad un giocare con qualcosa che non ci appartiene e che riusciamo a cogliere in maniera superficiale.

La paura, l’angoscia si provano verso ciò che non si conosce. L’infinità dell’Universo è per noi trascendentale, come lo è anche l’infinità dell’unità base della materia, cioè il mondo (sub)atomico. Possiamo fare due cose: la prima è cercare di pensare il meno possibile all’Universo e all’esistenza intesa come parte di un qualcosa di infinito e concentrarci sulla nostra (insignificante o degna di nota? Dipende dai punti di vista) vita quotidiana; la seconda è cercare di comprendere il perché di tutto questo ordine universale e infinitesimale allo stesso tempo, con il senno, però, che la ricerca della verità è sicuramente vana.

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3 thoughts on “Infinitamente grande ed infinitamente piccolo

  1. Cercare la verità sull’Universo ha sempre appassionato l’uomo scientifico, l’uomo religioso, l’uomo filosofo, l’uomo alchemico. Una cosa è certa: nel momento che si trova una spiegazione e si apprende una conoscenza sull’Universo, ci si trova sprofondare nell’ignoto. Più ci si avvicina alla verità più si allontana. Detto questo, sono d’accordo che smettere di pensare all’Universo e indagare sulla nostra esistenza può essere una soluzione. Credo che la verità si trova nascosta letteralmente dentro di noi, nei nostri atomi…

  2. Il vero problema che è stato messo di fronte all’uomo del XX secolo è quello di essere biologicamente inadeguato a comprendere la realtà. Possiamo percepire solo una frazione infinitesimale dello spettro elettromagnetico e di quello visivo, sono stati completamente svuotati di senso i concetti di simultaneità e quindi di tempo e spazio che ci sono familiari: essi sono familiari a noi ma non sono familiari all’universo, come ci insegna la relatività di Einstein. Poi la meccanica quantistica ci ha anche insegnato che le cose sono e non sono, accadono e non accadono: è stata introdotta la probabilità in una scienza certa che distrugge ogni possibilità di fare previsioni accurate sul futuro. Il nostro cervello non è programmato per comprendere questi concetti, che deleghiamo infatti a formule matematiche che poi non siamo in grado di spiegare a pieno. La verità è che la verità sull’universo esula dalla nostra capacità cerebrale.

  3. Pingback: Verso l’alto, verso il basso | In Vero Vinitas

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