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Il continente africano ha da secoli una storia travagliata: guerre tribali, colonialismo, guerre civili, genocidi, carestie, miseria… Quella che è considerata la culla dell’umanità, è stata il teatro di atrocità indicibili. Anche se la situazione generale sembra lentamente migliorare, un veloce re-imbarbarimento è sempre alle spalle. E le tragedie sono generalmente avvenute in conseguenza di eventi storici importanti: successivamente alla decolonizzazione dalle potenze europee o al crollo dell’Unione Sovietica. Cerchiamo di ripercorrere la storia dei paesi africani teatri di guerre, di capire le cause di tali atrocità e se il futuro riserverà spiragli di civiltà.

Prima dell’arrivo degli Europei nell’Africa Subsahariana, il continente era caratterizzato da regni tribali isolati e generalmente in conflitto tra loro. A partire dal XV secolo inizia da parte degli Europei, per esattezza dai Portoghesi, dagli Spagnoli e dagli Olandesi, la colonizzazione di tale terra per creare rotte al fine di commerciare le spezie. Al contempo inizia la tratta degli schiavi verso l’America. Nel corso dei secoli l’economia dell’Africa colonizzata ha come base il commercio di materie prime, senza uno sviluppo di altri settori come quello industriale. Ciò è dovuto anche al fatto che la popolazione locale è generalmente tenuta nell’ignoranza, obbligata a lavorare nei campi e nelle miniere.

Verso la fine del 1700 in Inghilterra nascono i primi veri movimenti contro la tratta e lo sfruttamento degli indigeni, e nel 1807 viene stabilita la fine della tratta degli schiavi. Ad essa subentra il “commercio legittimo”, il quale è caratterizzato da un aumento esponenziale delle esportazioni di materie prime in Europa. Tale nuovo sistema, però, di per se non porta alla fine dello sfruttamento, dato che le popolazioni locali sono comunque tenute a lavorare strenuamente nei campi. Così fino alla metà del 1900. Si pensa che nei primi anni del XX secolo circa il 30% della popolazione di paesi come il Senegal, il Mali, il Niger fosse tenuta in condizioni di schiavitù.

Con la fine della Seconda Guerra Mondiale inizia il periodo di decolonizzazione, sopratutto attraverso la guida di figure locali dotate di preparazione universitaria conseguita in Europa e, tra queste, in maggioranza ispirata ai principi marxisti e della rivoluzione. Se in un primo breve periodo si assiste in tali paesi ad un avanzamento della democrazia pluripartitica, di li a poco comincia l’accentramento del potere in mani di pochi. Questi, da ricordare, sono quasi sempre personaggi locali che in passato hanno partecipato alla lotta per la liberazione dagli Europei.

E da li fino a oggi si ha assistito a guerre, genocidi e stragi di vario genere in svariati paesi. Inoltre l’interferenza dei paesi occidentali (adesso infatti si sono pure aggiunti i Nord Americani) non si è conclusa: a sfruttare il suolo e le risorse di tali paesi ci pensano le società multinazionali di cui tutti abbiamo sentito parlare infinite volte.

african war

Pochi gli esempi, a partire dagli anni 1960, di concrete possibilità di uno sviluppo del continente. Si deve ricordare la creazione dell’Organizzazione dell’Unità Africana nel 1963. Ma sopratutto non si può tralasciare una figura significativa, seppur anomala, nel panorama africano della seconda metà del ‘900. In Burkina Faso, tra il 1984 e il 1987, al governo vi è stato il poco più che trentenne Thomas Sankara. A questo ragazzo vanno attribuiti meriti come la lotta concreta alla corruzione, la riforestazione, il tentativo di creare un sistema sanitario ed educativo degni di tal nome. Di ispirazione marxista, promosse l’uguaglianza tra i cittadini sempre in coerenza con le sue idee. Purtroppo nel 1987 venne ucciso da un suo vecchio collaboratore che prese poi il potere( guarda caso sostenuto da USA e Francia). Due piccoli ma, volendo significativi, aneddoti su questa figura esemplare: fece vendere le Mercedes che facevano da auto di Stato per sostituirle con le ben più economiche Renault 5; fece costruire la “ferrovia del Sahel” la quale, sebbene all’inizio criticata come un’opera dispendiosa ed inutile, divenne in breve la principale via di collegamento del paese.

thomas sankara

Thomas Sankara in un comizio

Come poi dimenticare la figura di Nelson Mandela, anch’essa fondamentale ma sicuramente molto più famosa. Per chi è interessato suggerisco di andarsi a leggere l’articolo di richierocker93 al riguardo.

Come ho già detto, queste purtroppo sono figure piuttosto isolate nel panorama politico africano. Generalmente questo continente è stato e continua ad essere in mano ai cosiddetti signori della guerra. Questi uomini al potere, oltre al fatto di aver raggiunto tale posizione con la violenza, sono veri e propri sfruttatori del proprio paese e si sono sostituiti in tutto e per tutto agli sfruttatori europei. Anzi, queste sono figure anche più riprovevoli. Oltre al fatto di sfruttare a proprio piacimento la propria gente, questi si macchiano di brutali crimini contro l’umanità (genocidi di altre tribù, in primis) con pochi paragoni nella storia recente, oltre al fatto di dare carta bianca alle multinazionali per sfruttare il territorio in cambio di denaro da usare per scopi personali o per armi con cui reprimere il dissenso. A tal proposito suggerisco la visione del film, ispirato a una storia vera, del 2005 intitolato “Lord of War”, in cui si mostra, con una certa brutalità, quali atrocità vengono compiute tra gente della stessa tribù, quasi tra fratelli, in una terra “dimentica da Dio”.

lord of war

Una significativa immagine tratta dal film “Lord of War”

E’ evidente che l’indipendenza ottenuta dai paesi africani non ha rappresentato quel salto in avanti che avrebbe reso l’ Africa un continente in ascesa. Le stragi umanitarie sono addirittura divenute più gravi e il caos ha cominciato a regnare sovrano. Lo schiavismo e lo sfruttamento non sono finiti e sono uscite fuori tristi realtà come quelle dei bambini soldati e dell’ AIDS. Anzi, provocatoriamente dico che forse stavano meglio quando stavano peggio. La dominazione straniera del XIX-XX non ha certo mai portato ad un vero sviluppo, ma almeno ha garantito un certo ordine e stabilità, e comunque la componente più “schiavista” già stava andando scemando, vuoi per il miglioramento delle tecnologie agricole ed estrattive, vuoi anche per una trasformazione della mentalità europea più tendente al rispetto delle altre popolazioni ( e questo si è già visto nei primi anni del 1800, come ho già detto prima, ma sopratutto nel 1900).

african war 4

Quando negli anni ’50 e ’60 del Novecento l’opinione pubblica occidentale era generalmente favorevole all’indipendenza di tali paesi, bisogna ricordare che si era ancora in una fase di decolonizzazione da cui scaturivano molto speranze per un futuro radioso per i paesi africani. Ma noi oggi sappiamo che le cose non sono andate cosi. Non voglio dire che bisogna tornare alla colonizzazione, ma sottolineare il fatto che si è perso nei decenni scorsi occasioni uniche per lo sviluppo e che oggi ci si ritrova con problemi anche maggiori rispetto a prima. Possono esserci eccezioni (il Botswana, ad esempio, è uno dei paesi africani più avanzati ed industrializzati) ma generalmente la situazione è grave. Pongo un’altra, simile, domanda: si sta meglio ora che si è preda di sovrani senza scrupoli e multinazionali ciniche sfruttatrici ma intanto ci si continua a definire “liberi”, oppure una volta quando lo sfruttamento era imposto dall’esterno ma almeno si era sicuri che qualcuno della tribù nemica non sarebbe arrivato a compiere una strage impunita nei propri confronti e il termine “libertà” non veniva cosi tanto maltrattato?

Fonti: Perché le nazioni falliscono, di Daron Acemoglu e James A. Robinson

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