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Torniamo a parlare di televisione e, ancora una volta, di servizio pubblico. In particolare di un programma molto longevo del palinsesto Rai, che proprio tra pochi giorni compie 25 anni di trasmissione: “Blob, di tutto di più”. Accendendo il vostro televisore attorno alle 20 su Rai 3 e sedendovi comodi per 10 – 15 minuti sulla vostra poltrona potete quotidianamente gustarvi questo spazio di televisione fatta con la televisione.

Per chi non avesse mai avuto il piacere di vedere “Blob”, vi spiego brevemente la formula vincente della trasmissione (appellandomi alla descrizione fornita dalla cara Wikipedia, questa volta fatta molto bene). “Il programma consiste in uno studiato montaggio di spezzoni audio e video tratti dalle programmazioni delle emittenti televisive italiane (sia nazionali che locali) ed anche estere ed in seguito anche filmati del web. In sovrimpressione viene mostrato il titolo della puntata, spesso caratterizzato da ironia e umorismo”. Vorrei provare a sviluppare due punti interessanti offerti da questo programma, che ho richiamato anche nel titolo di quest’articolo.

Collage. Come si detto, “Blob” è “uno studiato montaggio di spezzoni”  provenienti dall’intero palinsesto televisivo e multimediale. Gli autori selezionano quotidianamente ciò che interessa loro e, con un bel lavoro di “taglia, accosta ed incolla”, reinventano ciò che da altri è già stato trasmesso, dandogli una forma nuova (tutto questo rispecchia pienamente il significato inglese del termine “blob”, inteso come “una massa che non ha forma e consistenza ben definiti”). Va da sé che il risultato nell’insieme è molto diverso dalle sue parti prese singolarmente. E l’obiettivo di questo lavoro di collage è ben preciso.

Satira. Questo è l’obiettivo finale perseguito dagli “artisti del collage”. Con l’accostamento di stralci di trasmissioni molto diverse tra loro, con il cambio dell’audio originale, con il titoletto umoristico che cambia quasi ogni sera, l’effetto ricercato è l’umorismo e, in particolare, la satira. Una satira molto spesso anche dissacrante, “violenta” e con davvero pochi peli sulla lingua, ma forse è proprio per questo che funziona. Ed infatti ci fa ridere, vedere per credere (un recentissimo esempio lo trovate qui sotto).

Prevalentemente la satira si muove sulla sfera politica (una fucina sempre all’opera che offre molto materiale su cui lavorare), ma questa non è una prerogativa. “Blob” ad esempio ci invita anche a riflettere su ciò che la televisione stessa ci mostra, mettendo in scena a volte il peggio, altre il meglio (molto più raramente), di ciò che ci viene proposto. In questo rispecchia quella componente (su cui avevo già riflettuto qui) che fa della comicità e dell’umorismo dei potenti strumenti di riflessione. La risata sul momento dissacrante deve (o meglio, dovrebbe) portare subito dopo lo spettatore a riflettere su ciò di cui ha appena riso, e sul perché quell’elemento era umoristico.

Credo che questo sia un modo di intendere l’utilizzo del mezzo televisivo ancora molto attuale, nonostante i 25 anni di età, e che può insegnarci ancora molto. Anche per questo motivo ritengo “Blob” uno dei momenti migliori dell’intero palinsesto televisivo e invito tutti a dedicargli quei miseri 10 minuti. Uno sguardo, seppur breve, su ciò che accade nel nostro mondo non può che farci bene, tanto più se riusciamo a farci anche quattro risate. E allora tanti auguri a “Blob”, una bella realtà del nostro servizio pubblico.

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