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Quante volte nel corso di questi anni avete sentito ripetere come un mantra, riferendosi alla politica, che “è tutto un magna, magna”, che “i politici sono corrotti” e via discorrendo. Personalmente pressoché sempre, spesso è addirittura difficile affrontare un discorso cercando di tralasciare questo tipo di considerazioni. Forse è giusto così, forse sono tesi vere, e ci sono senza dubbio motivi del perché oggi siano così caldeggiate. Ma non è della loro verità, del loro rispondere più o meno a quanto accade di fatto che vorrei discutere.

E’ invece su un altro aspetto di questa mentalità che vorrei riflettere, ma vorrei introdurlo dopo una serie di considerazione. Ecco, non so per quanto riguarda voi, ma io con queste frasi, con queste parole, ci sono cresciuto. Credo sia una caratteristica generazionale: da tutti, adulti, ragazzi e coetanei mi sono sempre sentito ripetere le formule che ho citato in apertura. Ho conosciuto una valanga di persone esprimere giudizi sprezzanti su politicanti e uomini pubblici, in maniera spesso anche fastidiosa ed esagerata.

Ma il punto credo sia un altro: più che riflettere su questa tema, per il quale servirebbero tanta pazienza e tanti distinguo vorrei concentrarmi su una conseguenza peculiare di questo atteggiamento. Mi riferisco a una sua valenza politica poco frequentemente analizzata, e cioè al fatto per cui si tratta di una prospettiva sostanzialmente politica e, precisamente, di destra. Normalmente queste uscite, queste espressioni sono bollate e liquidate come “populiste”. Non credo stia semplicemente così, in questo atteggiamento apparentemente “post-ideologico” si cela a mio avviso un fondo profondamente politico e conservatore.

Si tratta infatti di convinzioni che spingono ad allontanasti dalla partecipazione, che inducono a disinteressarsi e a star lontani da quella “politica attiva” che ha sempre contraddistinto la militanza di sinistra. Si tratta di un atteggiamento che appiattisce e non vede le differenze. E si tratta in particolare di una retorica che, concentrandosi su vitalizi, pensioni e costi della politica ha contribuito a veicolare una ben precisa idea di quale sia il ruolo economico dello stato. Sia chiaro, non si vuole affatto dire che è giusto o “di sinistra” regalare pensioni, vitalizi o stipendi ricchi. Si vuole sottolineare però il ruolo ideologico di questa operazione, che tende a vedere ogni elemento di spesa pubblica come deleteria e negativa.

Un ulteriore elemento di interesse rispetto a questo atteggiamento è la sua attitudine maniacale verso le persone, mentre l’attenzione per l’aspetto ideologico o politico è pressoché nullo. Penso in particolare a un giornalista come Travaglio, che ha conseguito la sua carriera, e la sua fortuna, scrivendo di cronaca giudiziaria su politici e compagnia bella. Pur essendo dichiaratamente conservatore, egli è diventato, in modo per me ancora misterioso, l’idolo e il faro nella notte di una certa sinistra. Ecco, su questo caso si potrebbe ragionare molto, mi limito a osservare che i partiti e movimenti di sinistra non sono stati affatto estranei rispetto a questo atteggiamento. Ed è anche questo che ha, a mio avviso ovviamente, contribuito a renderli sempre più simili a cartelli elettorali e sempre meno partiti.

Qualche tempo fa molti parlamentari si sono scandalizzati quando un deputato del Movimento 5 Stelle si è rivolto ad alcune deputate del Pd chiamandole “pompinare”. E’ ovvio che sia un gesto semplicemente schifoso, ma è da stupidi o da militanti incalliti far finta di non aver mai sentito gli analoghi proferimenti che da sinistra si sono alzati in questi anni nei confronti di numerose figure di Forza Italia e co. Basta dare un occhio al profilo facebook di Mara Carfagna per avere un’idea di quello cui mi riferisco.

Il punto è che la stessa mentalità “antiberlusconiana” che tanta sinistra ha avuto buon gioco a cavalcare si è rivolta infine verso la stessa. Credo però che sia proprio tale “antiberlusconismo” ad aver contribuito alla progressiva “deideologizzazione” dei partiti, sempre più ridotti a comitati elettorali permanenti. Lo stesso Movimento 5 Stelle, che tanto ha fatto discutere politologi e giornalisti, è in fondo l’ennesimo frutto di questo tipo di atteggiamento, benché sia al contempo una grande valvola di sfoga per lo stesso. Un ulteriore spunto di riflessione è dato dallo stesso Matteo Renzi, che, se per molti versi sembra andare nella direzione di una politica post-ideologica, fatta di slogan e nomi, per altri ha invece contribuito a riportare un dibattito concreto e politico su molti temi.

Comunque sia come diceva la bella poesia di Lorenzo il Magnifico “di doman non c’è certezza”. L’aspetto che ho cercato di mettere in luce è semplicemente uno e riguarda il fatto che questo presunto atteggiamento “post-ideologico”, così “post” non è, e maschera probabilmente un’attitudine conservatrice, lontana dall’impegno politico e dall’idea di “trasformazione del presente” che tanto dovrebbe esser cara alla sinistra. Per chi si ritiene legato a questa fazione politica, ogni passo verso l’atteggiamento che ho cercato di descrivere, è un passo verso il suicidio.

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One thought on “E’ tutto un magna magna

  1. Pingback: La storia non è (ancora) finita | In Vero Vinitas

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