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Può un auto diventare un simbolo? Ovvio che sì, è successo a molte. Oggi però parleremo soltanto di uno di questi casi emblematici di iconografia del prodotto industriale: la Volkswagen Typ1, meglio nota nel mondo americano come “Beetle”, in Italia come “Maggiolino”.

I nazisti

The People's Car

Il Maggiolino, rispetto alle altre auto, ha avuto sin da subito un destino segnato per quanto riguarda la necessità di colpire l’immaginario comune: il suo scopo natio è subito stato quello di essere “popolare” e, in immediata ricaduta, pop. Infatti la sua ideazione affonda le proprie radici nientepopodimeno che nella Germania nazista, negli anni in cui Adolf Hitler cercava di risollevare l’immagine dell’economia tedesca. La Wolkswagen, l’auto del popolo, era uno dei tanti strumenti con cui il Fuhrer cercava di riscattare la concezione che la Germania aveva di sé. Legato dunque a questi cupi scopi propagandistici, il Maggiolino fu subito lanciato sul mercato con l’ottica di essere un prodotto per un popolo, il popolo tedesco, per l’appunto. A breve, tuttavia, il pianale di quest’auto, il cui progetto era stato firmato da Ferdinand Porsche (sì, quello del marchio Porsche!), venne riciclato per scopi bellici, gli stessi che determinarono sul lungo periodo il crollo della Germania nazista e la necessità per la nostra piccola auto di trovare altre sponde dove sfoggiare il proprio carattere seduttivo.

Gli hippy

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Decisamente sul fronte politico opposto è infatti la riabilitazione di questo piccolo gioiello del desing europeo del primo dopoguerra: con le dovute modifiche, l’erede del Typ1 sbarcò in America e, negli Stati Uniti, all’altezza degli anni ’60-70, fu adottato dai movimenti hippy come auto su cui riversare tutta la propria creatività. In tutto simile alla linea originaria, il Maggiolino divenne una macchina colorata, felice e festante, simbolo di libertà e di emancipazione dal sistema. Affianco al Maggiolino, inoltre, v’era un altro mezzo marchiato Volkswagen che adottava il suo stesso pianale, il T2. Insomma, sembra proprio che l’auto madre della casa tedesca fosse proprio destinata a essere un simbolo con un significato politico, indifferentemente da quale questo potesse essere, o da quale schieramento ideologico se ne impossessasse.

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Il cinema

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Negli stessi anni ci fu però anche un lato “apolitico” del nostro piccolo simbolo dell’industria automobilistica: cominciando come comparsa nelle pellicole di Hollywood, ecco che la piccola auto ottenne proprio nello storico ’68 una parte da protagonista. E’ di quell’anno la saga disneyana del Maggiolino Tutto Matto (“The Love Bug” in lingua originale), dove un Maggiolino dotato di un’anima riporta alla vittoria e all’amore il pilota di corse automobilistice Jim Douglas: l’auto personificata assume il nome di Herbie, e diventerà il centro di sei episodi, dei quali il più recente risale al 2005.

Il rinovamento

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Il successo commerciale e iconografico del Maggiolino ha fatto sì che rappresentasse due epoche molto diverse. Cosa è dunque un simbolo? Come fare a cambiarlo? Questo è stato sicuramente un dilemma per i designer Volkswagen quando constatarono che, per quanto potente, la linea del Maggiolino non poteva più soddisfare le esigenze di un mercato automobilistico in forte cambiamento e sempre più attento alle norme di sicurezza. Non si poteva affatto snaturare la natura Pop in cui la loro creatura era da sempre stata avvolta. Ecco perché, affianco al lancio del Volkswagen “New Beetle” del 1997-99, è comparsa un’intera gamma di versioni speciali e modellini che cercavano di proporre la nuova linea (che in comune con quella accantonata manteneva soltanto la caratteristica “gobba” a schiena di scarafaggio) una serie di proposte dalla scocca decoratissima; foto, girasoli, riproduzioni della Gioconda leonardesca… tutto è stato stampato sulla carrozzeria del New Beetle in questa ottica mai morta di popolarità del più emblematico tra i prodotti Volkswagen. La vecchia linea del Maggiolino vide la propria fine con la chiusura dell’ultima fabbrica di Maggiolini nel Sudamerica (dove era stata spostata l’intera produzione dopo l’introduzione dei nuovi modelli). Era l’anno 2003.

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Oggi il New Beetle è stato tuttavia sostituito da un’altra versione, chiamata stavolta nuovamente Volkswagen Maggiolino, più vicina al disegno dell’illustre antenato, anche se tradendo forse parte dello spirito Pop dello stesso. Se la sostituzione è avvenuta, evidentemente è stata ritenuta necessaria: come mai, se il New Beetle aveva fatto di tutto per mantenere l’immagine conquistata dal suo predecessore? Quale delle due soluzioni è la migliore? A mio parere l’ultima. Per quanto la natura popolare del Maggiolino fosse intrinseca al suo disegno, un prodotto industriale rende onore ai suoi avi non se cerca di scimmiottarne il successo avuto da questo, bensì se prova a rinnovare, su una base materiale analoga, lo spirito stesso con cui si impone sul mercato. Ecco perché il Volkswagen Maggiolino, anche se perde la sua natura Pop, non smette di essere visto come un Maggiolino, anzi, dà nuova vita e un nuovo corso a un progetto nato negli anni venti della Germania Nazista e che è riuscita a sopravvivere addirittura oltre il crollo del Muro di Berlino.

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One thought on “Il Maggiolino e l’industria simbolica

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