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Abbiamo visto cosa è successo in Crimea: rivolte popolari, forze politiche estremiste che tentano di prendere il potere, giochi di politica internazionale. La vicenda è ancora troppo attuale e comunque complessa e dunque non me la sento di dare giudizi troppo avventati ( riprendendo l’argomentazione di Quadro in un suo recente articolo ). Sulla crisi di Crimea, comunque, ho un’opinione precisa ma questa non è la sede adatta per parlarne.

Penso che chiunque, pro o contro Putin, possa condividere che, al di là della crisi diplomatica, è in corso una vera e propria guerra. Una di quelle guerre ideologiche che però generalmente non fanno morti: una guerra mediatica. Un conflitto tra Ovest e Est in corso sui canali di informazione. Giornali, televisioni e Internet si sono scatenati sulla questione e più o meno chiunque, autorevole o meno, ha detto la sua.

Ed è stata subito evidente la generale presa di posizione dagli organi di informazione più consolidati (telegiornali, quotidiani nazionali): se qui in Occidente questi si sono schierati contro Putin e a favore della NATO, in Russia, al contrario, c’è stata una prevedibile propaganda a favore dell’azione militare in Crimea.

E’ risultato evidente quanto gli organi di informazione siano strettamente legati al potere. Non sorprende, infatti, che i media russi promuovano la riannessione della Crimea. E non tanto per via del presunto (ma veritiero) controllo politico dei canali di informazione, ma per via del sentimento patriottico presente nel cittadino russo medio. Tale sentimento è manifestato grandemente da Putin, che non a caso già a dicembre aveva un consenso molto ampio (si parla del 68%) e negli ultimi tempi è salito ulteriormente. Quella della riannessione della Crimea è dunque un’azione approvata dalla maggior parte dei cittadini Russi senza l’influenza della propaganda, oltre che dal 97% dei residenti votanti nella penisola in questione.

In Occidente si è assistito, invece, a un fenomeno piuttosto strano: se da una parte i media sono schierati contro la Russia e la sua volontà di riannessione della Crimea, dall’altra, l’opinione pubblica non è così incline a condannare Putin. E specifico Putin, poiché in Occidente si tende a identificare la Russia con il suo presidente. Purtroppo non dispongo di dati “ufficiali”, ma in base a opinioni raccolte da diverse persone e spulciando molti commenti e reazioni di internauti ai vari articoli di giornalisti presenti sui vari siti internet delle testate giornalistiche(inclusi quelli di diversi quotidiani importanti), tenderei a dire che la gente generalmente dà ragione a Putin. Dico questo non certo per dare ragione a Putin, ma per sottolineare la distanza che incorre tra la maggioranza dell’opinione pubblica e l’informazione. Come se giornalismo di professione e opinione popolare ragionassero in modi diversi.

Ma chi ha più ragione? La gente che ritiene lecita la riannessione della Crimea o il giornalismo ufficiale che sembra schierarsi incondizionatamente dalla parte dei politici che condannano la Russia?

Il fatto è che uscita definitivamente allo scoperto l’influenza del potere politico sull’informazione. In Occidente ci si vanta di avere un’informazione tendente alla trasparenza, che cerca di essere neutrale e di raccontare la verità. Ma non sempre è cosi. Le prese di posizione nei confronti della Russia o della guerra in Siria, ad esempio, mostrano un’ evidente schieramento vicino ai politicanti occidentali, i quali però hanno anche la ragione di Stato dalla loro per fare certe dichiarazioni. Se la NATO compie certe mosse e fa certe dichiarazioni nei confronti di Putin e Assad, lo fa per politica, ma questa non è un buon motivo per eliminare lo spirito critico e l’obiettività di giudizio da parte dei giornalisti. Quando si parla di guerra in Siria con stragi compiute da Assad e i suoi uomini, di opposizioni politiche represse dal piccolo zar Putin, si tende a non essere così obiettivi. In primis, perché se si va a leggere le notizie di quotidiani di paesi non schierati con la NATO si può notare che si pubblicano notizie dal contenuto completamente diverso (strage compiuta da ribelli siriani nei confronti della gente leale ad Assad !); inoltre basta andare a vedere di persona la situazione in Russia per capire che quella delle “repressioni” è una notizia magari vera, ma eccessiva (sulla tv russa si può assistere a dibattiti politici con esponenti di diversi partiti, le manifestazioni dell’opposizione sono frequenti).

Qui si tende a pensare che in Russia ci sia una dittatura di Putin in cui ogni dissenso è represso. Questo è quello che i giornali raccontano. Ma ciò è dovuto non tanto per un disinteressato ideale umanitario, quanto per rendere più credibile l’ostilità politica nei confronti di un paese schierato con un altra fazione e con interessi talora contrastanti.
Quando leggiamo sui giornali di crisi in Crimea o di guerra in Siria ricordiamoci che viviamo in un paese che ha una posizione politica (imposta !) ben precisa. E in un paese in cui il governante viene eletto dalla gente, l’opinione pubblica è molto importante: per avere consenso bisogna convincere la gente che si sta agendo in modo mirabile e senza ipocrisie. E quale miglior modo per convincere gli elettori delle proprie azioni se non quello di avere dalla propria parte giornali ritenuti da tutti rispettabili che danno ragione a ciò che si dice, sopratutto su questioni così lontane come guerre in altri continenti ?

Per fortuna non ci troviamo in una situazione così estrema: al di là della quotidiana condanna delle azioni di Putin per ogni cosa che dice e fa, si possono trovare sui giornali commenti di storici, giuristi, esperti in materia (e davvero poche volte di giornalisti) che hanno talora pareri contrastanti con l’opinione ufficiale.
La verità sta molto probabilmente nel mezzo. La gente sembra averlo capito: non crede a tutto quello che le viene detto. Ma tale sfiducia nei confronti dei quotidiani, dei telegiornali non deve sorprendere: una propaganda è efficace se si riceve un solo tipo di informazione. Ma grazie ad Internet e alla facilità di viaggiare e comunicare con il mondo ciò non è più possibile.

Questo discorso ovviamente non va generalizzato: non ogni cosa detta dall’informazione ufficiale è di per se manovrata. Ma bisogna sempre poter applicare il senso critico a ciò che si legge o si sente, sia che ci si trovi in Occidente, sia che ci si trovi in Russia o in ogni altra parte del mondo.

putin-crimea

 

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One thought on “Lo chiamavano zar

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