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Volevo proporre qualche breve riflessione su un tema che mi dà molto da pensare in quest’ultimo periodo. Parlerò di Classici (sì, con la “c” maiuscola), ovvero di quei libri che sono considerati dei momenti imprescindibili e fondamentali nello sviluppo di un determinato sapere. Sono libri di cui tutti, più o meno, abbiamo sentito parlare studiando un “infarinatura generale” di una materia, ma che probabilmente facciamo fatica a leggere. Forse questo perché “per sentito dire” pensiamo già di sapere che cosa sia contenuto in essi e non riteniamo di dover perdere ulteriore tempo nella lettura. Ecco, la maggior parte delle volte credo proprio che quest’atteggiamento ci porti a cadere in un grave errore.

Le mie riflessioni credo interessino maggiormente le materie umanistiche piuttosto che quelle scientifiche, perché il sapere di scienze come la fisica o la biologia può essere codificato e studiato anche senza un rapporto diretto con i libri che per la prima volta lo hanno esposto o ne hanno segnato uno sviluppo fondamentale (anche se leggersi i “Principia” di Newton non dev’essere poi così male). Le cose non stanno per nulla così per le materie umanistiche e forse in particolare proprio per la filosofia, che sto provando a studiare.

La tendenza, che sembra ormai andare per la maggiore, pare essere quella di prendersi un bel manuale (a volte nemmeno quello) o una famosa “Guida alla lettura di x”, (x = libro Classico famosissimo) leggersi il suddetto libro (o il capitolo del manuale ad esso dedicato) e quindi concludere: “E’ come se avessi letto il libro x, ora cosa lo leggo a fare?”. No, sbagliato. Con tutto le studio che sicuramente il professore che ha scritto quell’introduzione può avere fatto, noi non possiamo fidarci di quello che un’altra persona dice sul libro x. Non per malafede, per carità (come se si potesse far dire al testo ciò che si vuole), ma proprio perché queste sono operazioni per essenza diverse. Dobbiamo mettere in conto le difficoltà che certamente sorgeranno leggendo un Classico, ma dobbiamo altresì sforzarci di farlo in prima persona. Solo così potremo dire di aver veramente letto il Classico x. In caso contrario non facciamo altro che ingannare noi stessi, pensare consapevolmente “è come se avessi fatto una cosa ma in realtà non l’ho mai fatta”, e non mi sembra proprio un’operazione intelligente.

Chiudo riportandovi le magistrali (e forse definitive) osservazioni di un saggio di Italo Calvino, intitolato proprio “Perché leggere i classici” (qui le trovate commentate una per una). Spero che le sue parole, sicuramente molto più esatte e profonde delle mie, possano farci ritornare un po’ tutti alla lettura dei Classici.

  1. I classici sono quei libri di cui si sente dire di solito: «Sto rileggendo…» e mai «Sto leggendo…».
  2. Si dicono classici quei libri che costituiscono una ricchezza per chi li ha letti e amati; ma costituiscono una ricchezza non minore per chi si riserba la fortuna di leggerli per la prima volta nelle condizioni migliori per gustarli.
  3. I classici sono libri che esercitano un’influenza particolare sia quando s’impongono come indimenticabili, sia quando si nascondono nelle pieghe della memoria mimetizzandosi da inconscio collettivo o individuale.
  4. D’un classico ogni rilettura è una lettura di scoperta come la prima.
  5. D’un classico ogni prima lettura è in realtà una rilettura.
  6. Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire.
  7. I classici sono quei libri che ci arrivano portando su di sé la traccia delle letture che hanno preceduto la nostra e dietro di sé la traccia che hanno lasciato nella cultura o nelle culture che hanno attraversato (o più semplicemente nel linguaggio o nel costume).
  8. Un classico è un’opera che provoca incessantemente un pulviscolo di discorsi critici su di sé, ma continuamente se li scrolla di dosso.
  9. I classici sono libri che quanto più si crede di conoscerli per sentito dire, tanto più quando si leggono davvero si trovano nuovi, inaspettati, inediti.
  10. Chiamasi classico un libro che si configura come equivalente dell’universo, al pari degli antichi talismani.
  11. Il «tuo» classico è quello che non può esserti indifferente e che ti serve per definire te stesso in rapporto e magari in contrasto con lui.
  12. Un classico è un libro che viene prima di altri classici; ma chi ha letto prima gli altri e poi legge quello, riconosce subito il suo posto nella genealogia.
  13. È classico ciò che tende a relegare l’attualità al rango di rumore di fondo, ma nello stesso tempo di questo rumore di fondo non può fare a meno.
  14. È classico ciò che persiste come rumore di fondo anche là dove l’attualità più incompatibile fa da padrona.
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One thought on “Torniamo ai Classici

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