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C’era una volta…

L’avrete sentita mille e mille volte, questa formula. Ripetuta sin da fanciulli o ragazzini ha introdotto ogni cosa, dalle fiabe della nonna, a Guerre Stellari, a storie di Re seduti sul sofà. “C’era una volta” è per eccellenza la formula della narrazione, è la formula che ci colloca in un passato remoto, più o meno lontano (quanto non si sa) e in qualche modo a noi inaccessibile.

Ma non è tanto delle fiabe, o di narrazioni da cui stiamo fuori che vorrei parlare. Vorrei concentrarmi su un altro tipo di storie, quelle in cui stiamo dentro. Facile, direte voi, si tratta della storia! Ma sbagliereste a dire così, la storia infatti è una sola delle tante storie che ci inglobano e, precisamente, quella vera. Ma di narrazioni che parlano di noi, delle nostre vicende è pieno il mondo; dalle prime cosmogonie sino alle più assurde teorie del complotto. Tutti questi fenomeni, seppur così diversi e distanti, hanno infatti un elemento in comune: quello di inserire le vicende umane, le nostre vicissitudini personali in un quadro globale di natura specificatamente temporale.

Da dove partire? I punti sono tanti; può essere interessante notare che Gauguin nel suo celebre quadro “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?” ritiene di dover porre la domanda esistenziale “Chi siamo?” all’interno di un contesto eminentemente storico. Tanto nel titolo, quanto nella lettura del quadro è centrale la dimensione diacronica: senso individuale e senso storico vanno di pari passo, la realtà dell’uomo è la realtà della storia in cui è inserito.

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Ma gli esempi sono infinitamente numerosi e si potrebbe attingere a piene mani da tutta la tradizione ebraico-cristiana. Dimenticandoci per un attimo le innumerevoli genealogie contenute nel testo biblico, un caso straordinario per esemplificare tale concezione è quella della Bibbia di pietra di Wiligelmo.

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Le opere d’arte infatti ben esemplificano la concezione tipicamente biblica della storia: sebbene in maniera diversa, tanto la tradizione ebraica, quanto quella cristiana sono ben lungi dal considerare le vicende umane come un mero insieme di fatti, di avvenimenti affastellati lungo una linea temporale. La storia è storia di un progetto che Dio ha per l’uomo. C’è una teleologia, una direzione nelle vicende dell’umana specie che scorre per quanto gli individui la ignorino o persino la ostacolino.

La struttura narrativa sembrerebbe quindi costituire un fortissimo elemento di fascino per gli uomini di tutti i tempi. Nel pensarsi l’uomo tende a pensarsi nel tempo, come proveniente da una serie di vicende e diretto ad altre. Eppure si potrebbe anche obiettare che questo non è che un fatto. Sì è vero, pensiamo così, ma questo non significa che siamo legittimati a farlo. Forse molti di noi, rileggendo le vecchie mitologie, riguardando le narrazioni bibliche hanno proprio l’impressione di un impresa sì colossale, sì straordinaria, ma anche falsa e mistificante. Si potrebbe dire allora che queste sono proprio soltanto delle “storie“, null’altro che vuote fantasticherie. La storia vera invece, quella sì, non è altro che un insieme di avvenimenti, di fatti senza alcuna ragione che li governi.

Ecco, benché ne comprenda in parte le ragioni, mi sento comunque molto distante da una tale idea. Vorrei provare a portare una prima argomentazione a proposito: provate a prendere un periodo storico, uno qualsiasi e ad affiancare la cronologia alla spiegazione che ne offre un testo. Risulta immediatamente evidente, a mio avviso, l’insufficienza di ogni cronologia nel rispondere alla necessità di comprensione del fatto storico. Una pura rassegna d’eventi non dice nulla, elenca soltanto dei dati, li affastella senza ordinarli, senza legarli fra loro in catene di cause ed effetti. E ancora: non tendiamo noi sempre, tanto rispetto a fatti storici quanto rispetto a eventi personali a interpretarli alla luce di quanto successo dopo? Possiamo davvero bollare come “sbagliato” un modo di argomentare e riflettere che adoperiamo in maniera tanto massiccia? E infine, non è forse vero che il futuro ci sembra talora già delineato? Ovviamente non si tratta di teorizzare forze occulte o misteriche, tutt’altro, si tratta di comprendere come mai siano potute sorgere idee di questo tipo, quale ad esempio quella di “destino”. Si tratta in fondo di capire come mai ci sembra così profondamente assurdo pensare alla storia come insieme di fatti isolati.

Questi sono tutti interrogativi che vi lascio. La storia, quella vera, è senz’altro ben più complessa delle favole, delle mitologie e di tutti i racconti che servono a tranquillizzarci o a farci sperare. Se è vero che è a partire dalla dimensione storica che l’uomo si interpreta, resta da capire che tipo di comprensione possiamo sperare di ottenere. Che tipo di senso possiamo trovare nel nostro mondo e nel nostro tempo.

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