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L’esplosione di internet, dei social network e della realtà virtuale in genere, da tempo dà da pensare a intellettuali e persone di ogni sorta. C’è così chi ne è entusiasta e vede nella rete opportunità di un futuro straordinario, sicuramente migliore. C’è chi invece paventa apocalissi, in una sorta di millenarismo che puntualmente si ripresenta nel corso della storia. C’è poi chi cerca di avere un atteggiamento più composto, senza esaltarsi né deprimersi, e prova a farsi strada nella coltre di problemi che il nostro tempo presenta.

Ecco, senza alcuna pretesa eccessiva, vorrei provare ad andare in questa terza direzione per riflettere su uno dei mille aspetti che costellano la realtà della rete. Un’indubbia caratteristica del mondo di internet è, infatti, la sua rapidità: le informazioni viaggiano velocissime e possiamo sapere in tempi minimi cosa è successo dall’altra parte del globo. Si tratta indubbiamente di un progresso che ha dello straordinario, specie se pensiamo al nostro passato, quando ci volevano giorni, settimane e prima ancora mesi perché una notizia viaggiasse da un capo all’altro d’Europa. Viviamo immersi in un flusso continuo di informazioni: i siti dei giornali sono aggiornati con una frequenza notevole e, nella stessa giornata, arrivano ad avere numerose “prime pagine”. Mi capita spesso, leggendo il giornale cartaceo la mattina, di sapere molto spesso prima quel che vi troverò. E già alle dieci-undici la mia copia è in un certo senso vecchia: se accendessi un computer leggerei già cose nuove.

Tutto questo è per un certo verso semplicemente straordinario: indubbiamente una tale prontezza, una tale istantaneità nella trasmissione di notizie e informazioni è un segno di modernità e non può che esser valutato positivamente. C’è però un elemento negativo, in parte speculare a questo. Dove aumentano rapidità e istantaneità della rete, aumenta al contempo la nostra volubilità, la nostra immediatezza nei confronti del mondo. In fondo gran parte della vita di molte persone passa per internet, e da questo è in qualche modo influenzata. Vorrei dire una cosa per certi versi molto semplice e che ben si capisce riflettendo sulla trasmissione delle notizie: se pensiamo a un mezzo che pure ha fatto molto riflettere e discutere, la televisione, abbiamo subito in mente il “telegiornale”. Ecco, di telegiornali ce ne sono tendenzialmente tre o quattro al giorno, per ogni rete; completamente diversa è invece l’informazione in rete che procede praticamente in una sorta di “diretta continua”.

Il punto è che la nostra elaborazione delle notizie, la nostra comprensione della realtà che abbiamo attorno, sembra richiedere tempi più lunghi. Leggiamo in queste ore della complessa vicenda ucraina e della Crimea, e cerchiamo di farci un’idea. Da un lato è giusto riflettere in fretta, farsi subito un’opinione, ed è tanto più giusto quanto più sentiamo la necessità di agire. Eppure sappiamo che il pensiero ha i suoi tempi, che la riflessione richiede fatica e applicazione. Kant, è vero, scrisse la Critica della ragion pura in soli quattro mesi, ma la pensò per dieci anni.

In fondo l’istantaneità della rete non fa che metterci di fronte a un dato di fatto, all’estrema difficoltà che affrontiamo nel tentativo di comprendere il presente, di portare a concetto il nostro tempo. Il rischio che corriamo è quello di rimanere sobillati da una quantità infinità di stimoli, informazione e contenuti fra i più disparati. Quanto credo non vada dimenticata è l’esigenza di un “pensiero lento“, rispetto ad una realtà che corre rapida, senz’altro più veloce di noi. Ovviamente sarebbe folle dimenticarsi del ruolo immediato che spesso hanno le nostre prese di posizione, per non decidere si rischia certamente di decidere male. E’ tutto vero, ma è vero anche che non sempre è sufficiente muoversi seguendo questo criterio. Talvolta è necessario ripensare da capo, è necessario sottoporre a critica non solo quel che sentiamo e leggiamo, ma sopratutto quello in cui crediamo.

Insomma, non c’è ovviamente nulla di male nelle possibilità che la tecnologia offre. Il problema nasce piuttosto quando crediamo di padroneggiare temi, argomenti e realtà che non conosciamo affatto. Nulla di male in un tweet, affatto, ma pensare di capire qualcosa del mondo che ci circonda sfruttando soltanto questa via, soltanto questo rapido e ininterrotto flusso di dati e notizie è più che inutile. Credo sia compito nostro, di tutti noi, cercare di fare un passo in più, si tratta soltanto di fermarsi un attimo a riflette, di ripensare ciò che diamo per scontato. Per certi versi non c’è cosa più difficile, eppure non c’è cosa più importante. E richiede tempo.

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One thought on “Tempo al tempo

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