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Oggi parlerò ancora di Storia, quella con la S maiuscola. “Che noia, che barba!”, penserà qualcuno. Tra date, nomi, dinastie, sistemi politici e chi più ne ha più ne metta, la Storia può sembrare una materia per grigi studiosi e topi di biblioteca, quasi abbia più a che fare con la polvere dei libri che con vicende di gente che è vissuta prima ma non troppo diversamente da noialtri.

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È forse però possibile restituire alla Storia il suo vero colore, ben diverso di quello che l’immaginario comune rischia ingiustamente di consegnarci. Per capire bene come si possa tingere diversamente questa complessissima materia, l’ideale è vedere che forme essa può assumere di fronte all’antitesi della seriosità: il riso. Nel fare ciò, non mi sembra infatti di rendere un’ingiustizia alle vicende storiche. La comicità è dopotutto  una faccenda seria che, per funzionare, ha bisogno di cogliere i tratti essenziali di ciò che deride, nonché di enfatizzarli in vista del proprio scopo.

Il caso più emblematico che mi viene in mente è il lavoro compiuto dalla cinematografia. Mi riferisco in particolare a due esperienze molto diverse per ridere al cinema del materiale storico: il modello italiano, che può ben essere indicato nel celeberrimo film di Monicelli, L’armata Brancaleone (1966) , e il modello statunitense di Mel Brooks, La pazza storia del mondo (1981). Entrambi i film mettono difatti in ridicolo usi e costumi delle epoche e dei personaggi storici di cui trattano, secondo logiche molto diverse.

L’Armata Brancaleone non fa altro che condire la classica struttura della commedia all’italiana con un quadro storico molto attento, curato e colto, ma allo stesso tempo dal gusto assurdo e chiassoso, così da non restituirci un’immagine di Medioevo nobile, gloriosa e potente, bensì baraccona, smargiassa e sventurata, in tutto e per tutto simile all’esistenza presente. Ecco dunque enfatizzate le rigide norme sessuali che non possono accettare la donna deflorata prima del matrimonio, o la superstizione dei penitenti che battezzano a forza l’ebreo della compagnia, Abacuc, accusandolo del crollo di un ponte lungo il cammino. Altrettanto emblematica è la decadenza bizantina che si condensa nella vicenda del personaggio di Teofilatto, magistralmente recitato da uno strepitoso Gian Maria Volonté. Rampollo di uno degli ultimi signori orientali che ancora sopravvive sul suolo italico, Teofilatto mostra tutta questa rovina nel tentativo (fallito) di riscuotere un riscatto dal padre, inscenando il proprio rapimento. Tutto questo è condito dal linguaggio appositamente inventato per il film da alcuni linguisti, prodotto mischiando tra loro latino e volgari italici con un risultato più che suggestivo e allo stesso tempo … ridicolo.

Molto diversa è l’idea di comicità di Mel Brooks. Nel suo film La pazza storia del Mondo, infatti, Il noto regista parodistico statunitense procede per piccoli sketch, percorrendo secondo uno schema quasi lineare gran parte di nodi storici dell’immaginario comune, dall’età delle caverne, alle vicende bibliche, per passare dall’Antica Roma alla Rivoluzione Francese con una piccola tappa nell’era dell’Inquisizione Spagnola e del temibile Torquemada. Lo stile è molto diverso dal gusto italiano, dove la Storia, per quanto ridicolizzata, manteneva uno stretto contatto con l’idea del dipinto d’epoca. Qui invece essa viene presa e strattonata senza pudore, ponendo nelle varie situazioni personaggi che provano a ragionare come faremmo noi adesso, pur stando di fronte a eventi ben lontani dalla nostra mentalità. Si innesca così la nostra simpatia verso i protagonisti e l’incomprensione verso le situazioni affrontate. Ciononostante, si riesce sempre a capire il perché ti tale apparente lontananza, facendo capire che tanto lontananza non è. Si tratteggia così il messaggio di fondo che ricade un po’ come giudizio su tutta l’umanità: “il lupo perde il pelo, ma non il vizio.” Esempio che rende bene questa idea di logica contemporanea che irrompe nella Storia, usata come denuncia dei crimini passati, è lo sketch in cui tutta la mostruosità dell’Inquisizione Spagnola è riassunta in una scena da musical.

Un terzo modello molto simile, anche se forse meno “pop” del precedente, può essere quello del gruppo comico dei Monty Python. Questi attori britannici non si limitano a ridere soltanto della Storia in sé, ma un po’ della vita, dell’universo e di tutto quanto, senza discriminazioni. Anche loro utilizzano un’anacronistica Inquisizione Spagnola come elemento di risate, per farne uno dei propri pezzi più strepitosi. Pure il Medioevo non è risparmiato, come nel film Monty Python and the Holy Grail (1975, consigliato solo nella versione originale inglese) , dove un imbarazzato Re Artù deve vedersela con alcuni spalatori di letame  “socialisti” .

Che cosa rimane però oggi di queste esperienze con approccio comico a queste vicende, spesso molto serie, del passato? Per farsi un’idea, nel web si può spulciare la pagina facebook di FEL (Feudalesimo e Libertà), che fa satira sulla società contemporanea e sulla politica italiana immaginandosi di guardarla con gli occhi di una mentalità medioevale, promuovendo soluzioni quali la servitù della gleba, il dominio dell’Imperatore e l’uccisione di infedeli, kebabbari e untori. Tutto oviamente rispolverando il celebre liguaggio artefatto de L’armata BrancaleoneSu youtube, invece, si può trovare il programma inglese Horrible Histories che, per conto della BBC, mette in scena ridicolizzazioni musicali e non di eventi e personaggi storici importanti, dalla preistoria, all’antichità greca, sino alla storia nazionale britannica.

Insomma, perché è così facile ridere della Storia, ma allo stesso tempo lo si può fare in maniera intelligente? Forse perché la Storia non è soltanto quella grigia materia tutta numeri e statistiche che può sembrare, ma forse è perché essa è, innanzitutto, la nostra Storia e, come si può ridere di noi stessi, lo si può fare anche di questa nobile materia che è un tutt’uno con noi.

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