Home

Allo stato attuale delle cose, definirsi cittadini europei è abbastanza da ingenui. L’attuale Unione Europea è ancora un organismo in via di formazione che necessiterà ancora di molto tempo per divenire quello a cui la maggioranza degli Europeisti aspira, e cioè agli Stati Uniti d’Europa. Quello di vivere in una grande nazione europea è un sogno allettante che, oltre al fatto di essere cittadini di quella che probabilmente sarebbe lo stato economicamente e culturalmente più prospero, porterebbe certi vantaggi materiali a tutti noi del vecchio continente. Attualmente però, c’è ancora molta strada da fare per vedere uno stato europeo vero e proprio.

Cerchiamo di analizzare qui in breve quali sono per ora i principali limiti dell’ Unione Europea e il perché un’unica grande nazione continentale porterebbe vantaggi a tutte le sue regione, dalle più centrali a quelle più periferiche. A questo proposito riprendo un articolo pubblicato su questo blog da balnaszorp e soprattutto un’inchiesta del programma televisivo Report trasmessa il 4 novembre scorso.

Attualmente, ciò che forse più da l’idea di un’ unione europea è la sua moneta comune. Tuttavia, vi sono alcuni Stati membri, tra cui uno grande e particolarmente importante (il Regno Unito), che non hanno ancora adottato l’Euro e sembrano non averne l’intenzione, almeno a breve. E’ difficile pensare ad uno Stato con più di una moneta corrente. Il fatto è che in questi paesi per ora si ritiene conveniente mantenere la propria voluta, sia perché l’ Eurozona è in crisi economica sia perché le loro banche centrali non avrebbero più molta di libertà di attuare provvedimenti economici importanti come la fissazione di certi tassi di interesse, soprattutto per monete forti come la Sterlina. La moneta unica comunque potrebbe portare vantaggi a questi paesi, per esempio per le esportazioni.

In ogni caso, l’odierno tasso di cambio Euro-Dollaro (1.35) è veramente troppo alto per l’economia di certi paesi come l’Italia. Se si pensa che, secondo una recente dichiarazione della Deutsche Bank, il cambio Euro-Dollaro ideale per buona parte dei paesi membri, tra cui l’Italia, sarebbe 1.17, non si capisce perché la Banca Centrale Europea non abbia ancora svalutato la moneta. Il fatto è che il membro dell’ UE più potente, la Germania, tenendo il corrente tasso di cambio, fa soprattutto i propri interessi economici. Questo per dire che vi sono stati forti che influenzano le scelte comuni più per i propri vantaggi che per quelli di tutti.

Al di là di una probabile prossima unione bancaria, quello che ancora manca è un’effettiva capacità esecutiva della Commissione Europea. Se si vuole creare una federazione di Stati europei, si devono porre prima le basi di un potere centrale definito che possa in certi casi intervenire in questioni locali. E’ evidente che per gettare le fondamenta di una simile istituzione ci si ispirerà al modello americano di stato federale: potere centrale non troppo forte ma decisivo in certe questioni, potere locale con ampio margine di azione legislativa.

La Commissione Europea, per esempio, avrebbe il comando delle forze armate. E ciò sarebbe a vantaggio di tutti gli stati confederati. Ogni anno, infatti, si risparmierebbero almeno centoventi miliardi (!) di euro di spese militari rispetto ad oggi che ogni stato ha un suo esercito, una sua aviazione, una sua marina. Con tutto questo denaro risparmiato ogni anno, gli Stati Uniti d’Europa potrebbero, ad esempio, attuare un programma spaziale non secondo a quello americano, russo o cinese. Inoltre, invece di comprare mezzi militari dagli USA, come facciamo adesso, potremmo costruirci ogni cosa da soli, dato che di certo in Europa non mancano sia le industrie che il know-how.

 110211-O-XX000-001

Con un’industria tutta nostra, la proposta di comprare questi aerei non sarebbe nemmeno tenuta in considerazione

Inoltre è pressoché inesistente una politica industriale comune. Manca poi un qualsiasi network tra i centri di ricerca e laboratori europei. Dunque, più che collaborare, questi tra di loro rivaleggiano, a svantaggio dell’industria europea comune. Ciò comporta una carenza di innovazione e competitività del Sistema Europa da un punto di vista tecnologico-industriale. E’ stata infatti una politica industriale comune che ha permesso negli USA, più precisamente in California, la creazione di un polo tecnologico importante come la Silicon Valley.

Il far parte di uno stato federale aiuterebbe gli stati membri durante i periodi difficili. Riprendendo l’esempio americano di federazione, nel 2011 lo stato della California ha rischiato la bancarotta. Lo stato federale ha fornito subito a questa mille miliardi di Dollari al fine di evitare licenziamenti di massa, tagli di spese e il generale impoverimento. In Europa, invece, quando la Grecia ha rischiato il default, la BCE ha semplicemente fatto un prestito ed imposto severe misure di austerity. E si sapeva che la Grecia non solo non sarebbe stata in grado nel breve-medio termine di restituire il denaro, ma anche che avrebbe sofferto moltissimo per l’austerità. Se, come negli USA, ogni stato europeo avesse dato un po’ del suo senza chiedere nulla indietro, in Grecia la situazione sarebbe di sicuro di gran lunga migliore. Conviene a tutti che i propri vicini stiano bene, sia per ragioni economiche che politiche. Ed anche l’austerity in periodi di crisi è controproducente. Tuttavia sembra che paesi come la Germania non lo abbiano capito.

La definitiva realizzazione degli Stati Uniti d’Europa è per ora un sogno. Finché rimangono differenze sostanziali a livello economico (livelli di inflazioni troppo diversi tra i vari stati), a livello sociale (si faccia un confronto tra come si vive in Germania ed in Grecia, ad esempio) e finché vi sono stati come il nostro in cui l’Europa appare come una realtà lontana e vi è una corruzione sia politica che morale che ci impedisce di essere allo stesso livello dei primi della classe, sarà arduo arrivare ad uno Stato solido che possa garantire benessere ad almeno cinquecento milioni di persone.

Dunque il problema non è tanto di comunicazione tra la popolazione, ma proprio di “mentalità”: è innegabile la differenza che sussiste a livello politico-sociale-economico tra, ad esempio, Danimarca e Portogallo. Il progetto è estremamente complesso, ma con il passare dei decenni è assai probabile che ci si renderà sempre più conto che un’unione politica è necessaria, data la crescente influenza di nazioni molto estese e ricche di risorse. Infine, come già esposto, i vantaggi derivanti da tale unione sono piuttosto evidenti.

Si può concordare con gli antieuropeisti che la politica monetaria europea è stata completamente sbagliata, ma ciò non giustificherebbe una chiusura dei confini tra un paese e l’altro e il ritorno ai nazionalismi. Se gli stati europei nel futuro non vogliono rischiare di avere un ruolo di secondo piano nell’assetto internazionale, l’unione politica sembra la strada giusta, ed anzi permetterebbe all’ Europa di ritornare ad essere il vero centro del mondo.

statiunitideuropa

Ecco il link dell’inchiesta di report: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-0d31e1eb-1251-457c-ac8c-4fc25f73e617.html#p=

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...