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Non ci sono molti film come questo:  “Il Grande Lebowski” è un esempio di pellicola diversa, distante dai canoni imposti dal cinema hollywoodiano. Una storia assurda, grottesca, a tratti demenziale che non lascia  indifferenti. E’ uno di quei film che si può rivedere più volte senza stancarsi, in cui si possono scoprire sempre nuovi dettagli, riferimenti e citazioni di altre opere. Aiuta anche una trama, si, intricata ma anche divertente ed intrigante: si vuole sapere come va a finire la vicenda, il cui finale è, in un certo senso, pure diverso, sempre rispetto ai canoni del cinema di Hollywood. Ma ciò che rende epico questo film forse sono i suoi personaggi: tanti ma assurdi, esilaranti, a modo loro affascinanti, a partire dallo stesso protagonista. Infine, sono unici nel loro genere i modi in cui si svolgono le vicende e le situazioni in cui si imbattono gli eroi di questa avventura.

Ma andiamo con ordine. Ciò che presento è una recensione, ma che si vuole discostare dalla recensione come la si intende di solito. Il mio è un tentativo di presentare a voi lettori un film che per diversi ragioni mi ha colpito. E’ ovvio a questo punto che tale recensione potrebbe avere un carattere personale, anche perché è sui sentimenti che posso basare il giudizio, data la mia non esattamente vasta conoscenza del cinema, almeno rispetto a un cinefilo degno di tal nome. Infatti per commentare questo film non ho canoni di paragone con altre opere. Vado a istinto, libero dalle influenze che altri lavori avrebbero potuto avere su di me.

The-Big-Lebowski-still

E’ doveroso partire dalla trama. Ovviamente ne farò solo un’ introduzione. Poi, chi è intrigato da essa si vada a vedere il film! In ogni caso, questa è davvero intricata. Inoltre, se da una parte alcuni elementi di essa, pur apparentemente futili, alla fine si rivelano decisivi, dall’altra vi sono situazioni e personaggi che sono solo una gradita aggiunta giusto per l’intrattenimento.

Siamo nei primi anni ’90 in una Los Angeles caratterizzata da piste da bowling, personaggi sgangherati, (pseudo)artisti autocompiaciuti della propria “arte” oppure ricconi con un evidente senso di superiorità rispetto alle altre persone. Il film inizia con un misterioso personaggio con grandi baffi, dall’aspetto di un cowboy che si presenta come “lo straniero”, seduto in un bar che si rivolge direttamente agli spettatori dicendo che vuole raccontare una storia interessante. Da qui inizia il film vero proprio in cui Jeffrey Lebowski, conosciuto come il “Il Drugo”, viene incaricato dal suo omonimo miliardario di consegnare un riscatto da 1 milione di dollari ai rapitori della sua giovane moglie. L’amico del Drugo, Walter, prende parte al riscatto consegnando ai rapitori una valigetta vuota. I due convinti di essere milionari ed averla fatta franca, si recano come loro solito alla sala da bowling del quartiere, ma quando tornano alla macchina questa è scomparsa. Da qui inizia un’ intricata serie di vicende che porterà i due, ma soprattutto Lebowski, ad andare a fondo della storia dell’omonimo miliardario, della famiglia di questo e di certa gentaglia che vive a Los Angeles.

Il Drugo è sicuramente il personaggio che più colpisce: è la rappresentazione perfetta del “perdente”. Un uomo di almeno 40 anni che nella vita non ha mai combinato nulla di importante nella vita, se non aver redatto in età universitaria la prima (e non la seconda!) dichiarazione di Port Huron. Un ex esponente del movimento hippy, quindi. Ma che ne rappresenta il fallimento. Il suo omonimo miliardario nel loro primo incontro guarda caso gli dice: “La vostra rivoluzione è finita, signor Lebowski!… Gli sbandati hanno perso! Faccia come i suoi genitori, accetti il mio consiglio: si trovi un lavoro!”. In effetti, il Drugo è il tipico individuo la cui vita trascorre “inutilmente”, con la solita routine del bowling, del white russian e dello spinello. Si ha indifferenza verso il mondo che sta lì fuori. Un’ indifferenza dovuta, credo, ad un disincanto di come vanno le cose: i più forti prevalgono, ma tale prevalere tutto sommato è inutile. Chissenefrega di sfondare nella società: basta avere il bowling, la marijuana e il cocktail giusto per avere una vita, si, priva di “risultati” ma soddisfacente. In fondo quei “risultati” sono stati imposti come tali da altri. Ma chi ha deciso che essi sono l’essenza  del successo? Di certo non il Drugo. E non è certamente un caso che, in certe scene, sul comodino in casa del drugo si vede il libro “L’essere e il nulla” del filosofo esistenzialista Jean- Paul Sartre. Il drugo è andato oltre l’angoscia che caratterizza gli uomini che si pongono obiettivi nella vita. Questo rende Jeffrey Lebowski un icona esistenzialista a sé stante, a modo suo un maestro di vita. E ha pure diversi seguaci: esiste infatti un movimento chiamato “dudeismo “( in lingua originale il Drugo è chiamato “the Dude”), che predica una vita ispirata al Grande Lebowski. In fondo, il Drugo é un antieroe disincantato dal mondo, in tutta la sua pigrizia e apatia.

I comprimari di Lebowski pure sono personaggi “iconici”. A partire dall’ amico Walter: veterano della guerra del Vietnam, rigido “ebreo” praticante, con la passione per il bowling (di cui pretende che tutti seguano le regole alla lettera) e per  le armi. Pur se nei fatti segue lo stile di vita del Drugo, egli ha una fissazione per il rispetto delle regole. Memorabile la sua celebre battuta :”Questo non è il Vietnam! E’ il bowling, ci sono delle regole!”. La sua ottusità, legata anche alla stazza fisica non indifferente, lo rendono estremamente divertente, nonché memorabile. Ma anche gli altri personaggi, come l’altro amico del Drugo, Donny, tenuto quasi mai in considerazione dagli altri, od anche il pedofilo campione di bowling Jesus, o infine l’ eccentrica figlia del Lebowski miliardario, Maude, non lasciano indifferenti.

il grande lebowski tre personaggi

Ognuno qua ha da dire qualcosa sulla condizione umana nella società moderna. I fratelli Coen, che (non ho ancora menzionato) sono gli autori del film , lasciano assai spesso spazio di parola a chi raramente ha potuto dire la sua: quelli che apparentemente non hanno nulla da dire. Gente che vive la giornata, se ne frega altamente del mondo attorno a loro.

Questo mi ha colpito maggiormente del film. Come anche le allucinatissime scene dei sogni che il Drugo per una ragione od un’altra fa nel corso della storia. A rendere epico questo film sono, dunque, un insieme di più fattori messi assieme in modo geniale. Credo che quasi tutti quelli che hanno già visto film hanno compreso che è divenuto subito un cult. Il nichilismo, che trasuda da molti personaggi, è alla base della fortuna dell’opera. E il film ha sicuramente fatto più “scalpore” tra quelli che non credono di essere perdenti come Lebowski ma che ritengono di vivere la vita. Infatti, dubito che uno come il Drugo abbia bisogno di vedere un film come questo per capire qualcosa in più di come gira il mondo. A lui basta avere il suo white russian, il suo spinello e la sua partita di bowling quotidiana, e nulla di più. E non saranno certo un milione di Dollari in ballo a poter cambiare più di troppo la sua esistenza. La vita va avanti!

Ritengo che, più che una recensione, ho scritto un elogio del film. Più che soffermarmi sul film in sé, ho preferito parlare di tutte le idee presenti in questa pellicola. Certo, senza le grandi interpretazioni di Jeff Bridges (il Drugo), John Goodman (Walter), Steve Buscemi( Donny) e tutti gli altri non sarebbe stato lo stesso. Ma per essere un Grande Lebowski  basta essere “indifferenti” e sapere che ” a volte sei tu che mangi l’orso, altre volte è l’orso che mangia te”.

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One thought on “Il Drugo e la vita

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