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Non so perché, ma mi sembra che i discorsi migliori e più prolifici mi capita sempre di farli ad orari al limite del possibile. Forse perché è solo a tarda ora che ci vengono in mente pensieri che quotidianamente tendiamo a tralasciare, presi dai nostri mille impegni, o forse semplicemente perché ad un certo punto il nostro cervello è talmente sfinito che ci fa pronunciare dei “discorsi da ubriachi” anche quando siamo completamente sobri (a voi la scelta). Comunque, ciò che è importante è che qualche notte fa, circa verso le tre, mi sono ritrovato a parlare con un mio caro amico d’infanzia, dopo una serata in compagnia. Sembrava che non ci venisse più sonno e siamo andati avanti a parlare per un bel po’, sino a che uno dei due (ammetto di non ricordare esattamente chi) ha espresso questo pensiero (emerso quasi dal nulla e, apparentemente, senza alcun valido motivo): “Ti rendi conto che abbiamo già vent’anni? Sembra ieri che andavamo a scuola insieme, ne è passato di tempo… Adesso continuiamo a studiare, ma siamo sicuri che ci servirà tutto questo? In fondo, cosa rimarrà di noi, della nostra vita intendo? Siamo destinati ad essere dimenticati…”

Inutile dire quanto sia profondo questo pensiero e quanti uomini ne siano stati oserei dire ossessionati nel corso della loro vita. Soprattutto per gli antichi il tema della fama e del ricordo era centrale e dominante. Gli esempi e le riflessioni che possiamo rintracciare nelle opere letterarie lo dimostrano. Pensate all’eroe classico Achille a cui, come ci viene raccontato nel mito greco, fu chiesto dagli dei se preferisse vivere a lungo, ma senza gloria, o avere una vita breve e famosa per le imprese che avrebbe compiuto. Tutti sappiamo che il giovane Achille scelse quest’ultima opzione e sappiamo anche come finisce la storia. Il mito è forse l’emblema del senso della vita per il pensiero classico: morire senza essere ricordati voleva dire essere vissuti per nulla. È l’immortalità che ci viene garantita dalla fama quello che conta, non la vita in sé.

Con il passare del tempo e con l’avvicendarsi dei secoli non credo poi che la situazione sia cambiata di molto. In tutte le epoche storiche è reperibile il desiderio dell’uomo di essere ricordato per le sue azioni, per i suoi interventi nella storia, forse anche per i suoi errori. Penso ad esempio al Foscolo del carme “Dei sepolcri” (le tombe dei grandi uomini come monumenti a memoria delle loro eterne idee e della loro vita) o ad Hannah Arendt in “Vita activa”  (l’azione politica come mezzo per garantirsi l’immortalità tramite il ricordo che gli altri avranno di noi). E poi ovviamente ad Orazio, per ritornare agli antichi, che nelle sue “Odi” era ben consapevole che non sarebbe morto interamente (“Non omnis moriar”), perché con la sua opera letteraria aveva “eretto un monumento più duraturo del bronzo”, ed era quindi destinato ad essere ricordato dai posteri.

Oggigiorno le possibilità nuove che ci vengono offerte ci permettono di lasciare tracce più facilmente rispetto a qualche tempo fa. Potremmo quindi provare a generalizzare questo pensiero e leggere ogni singola azione che compiamo nella nostra vita come un tentativo di lasciare una traccia, seppur minima, del nostro passaggio del mondo? Probabilmente questo tentativo peccherebbe di un forte riduzionismo, ma almeno in alcuni ambiti questa lettura potrebbe trovare delle conferme. Credo che questo tema sia già stato sfiorato nel nostro blog da Quadro in “Follie archivistiche” e da Ziggy in “Io c’ero” , due articoli di cui consiglio la lettura (come ovviamente anche quella di tutti gli altri pezzi che compongono il fantastico mosaico di “In Vero Vinitas”). L’idea di creare una sorta di grande archivio personale visibile da tutti, che racchiuda tutte le nostre esperienze, le nostre emozioni, le nostre conquiste, potrebbe essere visto come un tentativo di dire al mondo “Hey, Io ci sono. Io sono questo. Io faccio questo. Ricordatevi che anche Io esisto”. Anche solo quando scattiamo una fotografia o giriamo un video cerchiamo di immortalare quel momento, per riportarcelo alla memoria in qualsiasi momento futuro e magari per mostrarlo agli altri. Un blog come questo, sperduto nelle vastità del web, è un tentativo (forse misero, giudicate voi) di condividere con gli altri i nostri pensieri, per lasciare una traccia di noi in chi ci legge. Si potrebbe forse continuare con questa chiave di lettura e cercare di ricondurre tutta la nostra vita ad un continuo tentativo di lasciare tracce indelebili di noi nel mondo. Ma questo, come detto prima, condurrebbe ad un eccessivo riduzionismo a mio parere.

Una volta, sempre discutendo di questo tema (che a quanto pare ossessiona anche me), una mia amica mi disse che secondo lei la traccia migliore di noi stessi che possiamo lasciare nel mondo sono i nostri figli. Io non sono ancora in grado di dire se tutto ciò sia vero o meno, ma credo che la sua sia stata una grande risposta: un figlio dovrebbe essere la traccia visibile dei nostri valori, di ciò che crediamo sia importante e giusto fare. Ma un figlio è solo in parte quello che siamo noi, la parte del solco tracciato in lui dalla nostra vita e dai nostri insegnamenti. Da qui inizia il suo viaggio per poi vivere la sua esistenza. Quale traccia migliore potremmo lasciare?

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One thought on “Lasciare traccia

  1. e’ bella questa riflessione ! te lo dice una che la vita l’ha già vissuta….quasi tutta ! ma la traccia non dobbiamo preoccuparci di studiarla noi ! Noi dobbiamo vivere la nostra vita nel modo migliore , accettando ciò che il Signore ci propone ogni momento,vivendo sempre la presenza verso gli altri come fosse verso Lui, con massima coscienza e pulizia interiore. …….Per quanto ne siamo capaci…..aiutàti da un pochino di cultura che ci rende un po’ meno ignoranti !
    Mi sono sempre preoccupata di far bene o nel miglior modo in cui mi era possibile il mio dovere. Di sentire sempre il senso del dovere.
    Di scoprire ciò che era il meglio per le persone che mi stavano vicine: di capire qual’era il gesto che significasse Amore per loro. Chiunque fossero: dalla persona amata, ai figli, ai genitori,ai vicini, agli incontri di lavoro, a chi pone in te fiducia.
    Ho tralasciato ogni furbizia, anche se ho voluto essere avveduta e non avventata, e questo modo di vivere mi ha sempre dato tanta soddisfazione, anche nella fatica che si fa ogni giorno !
    Sono contenta della mia lunga vita, e la rifarei così come mi si è presentata, specialmente se potessi riviverla con l’esperienza … di oggi……..
    Un abbraccio !

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