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Riprendiamo l’argomentazione iniziata due settimane fa con questo articolo. Dopo aver discusso del Nimbysmo (atteggiamento di chiusura verso le novità architettoniche ed ingegneristiche nella propria città) nel continente americano, faremo una panoramica su alcune grandi capitali europee e sull’ Italia.

Città antiche: conservazione, ma anche uno sguardo sull’avvenire

Ho già detto che in Europa abbiamo tante “città-museo”, come Venezia, Santiago de Compostela,  Chartres. Città che ormai da qualche secolo hanno perso la centralità che avevano una volta. I fasti del passato si vedono nei loro edifici: maestose cattedrali ed imponenti campanili ne sono la testimonianza. Gli abitanti di questi posti si sentono quasi in dovere di conservare e mostrare al mondo ciò che è stato, senza azzardarsi di mettere in discussione ciò che è preesistente. Per fare un esempio, Santiago è stata, è e deve rimanere la città dei pellegrinaggi medievali. Non ci può essere spazio per altre attività. Altrimenti, questa perderebbe la sua essenza religiosa. Questo è un atteggiamento di chiusura, che potrebbe impedire uno sviluppo della regione. E perche lo si fa? Sembra quasi che non ci si renda conto che il mondo è andato avanti. Si è imbrigliati nelle proprie tradizioni, e a questo punto l’unica cosa che rimane è continuare ad avere nostalgia di un passato, glorioso, che non tornerà più. Si guarda indietro, mai avanti. Così, secondo me, si può definire  una città museo.

Diverso è il caso delle grandi città del Vecchio Continente. Prendo come esempio due importanti capitali: Parigi e Londra. Queste città sono un ottimo commisto tra passato e progresso. Eppure anche qui la logica nimbysta tiene o ha tenuto alta la voce alta.

L’attuale aspetto di Parigi deve essere ricondotto a Napoleone III e al barone Haussmann, che volevano dare alla città un aspetto moderno, sulla falsariga di Londra. Vennero rasi al suolo quasi tutti i vecchi edifici e la città assunse l’aspetto per cui oggi è conosciuta nel mondo. Parigi nel suo complesso è molto elegante, con i suoi bei palazzi e i larghi viali. Alcuni la considerano la città più bella del mondo. E’ interessante notare che, sia durante la pars destruens della vecchia città che durante la pars construens di quella attuale, molti contemporanei criticarono aspramente la nuova Parigi, poiché essa aveva perso il fascino che veniva emanato dai suoi pittoreschi vicoli medievali. Eppure oggi è molto apprezzata. In effetti, grazie a tutto quel eclettismo Parigi si distingue da tutte le altre città medievali francesi. Se all’epoca si fosse stati ad ascoltare qualche nimbysta oggi avremmo una capitale dall’aspetto medievale, non diversa da molte altre città. Parigi deve ringraziare questi due personaggi per quello che oggi è. La ragione per cui una volta si guardava storto a tutta quella modernità ed invece oggi la si apprezza, sta nel fatto, credo, che con il passare delle generazioni ci si è, in un certo senso, abituati al nuovo contesto. Sì è cominciato a vedere Parigi per quello che è, non per quello che non è più. La nostalgia, in definitiva, è antitetica ad una qualsiasi oggettività di giudizio.

parisparis 2

Londra è, secondo me, il migliore esempio europeo di metropoli proiettata al futuro. Città estremamente cosmopolita, nonché grande laboratorio di idee e innovazione, in questi anni è protagonista di un vero e proprio boom edilizio. Enormi progetti vengono realizzati su tutto il suolo cittadino, da case per ricconi a nuovi spazi di incontro come musei o centri di ricerca. Vi è pure chi, giustamente, teme che ci possa essere una gentrificazione della città, ma questo è un altro discorso che potrei fare prossimamente. In ogni caso, è interessante come siano in realizzazione grandi progetti in pieno centro, a Westminster o nella City. Questi progetti sono di stampo contemporaneo, ma credo si inseriscano bene nel contesto cittadino. Dietro questi, infatti, vi è uno studio ragionato. Non sorprende che a Londra ci debba essere tutto questo fermento edilizio, data l’importanza politica ed economica della città. Eppure c’è sempre qualcuno che vorrebbe “congelare” l’immagine della città, bloccando tutti i progetti, ed anzi vi è un nostalgico in particolare che vorrebbe tornare all’età vittoriana (sto parlando del principe Carlo!). Si vuole bloccare la spinta avveniristica della città solo perché si ritiene che l’età vittoriana sia insuperabile. Questa nostalgia può essere distruttiva: si contribuisce all’impedire di raggiungere un nuovo periodo d’oro in futuro, che magari sia più memorabile dell’età vittoriana. I nuovi progetti sono per fortuna in realizzazione e, tra l’altro, stanno sostituendo buona parte di quei brutti palazzi modernisti e brutalisti del secondo Dopoguerra. Entro qualche anno, Londra avrà assunto l’aspetto di una moderna città europea proiettata al futuro, che comunque mantiene un occhio sul passato.

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Riguardo l’Italia, si ha un discorso ulteriormente diverso. Tutto conosciamo la lunga e intensa storia delle nostre città. I centri delle nostre città si sono formati e trasformati nel corso di moltissimi secoli. Basta guardare una città come Roma. Questa trasformazione però si è fermata con il Fascismo. Dopo di esso, nei centri delle città si è costruito poco (e veramente male). Milano è forse l’unica eccezione: basti pensare alla controversa torre Velasca. Oggi, l’idea di costruire qualcosa di nuovo nel centro di una città storica (città museo?) farebbe rizzare i capelli quasi a chiunque. La ragione di questa paura è perfettamente comprensibile: il boom edilizio degli anni ’50-60 ha trasformato in peggio le città italiane. Orribili edifici hanno riempito le periferie delle nostre città, che non hanno nulla di pittoresco, ma anzi contribuiscono al senso di alienazione che certi hanno abitando in città. Edifici simili nel centro di Firenze o Roma stonerebbero con gli edifici storici in una maniera a dir poco clamorosa. Si vuole evitare così uno sviluppo edilizio che deturpi le nostre città. Le ragioni di queste preoccupazioni sono fondate, ma c’è il rischio che possano scadere in una logica nimbysta: il nuovo è pericoloso, il vecchio è la cosa migliore. Ritorniamo cosi al discorso delle città-museo: sguardo al passato e futuro inesistente.

L’importante è saper realizzare progetti che si possano inserire nel miglior modo nel contesto. Grandi città come Milano, Roma o Torino se hanno bisogno di costruire, non dovrebbero negare sempre e comunque la possibilità di rinnovarsi. Milano in effetti tenta di non rimanere impigliata in quella logica nimbysta, e infatti ha un aspetto più moderno (ma non per questo peggiore) delle altre città italiane. Si sente dire che sia meglio costruire strutture nuove nelle periferie. Ma bisogna ricordare quanto spazio viene sottratto ogni giorno alla natura con la cementificazione? Non c’è molto da fare. O si rinnova la città nel suo insieme, oppure si avrà una continua diminuzione di spazi verdi. Ed anzi, l’ideale si sarebbe costruire in altezza. Con questo non voglio dire che Milano o Torino debbano diventare come Shanghai, ma non si deve nemmeno escludere a priori la possibilità di costruire qualcosa più alto del solito. Basti evitare di realizzare qualcosa come l’Ambassador’s Palace Hotel nel centro di Napoli, che è un vero e proprio scempio. Milano, comunque sembra impostata su una buona strada. Non sto dicendo che nel centro di Firenze bisogna costruire per forza un grattacielo, ma si potrebbe realizzare un qualcosa di altezza uguale agli altri edifici che abbia un design particolare e studiato e che non stoni con gli altri edifici molto più antichi. In fondo non è che ogni singolo edificio di Roma, Milano, Napoli, ha un particolare valore architettonico-artistico, al di là di esistere da qualche secolo.

napoli ambassador

L’ Ambassador Palace di Napoli: al di là del fatto di essere di rara bruttezza, non si inserisce minimamente nel contesto architettonico del centro dellla città.

Conclusione: spazio al futuro !

Il nimbysmo è pericoloso: frena lo sviluppo e la possibilità di migliorare ciò che già c’è. L’opporsi al nuovo a tutti i costi è insensato: si guarda al passato e si pensa al futuro come qualcosa di estremamente incerto, se non pericoloso. Non c’è nulla di male nel rinnovamento urbano: le nostre città nel corso dei secoli si sono rinnovate e oggi le apprezziamo per quello che sono diventate. Non penso assolutamente che bisogna radere al suolo il Pantheon o Palazzo Vecchio per far spazio a un nuovo edificio che amplifichi l’idea di un potere che non esiste più e dunque divenga una cosiddetta “cattedrale nel deserto”. Ma dove si può, si deve attuare il rinnovamento, che dà una grande spinta all’economia. Infine, i nostri discendenti ricorderebbero la nostra epoca come un periodo di conservatorismo in cui si guardava con eccessiva reverenza ad un passato che non sarebbe più tornato, invece che al futuro, a ciò che deve ancora succedere. Il passato è importante, ma il futuro non è da meno! Il nimbysmo è l’immobilità e la stagnazione applicata all’architettura. E, per fortuna, è un atteggiamento prettamente attinente alla sola nostra epoca, in cui vi è sicuramente incertezza nel futuro, ma questa non deve essere usata da chi si oppone in ogni modo a qualsiasi tentativo di guardare avanti e di non essere troppo legati a ciò che non c’è più.

Fonti: “Il trionfo della città”, Edward Glaeser

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One thought on ““Not In My Back Yard! ” Parte II

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