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Teatro di delfi

Cos’è dopo tutto un teatro? È principalmente un fatto culturale, un fatto sociale, qualcosa che avviene all’interno dalla società, che le nasce in seno e ritorna a lei con qualcosa di nuovo. È una finzione culturale che ci aiuta a superare le crisi, le difficoltà, i momenti di dubbio che inevitabilmente col nostro violento scontro amoroso con la vita ci appaiono. Perché è tanto bello credere alle bugie? Perché quelle storie sono le nostre, quelle che abbiamo da sempre dentro e che non aspettiamo altro che qualcuno ce le mostri e ce le metta sotto il naso. Noi spettatori siamo prima di tutto gli attori sulla scena, che non solo interpretano ciò che noi sentiamo ma vivono della nostra forza e del nostro sguardo.  È una complicità segreta, una corrispondenza quasi mistica, imprescindibile per la nascita dell’avvenimento teatrale. Se sventuratamente uno dei due dovesse venire a mancare allora l’avvenimento teatrale non è più possibile. La caratteristica specifica del teatro è la sua dipendenza dal pubblico, il fatto che la sua nascita e la sua morte si consumano in appena una sera, il fatto che attore e pubblico sono artefici e fruitori dell’opera che prende vita in quel momento. Per questo è sbagliato essere educati a teatro, è ingiusto nei confronti degli attori aspettare la fine di un atto per applaudire: significa non credere più alla finzione, non stare alle regole del gioco; significa uscire dalla parte. Come l’attore che si distrae sta tradendo il suo pubblico anche il pubblico che non si sconvolge sta tradendo l’attore, e tutti tradiscono la creatura che insieme stanno generando. Il teatro è un atto d’amore che porta alla nascita di un nuovo elemento, che si agita nella sala come un fantasma, che si dimena tra le sedie come un serpente, che sbatte il suo dorso sul soffitto come un elefante. Oggi il mondo ha tradito il teatro e forse alcuni attori hanno tradito il mondo. Forse ci siamo lasciati condizionare un po’ dall’egoismo che va tanto di moda ora e pensiamo che non dobbiamo niente ad uno spettacolo, non gli dobbiamo neanche un insulto, una parolaccia, una risata, un ortaggio o nemmeno un folle applauso. Perché del resto è questo il teatro: una bugia che termina con un folle applauso. Quando mai nella vita ti capita di applaudire ad una bugia? Forse allora a noi spetta scomodare le nostre ascelle e stropicciare i nostri occhi, iniziare a piangere e a sudare e lasciarci convincere dalle avventure che avvengono sul palco. Oggi il mondo è così franto, così incartato che sarebbe altrimenti difficilissimo riuscire a godersi qualcosa; non solo per una questione di tempo, ma anche per la mancanza di strumenti utili a comprendere qualcosa. Perché di questo si tratta: null’altro che ricreare l’ambiente all’interno del quale l’amore possa scattare, una scintilla possa dare origine ad un nuovo fuoco. Attendere fiduciosi e aspettarsi l’epifania dell’inaspettato, dell’invisibile.

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