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Chi è mai andato ad un concerto avrà sicuramente notato l’ormai diffusissima pratica del tirare fuori il proprio smartphone o la videocamera durante lo spettacolo. Mentre i musicisti si esibiscono, centinaia, migliaia di mani sono sollevate al cielo, ma certo non per esultare o perché si è presi dal ritmo della musica, bensì solo per catturare in immagini alcuni istanti della serata. E molte di quelle mani stanno lì sollevate per molto tempo, anche per metà concerto. Parlo per esperienza personale.

Ciò che però mi lascia perplesso è che, oltre le mani, tali persone tengono anche la mente impegnata, ma non nel seguire il concerto, bensì al fine di ottenere una foto decente o un video non mosso. Noto una certa contraddizione in tutto ciò. Ma non si dovrebbe andare a un live per avere l’occasione, magari per la prima ed ultima volta nella vita, di vedere i propri idoli che si esibiscono dal vivo? Che senso ha passare la serata a fare foto o video e intanto si perdono momenti probabilmente memorabili? E non si venga a dire che si riesce ad assaporare il momento e intanto a “congelarlo” in un’ istantanea. Entrambi le cose, fare una foto decente o seguire il concerto, vanno fatte con una certa attenzione, e non si riescono a fare bene entrambe nello stesso momento. Una cosa andrà sempre a discapito dell’altra. Ovviamente il concerto musicale non è l’unico ambito in cui vale quello che ho appena detto. Ciò avviene in tutte quelle occasioni che possono essere considerate memorabili o almeno degne di nota. Lo si vede durante le manifestazioni di piazza, la comparsa in pubblico di qualche celebrità, un evento naturale insolito o straordinario, anche durante o dopo una strage.

Si vuole immortalare ciò che ci è accaduto. Ma perché lo si fa? Apparentemente non ha molto senso. Però credo che la ragione sia che tutto ciò verrà poi condiviso con altri. Facebook, Youtube, Twitter sono giganteschi mezzi di condivisione dove molta gente si sente realizzata a mettere in piazza le proprie esperienze, per quanto talvolta trascurabili possano essere. Mi sembra che molti ormai trovino più esaltante avere tanti likes o commenti su un social network piuttosto che vivere il momento. Si è in un certo senso schiavi degli altri, cioè si dipende dall’ opinione che altri hanno di noi: sono al live di un certo rapper molto apprezzato dai miei coetanei? Facciamolo sapere ai miei “amici” pubblicando un video in cui canta il suo ultimo successo. Sono allo stadio per assistere alla finale dei mondiali di calcio e stanno per tirare il rigore decisivo? Non posso non filmarlo e poi non metterlo su Youtube, ma sopratutto su Facebook.

Capite? Si è disposti a rinunciare ad assistere con i propri occhi ad un evento unico pur di poter far vedere agli altri che si era lì in quel momento. Si è così impegnati a costruirsi una certa reputazione virtuale che quasi ci si dimentica di vivere la realtà. Per alcuni i social network sono diventati una realtà parallela perfettamente paragonabile alla vita materiale. Lo si vede per le strade, in metropolitana, nelle aule scolastiche: gente che per dimostrare di vivere una vita piena deve immortalare ogni momento anche un po’ più emozionante del solito e renderlo pubblico. E questo a discapito di se stessi, perche a perderci è proprio chi, invece di assaporare l’emozione di quell’attimo, punta lo sguardo sullo schermo del proprio telefono.

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4 thoughts on ““Io c’ero !”

  1. Riconosco l’isteria collettiva del fotografare e filmare ogni cosa, ma proverei a iscriverla in cause più ampie. Il desiderio di una buona reputazione sui social network arriva solo in parte a spiegare il fenomeno: restano fuori le decine di migliaia di foto di fiori montani e le altrettante di quadri famosi di città lontane. Ogni tanto trovi qualche pazzo che conclude una serata mostrandoti tutta la flora delle Alpi, ma è un fenomeno raro, così come nessuno, spero, posta su facebook le sue foto della Gioconda e degli altri capolavori del Louvre. Tuttavia queste foto si scattano a ripetizione. Io le attribuirei a una nostra incapacità alla vita e al nostro essere in grado di relazionarsi solo al posseso, unica dimensione della nostra quotidianità. Alcune cose sfuggono per loro natura a questa logica: si può possedere l’oggeto artistico, ma non l’arte in sè; se si coglie un fiore appassisce in breve. Si tenta così di stabilire un altro modo per appropriarsene: immortalandole. Si riduce a cosa l’esperienza e la si riconduce, in tal modo, a un ambito noto e consueto. Ci si assicura di aver visto questo e quello. Forse la foto è un simbolo che ci permette di non ammettere che abbiamo trascorso l’esistenza senza vivere attivamente e pienamente niente di quello che ci è capitato. Se anche le nostre sono state esperienze opache, vuote, che non ci hanno lasciato niente, la foto e il video conservano quello che la memoria cancellerebbe per la sua inutilità. Sono una garanzia dall’oblio e ci consentono così l’illusione di aver visuto veramente quando non siamo stati che registratori passivi e, in fondo, indifferenti.
    Probabilmente i social network amplificano il fenomeno. Danno la possibilità di una facile e veloce valutazione quantitativa dell’esperienza, il numero di “mi piace” dà valore certo a quello che abbiamo fatto e ci permette di non chiederci se quello che è stato ha senso per noi, se ci ha lasciato qualcosa. Queste qualità dell’esperienze spariscono sotto il gelido peso dei numeri che sembra possa spiegare ogni cosa.

    • Sono d’accordo con il tuo discorso e sopratutto quando dici che le foto ” ci consentono così l’illusione di aver visuto veramente quando non siamo stati che registratori passivi e, in fondo, indifferenti”. Ma nel caso in cui si sta assistendo ad un evento unico ed irripetibile, conta più il ricordo di tal momento e le emozioni legate ad esso oppure il fatto di averne una foto e attraverso quella foto lì provare un emozione?? Il discorso cambia se parliamo di fiori, quadri e cose del genere: sono oggetti che possono essere osservati per molto tempo e in più occasioni, e il loro modo di manifestarsi è sempre quello. Ad esempio, un tramonto dura qualche minuto ogni sera. E’ un evento che dura poco ma si ripete ogni giorno sempre nei medesimi modi. Potrà suscitare sempre emozioni, ma non si può dire che è un evento unico e irripetibile. Vi sono altri eventi più rari ed unici che semplicemente vengono passivamente congelati in un’stantanea. Se un giorno passase sopra la mia testa un meteorite come è successo in Russia un po’ di mesi fa, invece di star lì a fare una foto decente per averne un ricordo, preferirei ricordare ciò che ho visto.

  2. condivido pienamente!anche io quando vado ai concerti scatto qualche foto,ma giusto per ricordo(e solo se sono abbastanza vicino,in modo che si veda qualcosa e non solo un puntino nero in lontananza).per il resto mi godo il concerto!proprio non capisco come facciano certi a fare foto,o soprattutto video,durante la loro “canzone preferita”,perdendosi tutta l’emozione del guardare con i propri occhi il palco e sentirsi un tutt’uno con la gente. quell’attimo non tornerà più e loro preferiscono,invece,assistere al tutto attraverso uno schermo elettronico dello smartphone di turno… B
    http://basblonde.wordpress.com/

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