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In questo articolo proverò a suggerire qualche riflessione su una pubblicità che mi ha particolarmente colpito. È quindi essenziale, per comprendere appieno quanto dirò, avere visto almeno una volta lo spot, che vi ho messo qui sotto. Lo so che in questo modo sto facendo una sorta di “pubblicità occulta” al prodotto, ma temo che non si possa fare altrimenti. Me ne scuso comunque in anticipo.

La marca ed il prodotto sponsorizzato molto probabilmente lo conosciamo tutti, ma non sarà questo il soggetto delle mie riflessioni. La vera protagonista, come potete intuire dal titolo dell’articolo, è quel piccolo pezzo di grafite circondato da un involucro esterno di legno che noi, comunemente, chiamiamo matita. Per tutta la durata dello spot la nostra piccola cara amica sembra essere riempita di elogi di ogni genere, salvo poi essere sconfitta nel finale dalla nuova tecnologia che avanza e che la lascia lì, sola soletta. Povera matitina, nessuno correrà in sua difesa? Io, ad esempio, vorrei provarci.

Per prima cosa mi complimento con chi ha inventato lo spot, è davvero geniale. La prima volta che l’ho visto sono stato letteralmente catturato dallo schermo del mio televisore, in attesa di capire di cosa si stesse parlando. L’unica cosa che non mi è piaciuta è il colpo di scena finale. Ma, obbietterete giustamente voi, non dovrebbe essere proprio lì la geniale trovata della pubblicità? In un certo senso ovviamente sì, ma credo che la parte migliore sia prima della rivelazione finale, quando la regina della scena è la nostra immobile matita.

“È uno strumento incredibilmente semplice, ma anche incredibilmente potente”, queste sono le prime parole della voce narrante. Il messaggio dello spot è tutto contenuto in questa frase: il nuovo prodotto è molto piccolo e poco spazioso (e probabilmente anche molto costoso), ma le sue potenzialità sono enormi. Ma questa è anche una delle più grandi lodi alla matita che siano mai state scritte. Le frasi successive a questa non fanno altro che confermarlo e incrementare la nostra venerazione per la matita, raccontandoci tutto quello che si può fare con quel mirabile oggetto. Insomma, se lo spot si concludesse dopo soli 50 secondi esso sarebbe da includere nelle cineteche nazionali con il titolo “L’elogio definitivo della matita”.

Negli ultimi 10 secondi però le nostre speranze vengono repentinamente infrante all’apparire del nuovo strumento, in grado finalmente di rimpiazzare la matita in tutto quello che lei sapeva fare così bene. La matita ha ormai fatto il suo tempo, è diventata obsoleta. È meglio per tutti che se ne stia lì tranquilla al suo posto, ferma a riposare sul tavolo. Penso che un po’ di malinconia, se riflettiamo su quello che lo spot ci sta proponendo, dovrebbe nascere nei nostri animi.

Con tutto ciò ovviamente non voglio demonizzare la tecnologia, oppure avvallare tesi come quella secondo la quale la supremazia della tecnica con l’andare del tempo andrà a prevalere sulla ragione e sull’intelletto umano (tema, questo, caro a qualche filosofo e a qualche straordinario film di fantascienza). Sto semplicemente difendendo la matita e, fuor di metafora, la legittimità di continuare a fare ciò che facevamo benissimo prima, senza tecnologie, anche con il fondamentale aiuto e supporto che esse ci possono dare. È banalmente ovvio che uno spazio come il nostro blog, con cui ora sto comunicando con voi, non ci sarebbe mai potuto essere senza lo sviluppo tecnologico. Sono inoltre certo che le innovazioni della tecnica hanno incredibilmente migliorato le nostre condizioni di vita e le nostre pratiche comuni. Ma credo che dovremmo porre più attenzione ai piccoli gesti quotidiani che eravamo soliti fare e che ora stiamo perdendo in nome della comodità tecnologica (di questo avevo già parlato in un articolo di qualche tempo fa).

Lo so, forse sono un inguaribile nostalgico, ma siamo veramente disposti a rinunciare a gesti come temperare la mina di una matita (ed arrabbiarci focosamente quando questa, periodicamente, si spezza) perché tanto scriviamo tutto su un tablet? Oppure a cercare da qualche parte un minuscolo pezzo di carta per appuntare al volo un’idea che ci è balenata nella mente perché facciamo prima a registrare un messaggio vocale con il nostro smartphone? L’idea un po’ mi rattrista e soprattutto mi inquieta, perché forse temo che così facendo saremo sempre più in simbiosi con le macchine e sempre meno liberi come uomini. Credo che ci siano ancora buoni motivi per non rinunciare a tutto ciò e, quindi, per continuare a difendere la matita.

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2 thoughts on “In difesa della matita

  1. Sono d’accordo con tutto l’articolo e aggiungerei che, a parer mio, si sta rischiando di sostituire con la tecnologia delle funzioni elementari che tutti dovremmo imparare. Faccio un esempio banale ma significativo: che succederà quando i bambini impareranno a scrivere con una tastiera invece che su un foglio a righe? Sempre quei bambini, poi, una volta adulti che manualità avranno sviluppato? Forse non saranno nemmeno capaci di annodarsi i lacci delle scarpe, che magari saranno ormai cyber-mocassini autostringenti.

  2. Io credo, inoltre, che le gestualità manuali (come dice giustamente Incubo Cubitas) e le rispettive enfasi che poniamo ognuno nella nostra personale scrittura (i grafologi studiano e vivono di questo) rischiano di perdersi nel brutale appiattimento e omogenea uniformazione che impongono i caratteri tipografici digitali…

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