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Si sente spesso citare la bella frase di Blaise Pascal, “Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce” dice. Un pensiero autentico e profondo, di una autore indubbiamente grande e molto fine, ma sarà vero? Voglio dire, è indubbio che questa frase tocchi alcune corde importanti, ma lo fa abbastanza da dover prenderla sul serio?

Io credo che valga la pena di rifletterci un poco. Credo, o almeno ne ho l’impressione, che larga parte delle persone sia disposta a concordare con l’aforisma di Pascal. E non c’è neppure bisogno di conoscere a fondo questo autore, tanto meno di condividere il suo spirito religioso per essere toccati da questa massima. E’ indubbio che questa colga un punto centrale: la distanza che sembra esserci, almeno a primo avviso, tra la dimensione della razionalità e quella della nostra vita personale, emotiva, delle vicende di tutti i giorni. Credo che questa intuizione sia da un lato molto ricca e stimolante, dall’altro però almeno altrettanto povera e foriera di fraintendimenti. Pascal scrive a metà Seicento, in un mondo che è appena stato rivoluzionato dalle nuove acquisizioni scientifiche ed astronomiche. Risulta abbastanza scontato per questo legare a doppia mandata la sfera scientifica e quella della razionalità, ma forse è qui che si nasconde l’inghippo.

Il punto è che Pascal ci costringe a muoverci con in mano una cesoia intellettuale: dobbiamo fare un taglio netto e profondo. Da un lato sta la sfera della scienza e della razionalità, dall’altro quella della vita, dei sentimenti, nonché di ogni valutazione etica. Eccoci così sospinti in una direzione che difficilmente si può trovare condivisibile: la razionalità umana sembra relegata in un’area che è la più lontana possibile da quella che più immediatamente ci interessa.

In una direzione diametralmente opposta sembrerebbe invece andare un altro grande filosofo (forse uno dei più lucidi pensatori di sempre); il razionalista Baruch Spinoza. Sin dal titolo della sua opera maggiore: l’Ethica more geometrico demonstrata è chiara qual è la direzione da perseguire. Non è affatto vero che la sfera umana esca dal dominio della razionalità e Spinoza, argomentando proprio in quel modo che Pascal avrebbe bollato come “spirito di geometria” sviluppa una vera e propria scienza dell’animo umano, che da alcuni principi primi conduce sino ai fenomeni più complessi.

Ma ovviamente anche l’estremo razionalismo di Spinoza ha un suo prezzo. Il problema è quello di dover in qualche modo reinterpretare la dimensione per così dire “spirituale” dell’uomo. Non più libero, questi è oggettivato, reso fatti tra i fatti. L’uomo è una realtà naturale come tante e non c’è più nulla di strano a questo punto se applichiamo anche ad esso il metodo scientifico.

La mia impressione, che ovviamente non ha alcuna pretesa di conclusività, è che questa due posizioni, benché molto distanti, fotografino ognuna alcuni aspetti importanti. Di Pascal mi sembra opportuna salvare quest’idea: quella della particolarità umana. E questo non in senso valoriale o religioso, ma semplicemente per affermare una differenza, o quantomeno una maggior complessità che l’uomo in quanto soggetto presenta. Al contempo sarebbe assurdo rinunciare al metodo rigoroso, razionale e scientifico che Spinoza ci offre, l’unico che ci permette di parlare in maniera sensata.

Quello che si deve fare è una mossa differente, uno scarto a lato che ci permetta di evitare questa secca contrapposizione. L’idea da evitare è quella di relegare la razionalità ad un ambito solamente tecnico-scientifico, così da ricadere in una qualche forma di irrazionalismo in altri fondamentali ambiti. La sfida che dobbiamo percorrere è quella di estendere, o meglio, di intendere in senso più ampio la nozione di razionalità. Purificata da un suo significato troppo rigido e preciso questa può essere intesa come una generale disposizione a rendere ragioni, ad un metodo generale di stampo critico. E’ vitale pertanto che proprio la sfera indicata da Pascal, quella della nostra vita ed esistenza, sia la prima ad essere interessata da questa forma di razionalità.

Ben lontani quindi dal contrapporre, in maniera un po’ barbara, cuore e ragione, è nostro dovere comprendere come tale opposizione sia solo apparente. Contro ogni forma di irrazionalismo è nostro dovere lottare per ribadire l’importanza e i diritti dell’uso della ragione, ma è al contempo doveroso opporsi a delle  forme ingenue di razionalismo. La sfida che ci troviamo davanti è quella di affrontare seriamente i temi etici, estetici ed esistenziali, senza appiattire e perdere la loro specificità ma, altresì, senza ripiegare in posizioni assurde o misticheggianti.

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2 thoughts on “More geometrico demonstrata

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