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“… e con questo io avrei concluso”. Scroscio di applausi per circa un minuto in sala, poi il moderatore riprende la parola chiedendo: “Ci sono domande?”. Silenzio tombale per qualche istante poi, in genere dalle prime file, qualcuno prova ad esprimere la sua timida obiezione o una richiesta particolare mentre voi, ormai allo stremo delle forze, state seriamente pensando che finalmente è arrivato il momento buono per andarsene. Mentre uscite e piano piano riprendete cognizione di dove vi trovate, vi riprendete un po’ e pensate tra di voi: “ma di quest’oretta di esposizione che cosa ho capito? Praticamente nulla. Peccato, a questo punto rimanevo a casa a riposarmi”. Non so se a voi è mai successo di trovarvi nella situazione appena descritta. È capitato forse a tutti di seguire una lezione o una conferenza su di un argomento di cui si è praticamente ignoranti. Nulla di male, siamo fatti per imparare da chi ne sa più di noi. Il problema è che qualche volta mi è capitato di partecipare ad eventi del genere ed uscirne non dico disgustato, ma quasi.

La situazione è molto semplice: si va con le migliori intenzioni a sentire un dotto esperto che proverà a darci un’introduzione su di un tema o su un libro particolarmente interessante. Il professore invitato parla per una buona oretta, dilungandosi forse anche più del dovuto ed incantando parte della platea con termini arguti, ricercati e aulici. Finito l’intervento discutiamo con i nostri amici che sono venuti con noi su alcune nostre perplessità. Scopriamo così (con piacere) che non siamo gli unici a non aver capito proprio niente. Siamo in buona compagnia. A questo punto iniziamo ad interrogarci se la colpa della nostra difficoltà sia da imputare alla nostra completa ignoranza del tema o a qualche difetto nell’esposizione. Se la conferenza è su di un argomento molto particolare e specifico, potrebbe proprio darsi che non siamo in grado di comprendere tutto quanto è stato detto (mi è successo proprio settimana scorsa). In questo caso non ci resta che riconoscere la nostra ignoranza ed ammirare chi ne sa molto più di noi ed è stato in grado, oltre che di seguire passo passo l’esposizione, di sostenere una discussione con il relatore. Ma come comportarci quando ci troviamo in questa situazione dopo una conferenza che avrebbe dovuto essere divulgativa o introduttiva?

La divulgazione presuppone che si voglia in qualche modo spiegare al pubblico ciò in cui si è molto esperti usando delle argomentazioni e dei termini non troppo specifici della materia. Un’esposizione è inoltre introduttiva se fornisce i concetti chiave di un tema, delineandone una panoramica generale per invogliare il pubblico ad approfondire successivamente la propria conoscenza (magari comparando il libro scritto proprio dal professorone che parla). Se su questi due tentativi di definizione siamo d’accordo, allora dobbiamo dire che la colpa delle nostre perplessità nei casi di conferenze divulgative è tutta da attribuirsi al relatore. Non per forza tutti dobbiamo possedere una grande facoltà divulgativa, questo è ovvio e naturale, ma se c’è una cosa che dovrebbe almeno essere garantita è quello che nel titolo ho chiamato “diritto di comprensione”. Mi spiego meglio: chi parla dovrebbe fare in modo di risultare il più comprensibile possibile da parte dell’ascoltatore medio, che lo sta ad ascoltare proprio perché (generalmente) vorrebbe capire qualcosa di quello che sta dicendo. Questo diritto (che purtroppo è inesistente) non mi sembra sia rispettato da quelli che infarciscono le loro esposizioni di termini mistici, quasi come se la loro sapienza dovesse rimanere un qualche cosa di riservato solo ai pochi iniziati, oppure che continuano a citare a destra e a manca altri autori (di cui non sappiamo praticamente nulla) tanto per arricchire la loro lezione.

Avete presente il fantastico personaggio Disney chiamato Pico de Paperis? Bene, lui è un vero e proprio tuttologo ed ha una laurea per ogni materia (anche le più incredibili e assurde). L’unico problema è che alle sue conferenze tutti finiscono per addormentarsi perché diventa noioso e nessuno riesce a seguirlo. Il caso limite rappresentato da Pico dovrebbe far riflettere un attimo tutti coloro che stanno per iniziare una conferenza e non vogliono ritrovarsi, di lì a poco, con un pubblico di perfetti addormentati davanti agli occhi. Se volete un consiglio comunque, nel caso soffriate di insonnia e non riusciate a dormire, provate il rimedio della conferenza divulgativa.

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