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Le case discografiche sono in crisi. Questo è un dato di fatto che più o meno tutti conosciamo. Forse è il fatto che oggi è facile scaricare gratis musica via Internet. Qualcuno abbastanza giustamente ritiene che tale crisi dipende dal fatto che le novità musicali odierne non riescono a reggere il peso dell’eredità lasciata dagli artisti dei decenni trascorsi. Più che altro, magari, deve essere colpa delle stesse case discografiche che puntano sui cavalli sbagliati.

Osserviamo che le odierne pop-rockstar creano il più delle volte prodotti di mero consumo, prodotti destinati entro qualche mese al dimenticatoio. Talvolta, la loro fama si basa in buona parte sul gossip attorno ad essi e sugli scandali che sono in grado di suscitare le loro vite sregolate. Al contempo, chi sa fare musica in maniera più che discreta a volte ha un contratto discografico, ma è semisconosciuto e non riesce a imporsi sulla scena musicale. Altre volte uno straccio di contratto discografico costui non ce l’ha nemmeno.

Ed ecco che arriva la geniale trovata di un tipo di nome Simon Cowell operante nel settore discografico: creare un programma televisivo dove chi ritiene di avere una qualche dote musicale può mostrarsi al mondo. Questo talento musicale sarà chiamato X factor, lo stesso vale per la trasmissione. Fin qui l’idea sembra brillante e nei fatti il programma è un successo che si estende a livello mondiale, dato che il format viene venduto in decine di paesi.

Ma non è di questo che voglio parlare. Cioè, è più o meno di questo che vorrei parlare, nel senso che mi piacerebbe fare un discorso su chi partecipa al programma. Chi conosce la trasmissione, saprà che prima di prendervi parte deve superare un provino con altre migliaia di canditati. Tale provino mette alla prova le capacità canore dell’ aspirante star. Ed è qui il problema: si misurano SOLO le capacità canore! Se hai una bella voce sei dentro lo show, altrimenti grazie e arrivederci. Al di fuori della voce, chi deve giudicare non tiene in considerazione nessun altro parametro che potrebbe essere anche più importante, come la capacità compositiva, l’abilità con gli strumenti, la forza di trasmettere un’emozione. E’ vero che lì al momento è impossibile capire se uno è un prodigio oppure no. Ma fino a prova contraria, ciò che rende grande qualcuno in campo artistico non è il modo in cui si trasmette il “messaggio”, ma il contenuto di questo stesso. Perché è anche di questo che si tratta in questi aspiranti: manca il contenuto, la sostanza, pur avendo gli strumenti per esprimerli. Inoltre, in uno che fa musica ciò che non deve mai mancare sono l’ispirazione e la capacità di creare delle belle melodie e arrangiamenti. Da molti anni a questa parte la voce non è più una caratteristica imprescindibile del musicista, considerando cosa si riesce a fare in sala di mixaggio. Piuttosto che affidare a queste aspiranti star la creazione in toto di canzoni, si ha anche pensato che questi potessero prestare la propria voce per qualcuno che di talento composito magari un minimo ne ha. Per fare un esempio, i tanto osannati One Direction, reduci da X Factor, non fanno altro che cantare canzoni scritte da altri e comportarsi esattamente come fa di solito una boyband, cioè comparire in pubblico e firmare autografi.

Ma così torniamo al punto di partenza: abbiamo delle popstar di consumo destinate al dimenticatoio entro qualche anno. Perché quasi sempre è questa la fine che fanno le band concepite e create dalle case discografiche. Inoltre, si perde il significato originale per cui si era concepito un programma come X Factor: alla fine, uno che sia in grado di “sfondare” con le sole proprie capacità non se ne trovato. Lo dimostrano i fatti: gente che esce dai talent show e poi riempie gli stadi non è tanta. Magari può esserci un Marco Mengoni e la sua schiera di fans, ma altri esempi non me ne vengono in mente.

In conclusione, i talent show musicali non hanno utilità perché non permettono di scoprire i veri talenti. L’eccezione ci può essere sempre, ma un artista completo non ha bisogno di costruirsi la fama sull’apparenza, perché è di questo che si tratta quando si ha a che fare con queste trasmissioni . David Bowie, Paul McCartney, Jeff Buckley con la propria voce erano o sono in ancora in grado (per fortuna!) di suscitare un’emozione. Ma la voce è solo un veicolo, come lo possono essere la melodia o le parole. E’ la miscela di questi fattori a rendere speciale, memorabile, leggendaria una canzone. Il fattore X perciò va individuato in un insieme di elementi presenti nello stesso momento nello stesso musicista. Non basta saper cantare. Mi sembra di aver detto delle cose scontate, ma pare che non siano così scontate per chi lavora in campo discografico.

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