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Credo che una delle esperienze più affascinanti nel visitare una grande biblioteca sia il provare un misto di emozioni tra stupore, sorpresa e meraviglia. Ti trovi di fronte ad un “pezzo”, piccolo o grande che sia, della cultura umana e ti senti piccolo piccolo, incapace di immaginare in quanto tempo un solo uomo potrebbe leggere e conoscere tutto ciò che c’è stipato lì dentro. Credo che sia una sensazione fantastica (probabilmente Kant in questo caso parlerebbe di sublime) contemplare insieme, in un sol luogo, sia la potenza che la finitezza del pensiero umano. Tutto il contrario di quanto appena descritto mi capita invece quando entro nei negozi che vendono libri usati. Libri quasi nuovi o prepotentemente vecchi sono ammassati in ogni dove, in un turbinio di polvere e carta strappata che profuma di antico. Buttati su polverosi scaffali attendono fiduciosi che qualcuno abbia ancora voglia di aprirli e di incontrarli (per usare un’espressione suggerita da Quadro in un precedente articolo di questa serie dedicata alle biblioteche). Non so bene spiegarmi il perché, ma appena entro in questi luoghi (a mio parere oltremodo fantastici) mi assale una malinconia e uno sconforto terribile. È una sensazione che non dura poi molto, dato che già pregusto i futuri affari che sto per fare in quel pozzo dimenticato di cultura, ma che comunque si presenta e mi porta a riflettere.

Non riesco proprio a spiegarmi il perché qualcuno dovrebbe voler rinunciare a tutta la sapienza, grande o piccola che sia, contenuta in quei libri. Ovviamente non tutti i libri valgono la pena di essere letti, ma perché qualcuno arriva a svendere (perché di questo si tratta) la sua copia personale di uno dei più grandi capolavori del pensiero umano (che io poi ricomprerò a prezzo ridottissimo)? È davvero facile infatti trovare in queste biblioteche dimenticate, come a me piace definirle, una gran quantità di libri famosissimi e che devono assolutamente (scusatemi per il forte imperativo) essere letti almeno una volta nella vita. Non di rado è possibile anche trovarli in pregevoli edizioni storiche, ricercatissime sul mercato. E allora perché ce ne priviamo?

Una delle risposte che si sente più frequentemente a questa domanda (almeno a detta di chi in questi posti ci lavora) è più o meno questa: si dirà che alla fine arriviamo tutti ad un certo punto in cui dobbiamo decidere che cosa tenere in casa, perché d’altra parte, abbiamo bisogno di spazio. Bisognerebbe ora chiedersi a cosa diavolo ci serve questo spazio in più (che cosa ce ne facciamo? Cosa dobbiamo metterci?), ma ancora prima dovremmo domandarci perché decidiamo, come prima cosa, di eliminare i libri e parcheggiarli dove non ci diano più fastidio, magari anche ricavandoci qualche soldo se è possibile. Forse perché, in fin dei conti, l’oggetto libro non è più così indispensabile come lo era una volta (riflessioni che suggerivo nel mio primissimo articolo pubblicato sul nostro blog), o forse perché semplicemente non ci interessa creare una nostra piccola “biblioteca personale” in casa. Qualunque sia la risposta che sentiamo di dare, sarebbe già di fondamentale importanza riuscire a porsi la domanda.

Ero a casa di un mio amico una volta e  stavo osservando la sua ben fornita libreria. Chiedendogli se avesse letto tutti quei libri lui mi rispose con una frase che mi fece molto riflettere: “Molti non li ho mai nemmeno aperti. Vedi, a me i libri a volte piace più possederli che leggerli”. Credo che questa sia una grande risposta, una bella filosofia (abusando un po’ di questo termine): per prima cosa un libro iniziamo a farlo nostro, a possederlo, ad assicurargli uno spazio nel nostro ambiente quotidiano. Poi, se avremo tempo e voglia, arriverà il momento giusto per leggerlo e per attingere qualcosa dalle sue pagine. Teniamolo lì, al calduccio della nostra casa, pronto a farci compagnia nel momento del bisogno. Solo in casi estremi dovremmo prendere in considerazione la soluzione definitiva di venderlo. Sperando comunque che qualcun altro, un frequentatore delle biblioteche dimenticate, abbia voglia di comprarlo e di farlo rivivere.

Questo articolo appartiene a una serie che il blog sta sviluppando attorno al tema della BIBLIOTECA. Qui segue l’elenco degli altri articoli già pubblicati:

  1. Incontri ravvicinati
  2. La bizzarra biblioteca di Coimbra
  3. Continuate a costruire la vostra torre
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