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La polemica divampa negli stadi, ma soprattutto al di fuori di essi. Addirittura si parla di discussioni parlamentari a riguardo, dato che di problemi non ce ne sono già abbastanza. Stiamo parlando di calcio “giocato”? Ovviamente no, altrimenti non ci sarebbe tanto da preoccuparsi. Stiamo purtroppo parlando di ciò che avviene sugli spalti degli stadi, soprattutto nelle curve del tifo organizzato. La questione verte sui cori di “discriminazione territoriale” pronunciati dagli ultras di alcune squadre che hanno portato prima alla chiusura parziale di alcuni settori dello stadio e poi dell’intero impianto sportivo (come ad esempio è successo al Milan che, prima che il ricorso venisse accettato, ha rischiato di giocare la prossima partita in un San Siro completamente deserto). La domanda è: si tratta di sanzioni eccessive e soprattutto inutili oppure di pene doverose?

Per prima cosa cerchiamo di capire cosa ci dice la “legge”. Prendiamo il codice di giustizia sportiva della “Federazione Italiana Giuoco Calcio”, che regolamenta questi comportamenti, e leggiamo al punto 11, comma 1: «Costituisce comportamento discriminatorio, sanzionabile quale illecito disciplinare, ogni condotta che, direttamente o indirettamente, comporti offesa, denigrazione o insulto per motivi di razza, colore, religione, lingua, sesso, nazionalità, origine territoriale e/o etnica, ovvero configuri propaganda ideologica vietata dalla legge o comunque inneggiante a comportamenti discriminatori». Questa regola, modificata recentemente per inasprire le sanzioni in caso di cori razzisti negli stadi, sembra quindi voler equiparare ogni forma di “discriminazione territoriale” proprio al razzismo. Dato che la condanna contro i cori razzisti sembra unanime ed indiscutibile (spero), precisiamo quali sono alcuni dei cori di “discriminazione territoriale” qui messi sotto accusa:

  • Noi non siamo napoletani
  • Senti che puzza scappano i cani stanno arrivando i napoletani/ o colerosi, terremotati,
    con il sapone non vi siete mai lavati/ Napoli merda, Napoli colera, sei la vergogna dell’Italia intera/ napoletano sporco africano stai pur sicuro prima o poi ti accoltelliamo!
  • Un solo grido, un solo allarme, Milano in fiamme, Milano in fiamme/ e se c’avanza un solo cerino pure Torino pure Torino!!!

Vorrei farvi notare la grande capacità dei tifosi di creare delle vere e proprie “poesie”, oggetto di studio dei più grandi letterati italiani, per costruire i loro cori. Al di là dell’ironia, come si può notare i principali bersagli dei cori sono i napoletani, anche quando la partita che si sta disputando non riguarda in alcun modo il Napoli. Perché? Il secondo coro riportato sembra davvero accostabile ad insulti razzisti (anche se  per precisione bisogna dire che negli stadi oggigiorno i tifosi si fermano alla prima strofa), ma cosa dire del primo e del terzo? Sono davvero insulti razzisti o più semplicemente degli “sfottò”?

I due fronti, ormai ben schierati, sono quello del tifo organizzato, che difende la possibilità di gridare e cantare “sfottò” a squarciagola per tutta la partita, e quello delle istituzioni, che invece richiede maggiori sanzioni contro questo tifo ultras incontrollato e fortemente offensivo. Il “muro contro muro” sembra ormai destinato a protrarsi all’infinito, se non si deciderà di prendere una decisione seria quanto prima. Ricordiamo inoltre che le decisioni di squalifica di un campo penalizzano anche i normali tifosi, non facenti parte dei gruppi ultras, che seguono le partite dalla tribuna e non dalle curve.

Parlando da tifoso non posso che dire che gli “sfottò” hanno sempre “fatto parte” del gioco. Tra le tifoserie esistono rivalità ultradecennali, e una parte divertente dell’andare allo stadio a vedere una partita importante è anche quella di cantare qualche coro. Sottolineo che anche quella componente è divertente, ma non per quello si va allo stadio. Allo stadio bisognerebbe andarci innanzitutto per sostenere la propria squadra e per vedere un bello spettacolo, poi magari anche per cantare qualche sfottò. Ma se l’obbiettivo di un tifoso diventa quello di andare allo stadio solo per insultare altri tifosi, allora io non riesco a chiamare quello un “tifoso” nel senso pieno del termine. Il tifo ultras è un elemento bellissimo dello stadio, che contribuisce allo spettacolo con le sue coreografie prima di ogni partita, con le trasferte fino a luoghi lontanissimi per sostenere la squadra, con i suoi striscioni ironici o celebrativi e con molto altro. Ma non possiamo diventare “schiavi” di una “dittatura” del tifo ultras che non vuole rispettare le regole (mi scuserete per i termini forti e forse inopportuni che ho usato). In Inghilterra con gli “Hooligans” si è sfiorata questa situazione e si sono dovute prendere scelte molto drastiche per risolvere il problema. Se si decide che questi cori sono uguali ad insulti razzisti, come tali vanno puniti, limitando però ragionevolmente le sanzioni a quella “fetta” di pubblico da cui partono. Ricordo che parliamo in entrambi i casi di una forma di “discriminazione”. Proprio domani (mercoledì 16 ottobre) è in programma una riunione della Lega Calcio per decidere finalmente come trattare il problema (e magari anche risolverlo). Sperando che, da domani in poi, il calcio torni ad essere solo quello giocato (chissà perché,  ma in un certo senso so già che le cose non andranno proprio così e la polemica continuerà ancora per tanto…).

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One thought on “Ma quali sfottò?!

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