Home

the-terminal

Gli aeroporti hanno un non so ché di affascinante che li rende tra i primi nella classifica dei luoghi che preferisco. Già qui bisognerebbe porsi una domanda: sia ha a che fare con un luogo, quando si parla di terminal, gate e check-in, o di un non-luogo? Il neologismo nonluogo (non-lieux) fu coniato dal sociologo francese Marc Augé all’inizio degli anni ’90 nella sua opera intitolata Nonluoghi. Introduzione a una antropologia della surmodernità (Non-lieux. Introduction à une anthropologie de la surmodernité,1992) per indicare due concetti distinti ma complementari: definire quegli spazi costruiti per un fine specifico, come il trasporto, il transito, il commercio, le attività di svago, e dall’altra parte per descrivere il rapporto fra gli stessi spazi e gli individui che li popolano. L’accezione del termine è piuttosto negativa, in quanto i non-luoghi sono tali perché la loro particolarità sta nel fatto di non avere una storia, di non avere una identità in cui i frequentatori si immedesimano e di non essere culla, solitamente, di relazioni umane. Sono, per Augé, spazi in cui milioni di individualità si incrociano senza entrare in relazione: l’unico interesse che li spinge è il desiderio di perseguire quel fine specifico per il quale il non-luogo è stato costruito.

L’aeroporto s’inserisce perfettamente nella descrizione fornita dal sociologo citato. Proprio perché reputo più che interessante una lettura di questo tipo, e dal momento che la condivido, mi piace pensare che si possa interpretare anche secondo un’accezione positiva. Spesso le medaglie hanno due facce: i soggetti che mi rendono più curiosa sono proprio quelli che presentano un’ambiguità costitutiva e un’inafferrabilità che li caratterizza.

L’aeroporto è “sospeso”. Varcata la soglia delle porte di vetro scorrevoli alle “Partenze”, spesso a coglierci è un senso di spaesamento. Subito, infatti, siamo circondati da voci poco comprensibili che ai microfoni invocano con una certa freddezza nomi di passeggeri ritardatari, aperture di gate, cambi di orari. Gente che pattina goffamente trascinando valigioni a causa dei quali probabilmente pagherà un’ammenda per ogni chilo che superi i limiti imposti dalle compagnie aeree, e personaggi che, portando con agilità la ventiquattrore con due dita, si danno il tono di essere esperti conoscitori dell’ambiente e probabili collezionisti di millemiglia. Il nostro appiglio, nella confusione, è il tabellone con le liste dei voli, dei relativi sportelli del check-in e delle uscite per l’imbarco. Spaesamento, però, anche perché da quel momento si entra in un microcosmo che nulla ha a che fare con il “paese” che normalmente abitiamo. Sembra che non vigano più le consuetudini e le regole statali, ma che l’individuo intraprenda comportamenti e azioni che non ha occasione di compiere se non in un aeroporto. Addirittura non si pagano neanche più le tasse allo stato (ma se si tratta di tasse, queste si pagano alle compagnie aeree al momento dell’acquisto del biglietto): sono un chiaro esempio di questo fatto i negozi duty-free, meta agognata dei tabagisti, dei cercatori di spiriti senza il bollino statale sul tappo e di quelle, come me, che ne approfittano per scovare il prezzo più basso al quale aggiudicarsi profumi di Chanel. Proprio questo spaesamento, allo stesso tempo da intendersi in modo letterale e metaforico, è capace di generare curiosità, senso di libertà, desiderio di avventura e viaggio, e ugualmente inquietudine, sentimento del tutto complementare a quelli appena elencati.

L’aeroporto è un luogo di confine, o meglio, sul confine. E’ un crocevia: le persone non vi abitano, ma vi transitano. Spesso, però, bisogna ammettere che vi sostino anche a lungo. E’ per questo che assomiglia ad un formicolante microcosmo: dal momento che è un luogo d’attesa – soprattutto nel caso sopraggiungano inconvenienti – all’individuo vengono offerti servizi che possano, in qualche modo, evitare che si senta un po’ troppo e troppo a lungo spaesato. Negozi, per lo più di grandi firme, in cui farlo sentire un po’ un eletto, bar e ristoranti, edicole. E le cappelle. E’ la presenza di queste ultime a fare la differenza e a stuzzicare la mia curiosità. Fin dall’avvento del Cristianesimo, anche il più piccolo borgo ha la sua chiesa e si sviluppa intorno ad essa: ho l’impressione che sia proprio in questo modo che, anche negli aeroporti, si cerchi di ricreare una sorta di comunità chiusa, impermeabile rispetto alle influenze del “vero mondo esterno” e del tutto autosufficiente (c’è anche la chiesa!) che vive sul confine – anche se non geograficamente parlando. A rafforzare la mia posizione, dopo che si è oltrepassata la dogana, non è possibile uscire e, anche se si riuscisse, ci si ritroverebbe lontani dalla città di riferimento, sperduti in paesaggi autostradali desolatissimi.

L’aeroporto è un microcosmo anche perché ha un tempo tutto suo: esiste solo il tempo, infatti, che scandisce le partenze dei voli. Gli orologi, visibili da ogni angolo, non indicano altro, all’individuo, che il conto alla rovescia allo scadere dell’attesa che lo separa dal momento in cui allungherà la gamba per salire sul velivolo (quel passo è magico, ogni volta provo un brivido! Anche perché la lingua metallica che fa da gradino mi sembra sempre troppo sottile e fragile per reggere i passi di centinaia di viaggiatori al giorno).

hotel_in_centro_a_verona_aeroporto

Dinamico visto da fuori, è statico visto da dentro, per coloro che sono costretti alle lunghe attese appollaiati sulle sedie di ferro a fissare ogni movimento delle hostess di terra per indovinare il momento più propizio per saltare su, aggiudicarsi il posto di capofila e avere il privilegio di scegliere i posti migliori in aereo. E’ un (non)luogo di passaggio in cui si è costretti, paradossalmente, a stare fermi. Dev’essere proprio quest’aurea paradossale e contraddittoria che, ai miei occhi, rende gli aeroporti così affascinanti.

Foto: Internet

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...