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Vorrei  esporre in questa articolo una riflessione su un elemento della nostra società moderna che col passare del tempo diverrà sempre più importante, data la sua crescente espansione. Il tema in questione e l’ urbanesimo, il fenomeno per cui il centro urbano acquisisce sempre una maggiore centralità a discapito dell’ ambiente rurale. Ciò è soprattutto dovuto al trasferirsi della popolazione contadina nella città. Per essere più chiari, vorrei parlare di come ritengo che nel futuro prossimo e remoto debbano svilupparsi i grandi centri urbani di fondazione più o meno recente. Tale riflessione prende in considerazione città di più continenti: Europa, America, Asia. Ma cominciamo con l’introdurre i concetti generali  di tale riflessione.

Introduzione:

Oggi come oggi, sparsi per il mondo esistono centri urbani di imponenti dimensioni (conosciuti soprattutto come megalopoli) i quali esercitano un’ enorme influenza sulla realtà politica, culturale,sociale,demografica di intere nazioni. Si prenda come esempi Tokyo, Londra, Hong Kong, New York, Il Cairo. Sono città dove varie milioni di persone vivono e tessono relazioni tra loro, si scambiano idee, apprendono nuovi stili di vita, entrano in contatto anche con altre culture. L’ idea secondo cui le rivoluzioni possano scoppiare quasi esclusivamente nelle città è vera. La città è il luogo dove le idee ed anche il progresso prendono piede per poi diffondersi nel resto della realtà nazionale ed internazionale. E questo è un processo che non tenderà a declinare: negli anni ’90 si pensava che Internet avrebbe portato le città al declino, dato che le distanze tra gli internauti sarebbero scomparse . Ciò tuttavia non è avvenuto, ma, anzi, è successo il contrario: le popolazioni urbane anche dei paesi sviluppati non solo sono aumentate costantemente in questi anni, ma anche le stesse città stanno assumendo un nuovo aspetto più moderno, più inclusivo, più “smart”. Infatti la tecnologia sta rendendo le nostre metropoli più efficienti e vivibili, dato che ora gli stessi cittadini possono contribuire al suo miglioramento attraverso l’uso, guarda caso, di Internet: ognuno con il proprio device collegato alla Rete può segnalare ,attraverso apposite apps, problemi legati al traffico, eventi culturali, luoghi in città dove trovare facilmente mezzi di trasporto innovativi come le automobili del car sharing.Questi sono solo alcuni di esempi  di come Internet può contribuire a migliorare la nostra vita urbana.

Vorrei anche sfatare il mito secondo cui più una città è grossa, più ha problemi ed è meno efficiente. Secondo recenti ricerche, le città più grandi non solo concentrano,accelerano e diversificano le attività sociali ed economiche, ma anzi, portano a maggiori opportunità di crescita economica ed innovazione. E un dato sorprendente è il fatto che le grandi città sono i luoghi più “verdi”, poiché chi vive in esse ha un’ impronta energetica più ridotta di chi risiede in centri più piccoli. Per fare un esempio ,una città di 2 milioni di abitanti produce più ricchezza e consuma meno energia di due città da 1 milione di abitanti ciascuna.

Le sfide del futuro

Il costante aumento della popolazione urbana sta comunque conducendo, soprattutto in certe parti del mondo, a problemi da risolvere il prima possibile:  creazione di malsani quartieri-dormitorio, traffico stradale, mancanza di strutture basilari adeguate come ospedali e scuole. Questi problemi rendono la vita in città frustrante e poco attraente. E’ chiaro che se una città vuole evitare il collasso deve risolvere tali questioni nel modo migliore. Varie possono essere le soluzioni, tra cui: la promozione del trasporto pubblico il quale però deve essere diffuso in modo capillare sul territorio urbano; realizzazione di aree di svago in ogni nuova zona abitativa; ma soprattutto, la creazione di tutte le strutture necessarie per vivere nel quartiere affinché gli spostamenti di persone non siano necessari. Intendo il creare scuole, ospedali, negozi al dettaglio e pure posti di lavoro di ogni genere dentro di esso. Anche chi vive in periferia cosi non ha bisogno di compiere particolari spostamenti per le proprie necessità.

Se oggi vediamo che le nostre città sono invase dal traffico le cause stanno nel fatto che molta gente vive in quartieri privi o quasi di servizi e che per lavorare talvolta è obbligata a prendere l’automobile (dato che con i mezzi pubblici impiegherebbe un’ eternità) e attraversare la città.

Attualmente le principali città del mondo hanno tutte gli stessi problemi, ma c’è chi li affronta con accortezza, mentre altri che tali problemi non è ancora in grado di risolvere o fa finta di non vederli. Credo che prendendo come esempio alcune città renderò più chiaro il discorso generale. Le città di cui parlerò mostrano diverse vie di impostazione urbana, talvolta totalmente discordanti tra loro.

Metropoli virtuose: Londra e Sidney

Con le Olimpiadi del 2012,Londra  ha visto la riqualificazione di una delle sue zone più marginali con energie pulite e aree verdi. La zona di Startford, nel East End, è stata fin dall’ 800 una zona interessata dal degrado e dalle industrie. In vista di un grande evento internazionale, si è deciso di rifare tutto da capo. Sono stati abbattuti centinaia di edifici fatiscenti e si è creato un nuovo quartiere avveniristico ed ecosostenibile. Inoltre qui sono state costruite 9 mila nuove unità abitative, tra cui alcune a prezzi abbordabili per famiglie poco abbienti. E’ interessante il fatto che tutto il progetto è stato, fin dal concepimento, sottoposto ad una discussione aperta con gli abitanti del quartiere interessato. Tutto ciò al fine che il nuovo quartiere non sia soggetto ad una precoce gentrification , per cui cittadini ricchi comincino a comprare le case e i prezzi di queste ultime salgono esponenzialmente. Si spera che una dinamica di progettazione tale venga adottata in seguito anche in altre città.

 La città di Londra può vantare il sistema di metropolitana più antico del mondo, nonché uno dei più imponenti: 460 km di rotaie, divisi in 13 linee e 382 stazioni, con una media di 1 miliardo di passeggeri l’anno. L’uso della metropolitana,combinato a quello della ferrovia, ha permesso il ridursi della distanza tra periferia e centro. Ciò ha attenuato (talvolta notevolmente) il fenomeno dei quartieri-dormitorio: le zone servite dalla subway e dalla railway  , sono quasi sempre centri tutt’altro che morti, caratterizzati da attività commerciali talvolta non inferiori a quelli di un qualsiasi centro città di medie dimensioni. Un discorso simile vale per  Sidney, Australia: una città che si estende per 40 km da est a ovest, circondata per centinaia di kilometri dal nulla. Anche qui assistiamo ad una decentralizzazione, per cui non vi è solo la downtown che offre luoghi di interessi, ma anzi vi sono varie zone distanti tra loro che possono essere considerati veri e propri  centri che offrono lavoro nel settore terziario e quaternario.

Purtroppo non si può fare un discorso simile per altre città del mondo sviluppato. Vi sono città che hanno periferie desolate e prive di vita, caratterizzate quasi esclusivamente da abitazioni popolari e carenti di adeguati collegamenti con il centro, oppure vi sono altre città che sono strutturate come un’ unica, grande   periferia.

Metropoli viziose: Los Angeles e Roma

Los Angeles è un mostro! Basta dare un’occhiata a questa città da Google Maps  per capire cosa intendo. Cento chilometri nord-sud, ottanta est-ovest. Qui vivono 12 milioni di persone, in fondo nemmeno tante considerando l’estensione. New York e dintorni si espande per meta dello spazio ma gli abitanti sono 20 milioni. Infatti la densità per kilometro quadrato di New York è quasi 5 volta quella di L.A. Ma al di là di ciò, Los Angeles non si presenta come una città, bensì come un immenso agglomerato  di villette a schiera, in effetti privo di un vero e proprio centro. Ciò comporta tanti, tanti problemi: distanze enormi dal posto di lavoro; sistemi di trasporto di massa come la metropolitana incredibilmente costosi e difficilmente realizzabili,date appunto le distanze e la bassa densità abitativa intorno ad una ipotetica stazione. Inoltre nulla fa ha mai fatto presagire che Los Angeles possa promuovere un miglioramento del sistema dei trasporti: vi è appena una linea una della metropolitana (incluse qualcun’ altra abbandonata dagli anni ’40!) e L.A giustamente ha guadagnato negli anni l’appellativo di “città dell’automobile”. E bisogna dire che sopratutto le zone degradate (e non sono poche) sono caratterizzate da pochi servizi commerciali e strutture come scuole e ospedali piuttosto inadeguati. Chi abita a Los Angeles, in ogni caso è obbligato ogni giorno prendere la macchina e percorrere per chilometri monotone strade sempre dritte, contribuendo all’inquinamento atmosferico. Al contempo, la presenza di una bella autostrada che passa in mezzo alle villette, scenario assai comune, non fa altro che peggiorare la vivibilità. Non parliamo poi del consumo energetico: la mancanza di impianti energetici centralizzati,come vengono usati nell’edilizia a media e alta densità, aumentano enormemente il consumo energetico.

L’ America del nord è piena di città simili, con giganteschi sobborghi costituiti esclusivamente da villette a schiera dove si ha di gran lunga il maggior consumo energetico al mondo. Per fortuna in Europa non vi è nulla di paragonabile. Ma certe città da noi hanno altri problemi che non si discostano troppo da quelli di Los Angeles. Un esempio in Italia è proprio la nostra capitale.

Quando si parla di Roma, si parla del centro storico. Tv, cinema, turismo: tutto è incentrato sui monumenti del passato. Ma Roma non è solo questo. Qui vivono quasi 3 milioni di persone. Ma quasi nessuna di queste può permettersi di avere una bella casa con vista sul Colosseo o Vaticano. Infatti il Romano medio vive in periferia, in una casa costruita negli anni ’50-’60, deve attraversare mezza città per recarsi al lavoro e sorbirsi code chilometri di traffico sul Raccordo Anulare. Roma è, senza mezzi termini, strutturata male. La periferia è un enorme dormitorio: basti pensare che, nel periodo del boom economico, Roma è stata soggetta a un boom edilizio per cui si ha costruito SOLO ED ESCLUSIVAMENTE abitazioni. Non si è realizzato un singolo quartiere pensato per dare lavoro. Al limite si ha costruito negli anni successivi qualche torre d’ uffici nel quartiere dell’ EUR e poco altro. Per “definizione”, Roma ha un’economia basata sui servizi. Ma tali servizi sono scandalosamente inadeguati in buona parte della città. Il sistema dei trasporti pure non è proprio eccellente: la metropolitana fino agli anni ’80 era inadeguata per una città di grandi dimensioni e ancora oggi l’ Atac (l’ente per il trasporto pubblico) riceve relativamente pochi finanziamenti. Il fatto è che è una città fortemente centralizzata, amministrata da una classe politica convinta che si possa vivere solo di turismo e politica, tralasciando la vivibilità di quella che ormai da tempo è la vera Roma, quella delle borgate.

Conclusione: il futuro sta nella città, non nel sobborgo

Molti esperti di economia, urbanistica e società sono concordi nell’affermare che il modello di sviluppo suburbano non è compatibile con l’ambiente e può limitare la diffusione di idee dovuta al contatto tra persone. Il sobborgo apparentemente rappresenta un modo di vivere ecologico, ma talvolta è semplicemente una scusa per poter avere il proprio giardino in cui prendersi il sole. Inoltre i tempi in cui le grandi città occidentali erano poco sicure e attraenti sono finiti. In opposizione a tutti gli pseudo ecologisti  e a chi è contrario alle città, rispondo che molti pregiudizi su di essa sono completamente errati. Queste persone potranno anche avere il proprio praticello, ma se poi devono fare chilometri di strada in macchina per lavorare, forse dietro c’è un po’ di ipocrisia. Bisognerebbe concentrare lo sviluppo edilizio entro i confini cittadini, sostituendo i vecchi edifici preesistenti, costruendo tendenzialmente in verticale, piuttosto che in orizzontale, e mi fermo qui poiché ci sarebbe da discutere sul valore e utilità del grattacielo, il quale è sempre stato soggetto di pareri contrastanti.

Un altro discorso riguarda le città dei paesi sviluppo: è fondamentale che esse non si circondino di immensi sobborghi a bassa densità abitativa. Se, per esempio, i miliardi di cinesi e indiani vorranno ricalcare il modello dei sobborghi residenziali e dell’ automobile, allora le emissioni di CO2 nel mondo si alzeranno molto. Per fortuna, sembra che in quei paesi lo abbiano capito. Infine, le buone scuole e i buoni ospedali possono tranquillamente trovarsi in piena città, basta non partire con il pregiudizio che la città sia semplicemente un covo di disperati in cerca di fortuna.

Perché, del resto, è in città che vi è speranza per avere un futuro migliore ed è qui che nascono le innovazioni. Tale discorso è adatto per le città sia del primo che del terzo mondo, poiché anche New York e Londra, una volta, erano piene di poveri speranzosi di migliorare il proprio tenore di vita. Dobbiamo renderci conto che il progresso, il futuro, è urbano, e non suburbano o rurale.

Alessandro De Rosa (Ziggy)

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One thought on “Città = Futuro ?

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