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È di qualche giorno fa la notizia della vendita della maggioranza delle azioni del gruppo “Telecom Italia” al colosso spagnolo delle telecomunicazioni “Telefònica”. Per giorni i mass media non hanno fatto altro che parlare di questa cessione, che condanna un’altra delle storiche aziende italiane a padroni “stranieri”. Senza stare qui a proporre riflessioni complicate di economia e finanza, ho pensato di chiedere un parere sulla situazione attuale a chi ha fatto parte di questa azienda per molti anni. E non ho dovuto cercare molto, dato che questa persona vive stabilmente a casa mia: mio padre Pietro.

R: Ciao papà, come stai?

P: Non male dai. Un po’ assonnato forse (è da poco passata l’ora di pranzo).

R: Ti va di parlarci un po’ della tua ormai cara ex-azienda “Telecom Italia”?

P: Se proprio devo farò questo sforzo, ma ti direi di partire con ordine.

R: In che senso scusa?

P: Io sono stato assunto nel lontano 1975 non da “Telecom Italia”, ma dalla ormai defunta “SIP” (“Società Italiana par l’Esercizio Telefonico”, logo qui sotto). A quei tempi chi aveva la fortuna di avere un posto fisso aveva anche la possibilità di formare una famiglia con basi solide, grazie ad uno stipendio sicuro garantito dallo stato. Prima di essere assunto dovevi frequentare un corso di formazione o a Milano o a Torino. Per tanti lavoratori, del nord come del sud, il mito di entrare a far parte di questa grande società era molto ambito.

 

R: Dalle tue parole mi sembra di capire che la “SIP” era un’azienda statale…

P: Certamente, faceva parte del gruppo “IRI” (un’istituzione voluta da Mussolini). Tutta la rete telefonica capillare italiana è stata costruita grazie all’intervento statale e alla manodopera di numerosi operai che provvedevano, dopo la posa di cavi telefonici, a soddisfare l’esigenza di ogni italiano di avere nelle proprie abitazioni il caro vecchio telefono grigio.

R: Quali erano le tua mansioni?

P: Ho fatto per 35 anni impianti telefonici in tutta la rete di Milano e provincia, installando numeri singoli e (forse non tutti sanno cos’è) il numero duplex, che consisteva nel far funzionare due utenti con un solo doppino (impianto). In questo modo si poteva risparmiare sul canone, ma l’inconveniente era che se uno dei due utilizzava la linea, l’altro restava muto. Non proprio un successone diciamo, anche se il risparmio c’era…

R: In tanti anni hai visto sicuramente l’ingresso e la trasformazione di moltissime tecnologie. Quali ti mancano di più?

P: Ti sembrerà una risposta banale, ma quello che mi manca di più è il lucchetto telefonico

R: Sono ignorante papà, spiegami.

P: Il lucchetto serviva per bloccare il disco dell’apparecchio telefonico per non permettere ai figli di fare lunghe e costose telefonate quando i genitori non c’erano (foto qui sotto). E poi certo, mi mancano le cabine telefoniche poste negli angoli più importanti della città, il caro vecchio gettone, le lunghe file di militari che con il sacchetto di gettoni in mano aspettavano il proprio turno per chiamare fidanzate e genitori (con la speranza, tramite qualche sotterfugio, di poter incastrare il gettone e chiamare gratis). E ovviamente le schede telefoniche, che sostituirono il gettone e le monete. I ragazzi le collezionavano, sai quante ne ho regalate.

R: E’ vero che alla “SIP”  il lavoro era molto tranquillo?

P: Sicuramente è vero, i ritmi erano molto lenti e sapevamo gestirci (anche perché, in un vecchio detto popolare, si dice che i 1000 di Garibaldi riposavano 500 alla “SIP” e 500 all’ ”Enel”). Aggiungo però che l’impianto telefonico veniva costruito partendo dalla centrale di appartenenza fino all’abitazione dell’utente, che poteva sì essere in un appartamento, ma anche in una vecchia cascina sperduta chissà dove. Quindi il nostro bel lavoro da fare ce l’avevamo. Dovevamo costruire da zero la rete telefonica italiana.

R: Quando hanno iniziato a cambiare le cose?

P: Sicuramente con l’avvento dei cellulari il nostro lavoro non è stato più lo stesso. Poi con la privatizzazione del 1997 tutti fuggirono da “Telecom Italia”, che era nata nel 1994, per appoggiarsi a compagnie telefoniche diverse dalla nostra che promettevano grande risparmio, ma con poca assistenza. È ciò che sta accadendo in questi anni con il libero mercato dell’energia e del gas, né più, né meno.

R: Pensi quindi che la privatizzazione sia stato un bene o un male per l’azienda?

P: Dal mio punto di vista un male. Tutti hanno approfittato di una rete già esistente, pagata dallo Stato (e quindi da noi cittadini), che hanno potuto sfruttare per i loro scopi, preoccupandosi soltanto del profitto economico.

R: E di quest’ultimo “passaggio di mano” cosa ne pensi?

P: L’Italia sta cedendo a costo zero una rete capillare telefonica che permetterà ai nuovi padroni di usufruire di enormi vantaggi senza avere speso niente. Non dimenticarti che anche il vostro blog non potrebbe funzionare senza il supporto di questa rete fissa (che ha sostituito il famoso telefono con il lucchetto di cui si parlava prima). Dato che il futuro è sul web, chi avrà la rete fissa comanderà il mercato.

R: E per i lavoratori cambia qualcosa oppure no secondo te?

P: Per i 47000 lavoratori molto probabilmente arriveranno tagli, esuberi, prepensionamenti. E chi resterà si troverà con dei nuovi padroni (più indebitati dei precedenti) che vorranno più produzione in minore tempo. Ho sentito qualche mio ex-collega che lavora ancora in “Telecom”: sono tutti molto preoccupati per il futuro. Il piccolo lavoratore non può però essere preso in considerazione in queste grandi manovre economiche. Penso che, anche questa volta, le nostre istituzioni si siano accorte del problema un po’ troppo tardi, a cose ormai quasi già fatte. Un’altra grande storia italiana ci viene sottratta sotto i nostri occhi. E noi rimaniamo pressoché impotenti.

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One thought on “Ah, quando c’era la SIP…

  1. Una grande storia ed una grande ricchezza…. la rete telefonica italiana.. oramai in completo stato di abbandono, vista la cronica assenza di manutenzione (dovuta agli indiscriminati tagli…)
    Personalmente conservo tutt’ora tante schede telefoniche regalatemi dal caro “Piero della SIP” !! 😉

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