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Quest’articolo riprende brevemente l’argomento della magistrale riflessione di deafandy0 in “La vittoria di un progetto”, proposta qualche mese fa sempre su questo blog. Consiglio perciò una lettura propedeutica del precedente articolo del mio illustre collega, prima di leggere la mia esperienza (sempre che voi ne abbiate voglia).

Purtroppo è successo anche a me. Tre settimane fa il mio amato/odiato cellulare Nokia E75 mi è scivolato per l’ennesima volta dalla tasca dei pantaloni, cadendo fragorosamente al suolo. “Il solito graffietto in più sulla cover, come tutte le altre volte”  ho pensato, ma purtroppo stavolta mi sbagliavo di grosso. Provo a riaccenderlo, “Evvai parte! Lo sapevo”. Peccato che lo schermo si illuminava soltanto, senza visualizzare alcuna immagine o colore. “Cavoli, qui l’ho fatta grossa…Mi sa che mi è partito il display LCD”. La diagnosi effettivamente era corretta.

Il tutto mi è stato confermato in uno dei numerosi centri di riparazione per cellulare (delle vere e proprie “cliniche”) che ormai pullulano nelle nostre grandi città. “E sì, il display ormai è proprio andato. Inoltre ha la cover da cambiare e la tastiera un po’ così così. È un peccato, perché il cellulare vale. E poi ormai così resistenti non ne fanno più”. Questo è quello che mi son sentito dire dopo appena 5 minuti di “visita” al mio cellulare (e dopo più di mezz’ora di coda). Morale della favola? Tra pezzi di ricambio e lavoro un preventivo di 100€. Già sento la voce di mia mamma che mi urla nelle orecchie “Fai prima a cambiarlo, prenditene uno nuovo di ultima generazione, spendi un po’ di più ma almeno ce l’hai nuovo! Piantala con sto coso che ti lamenti sempre”. Ma che ci devo fare, per prima cosa sono un cocciuto, inoltre sono molto affezionato a quel catorcio. Accetto quindi la proposta (anche se mi sembra un po’ cara) e abbandono lì il mio cellulare. Tornato a casa chiedo a mio padre se può velocemente recuperarmi un cellulare da usare mentre l’altro è in riparazione e lui, da buon MacGyver qual è, torna dopo una mezzo retta con un Nokia 1110, preso chissà dove. Come potete immaginare il passaggio da un cellulare uscito nel 2009 ad uno uscito nel 2005 non è stato per me proprio facilissimo, e già dal confronto visivo (che qui sotto vi ripropongo) c’era da aspettarselo.

Inizia così il mio periodo di “uso forzato” di quello che è ormai quasi un “reperto archeologico” della tecnologia. All’inizio non ci siamo proprio: non mi riconosce i numeri salvati nella rubrica, può memorizzare pochissimi sms tra inviati e ricevuti, la sveglia va un po’ per i cavoli suoi. Ma piano piano inizio a vedere un po’ di luce e anche qualche vantaggio: se cade al suolo (come puntualmente continua a capitarmi) non si fa nulla (anzi quasi rimbalza), non mi fa perdere tempo con applicazioni e giochi fondamentalmente inutili ed in più ha “Snake”, uno dei giochi per cellulare più famosi di sempre (chi non riconosce l’immagine di gioco qui sotto ha probabilmente avuto un’infanzia difficile, mi spiace per lui. Il povero malcapitato fa ancora in tempo a giocarci in rete con un emulatore). Cosa volere di più da un cellulare?

Preso dalla curiosità di scoprire qualcosa in più su questo “fossile”, navigando su Internet scopro che il Nokia 1110 detiene tutt’ora il record come telefono cellulare più venduto della storia, con 250 milioni di unità in tutto il mondo. Un gran bel vanto per questo “vecchietto” della tecnologia. E un motivo ci sarà. Nell’immagine qui sotto trovate una ricostruzione (molto parziale, dato che mancano tutte le più recenti series di cellulari) dell’evoluzione dei cellulari della Nokia.

Al di là degli elementi estetici e del design, che deve rimanere al passo con i tempi e con le mode per essere competitivo, quello che si sta cercando di fare negli ultimi anni è un tentativo di far entrare quante più cose possibili nel minor spazio possibile. È forse per questo che i cellulari di ultima generazione, i famosi smartphone che si evolvono e migliorano di settimana in settimana, sono ultra sottili, ultra leggeri e quindi anche “ultra rompibili” (scusate il tentativo di neologismo). Ma hanno il grande pregio di poter diventare dei veri e propri piccoli computer nelle nostre tasche, permettendoci di fare sempre più cose che solo qualche hanno fa sembravano fantascienza pura (e a qualche nostro nonno lo sembrano ancora). Grandi vantaggi quindi, senza alcun dubbio (o forse no?). Ma se siete sbadati come me e il vostro ultimo prodigio tecnologico dovesse inavvertitamente sfuggirvi dalla tasca e cadere per terra, allora purtroppo sono dolori (dato che farsi sostituire un display di questi “gioielli” può costarvi, in media, dai 150 ai 200€, sempre che non sia ancora, per vostra fortuna, in garanzia). Come in tutte le cose anche nella scelta di un buon cellulare bisogna ormai valutare tutti questi fattori.

Insomma, queste due settimane di “ritorno al passato” trascorrono molto velocemente e, dopo aver recuperato il mio Nokia E75 ormai “restaurato”, restituisco a mio padre, quasi con dispiacere, il Nokia 1110 (con tanto di “Snake”, uffa). Ecco che mio padre se lo porta di nuovo chissà dove, nascosto da qualche parte che solo lui sa (o magari se lo tiene stretto in tasca per giocarci e farlo cadere quando ne ha voglia, così da potersi fare sempre beffe dei nuovi smartphone). Che dire, caro mio “dinosauro del decennio scorso”, arrivederci alla prossima riparazione.

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