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Solitamente, quando noi profani pensiamo alle opere architettoniche moderne e contemporanee di Parigi, ci vengono subito in mente quei “mostri sacri” di costruzioni e dei rispettivi creatori – il Beaubourg di Renzo Piano, che ospita il Museo d’Arte Contemporanea (Centre Pompidou) o la sede dell’Unesco, per non parlare del simbolo di Parigi, la Tour Eiffel, e l’elegante Grand Palais, che hanno inaugurato l’epoca della modernità. Se si ha la fortuna di poter attingere alle conoscenze di qualche architetto, disposto ad improvvisarsi guida, meglio cogliere al volo l’opportunità. Parigi, città che riserva moltissime (belle) sorprese, nasconde dei veri gioielli dell’architettura contemporanea.

Institut du Monde Arabe

Situato nel 5ème arrondissement, è probabilmente l’edificio più celebre tra quelli che ho deciso di nominare. Progettato da Jean Nouvel, l’Istituto fu fondato nel 1980 dalla Francia e da venti paesi arabi per favorire i rapporti culturali tra il mondo islamico e quello occidentale. Ospita un’esposizione di oggetti d’arte islamica, una biblioteca ed una mediateca, nonché una caffetteria in cui vale la pena sorseggiare uno zuccheratissimo e bollente tè verde alla menta. L’entrata è subito suggestiva: composta da alti muri ricoperti di piastrelle bianche, decorati con alcuni segni, in ottone, dell’alfabeto arabo, inizialmente dà l’impressione agli avventori di essere un labirinto. Infatti dal punto di vista di un osservatore che si trova proprio sotto alle pareti, non è possibile vedere ciò che vi è oltre, perché queste impediscono la vista dell’edificio che si trova solo pochi metri più in là. Se si guarda l’ingresso dall’alto, però, ci si accorge che ha la forma di un crocevia: una simpatica suggestione. Quest’entrata dà su un grande spazio aperto di mattonelle lisce color grigio perla, dove capita spesso di vedere ragazzini che si esercitano in salti e peripezie con i loro skateboards. La facciata dell’IMA è realizzata con 1600 pannelli di metallo che filtrano la luce che entra nell’edificio: i diaframmi che compongono ogni pannello si aprono e chiudono in relazione alla quantità di luce che li colpisce. Essi si ispirano ai moucharabiyahs, le schermature di legno intagliato utilizzate per porte e finestre dal Marocco fino al Sud-Est asiatico.

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Ecole de Commerce Novancia

Completata nel 2011, questa impressionante sede della Scuola Superiore di Economia è stata progettata dagli architetti di AS Architecture-Studio. Si tratta di un imponente edificio sui toni che dal rosso virano al giallo: si erge , dinamico e con sorprendente agilità, nel 15esimo, ad un passo dalla Tour Montparnasse. Se la forma – al primo colpo d’occhio – ricorda quella di un tipico palazzo residenziale parigino, squadrato, dalle finestre alte e il tetto spiovente, la struttura confonde appena si gira l’angolo, rivelando un lato curvo, un’onda che vagamente ricorda l’abside di una cattedrale romanica. L’estensione sembra cambiare continuamente, grazie all’effetto a specchio dei pannelli di vetro che, disposti verticalmente, costituiscono le pareti esterne: riflettono il cielo, i palazzi circostanti, fra cui un edificio tipicamente art-nouveau, i passanti. La posizione dei pannelli può essere cambiata a seconda della stagione: essi infatti possono lasciar passare o filtrare i raggi solari. Agli architetti francesi, evidentemente, piace giocare con la luce (e non sarebbe la prima volta, vedi qui).

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Maison La Roche – Jeanneret e Villa Savoye (Poissy)

Potreste dedicare un intero fine settimana, come minimo, a scoprire tutte le opere di Le Corbusier a Parigi e nei dintorni. Opere imperdibili, se si è interessati o anche solo incuriositi dall’artista svizzero naturalizzato francese che fu architetto, urbanista, pittore e designer; i più affezionati dicono di lui che fu un poeta. La Maison La Roche – Jeanneret è una doppia villetta costruita nel 1924: si trova nella tranquilla ed elegante zona residenziale del 16esimo arrondissement, in Rue du Docteur Blanche n° 8-10, nascosta da un boschetto che la rende appartata e sfuggente allo sguardo di chi non è lì apposta per visitarla. Le Corbusier applicò in questa casa i principi base del suo pensiero: compose liberamente pianta e prospetti, creò ambienti vari e disposti su più livelli, collegati con rampe e resi molto luminosi dalle finestre a nastro; sul tetto si trova, inoltre, una terrazza-giardino, alla quale, purtroppo, non è possibile accedere. Il manifesto più conosciuto del cubismo architettonico e probabilmente l’opera più celebre di Le Corbusier è, però, Villa Savoye, che si trova nella località di Poissy , a pochi chilometri da Parigi. Facilmente raggiungibile in una mezzoretta con l’RER A, questa meta merita di essere presa in considerazione. Pochi turisti vi si avventurano: troverete studenti di architettura e famiglie in cui uno dei genitori (o entrambi) esercita la professione. L’unica controindicazione della visita, se avete preso anche voi questa strada accademica e professionale, è che questo locus amoenus potrebbe suscitare in voi ansie da competizione lavorativa, vista la concentrazione di architetti e aspiranti tali. Costruita fra il 1928 e il 1931, prima di diventare, nel 1965, uno dei monumenti considerati patrimonio del XX secolo dal Centre des Monuments Nacionaux di Francia, ebbe una storia travagliatissima: commissionata dai Savoye, abbiente famiglia di broker, come residenza dove trascorrere i fine settimana, fu occupata dai nazisti e in seguito dagli alleati durante la II guerra mondiale e utilizzata come deposito per il fieno. Successivamente, il comune di Poissy ne fece un liceo. Lunghi restauri l’hanno riportata all’aspetto originario. Qua sì che avrete la possibilità di passeggiare sul meraviglioso tetto-giardino, a cui si accede lungo un percorso che, senza alcuna barriera architettonica, parte dal piano terra, passa per il primo piano – chiamato “heures claires” dal momento che di giorno è inondato di luce (una meraviglia) – e si conclude, appunto, sulla terrazza.

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Promenade Plantée

Uno degli aspetti di Parigi che preferisco e che ha contribuito a farmi innamorare di questa città è la presenza di parchi. Parchi grandi e grandissimi, principeschi e raffinati o più moderni ed essenziali, con prati all’inglese o aiuole fiorite, parchi con fontane e sedie dove stare a pensare e a leggere, parchi piccini, parchi in piazze, parchi dietro (o davanti) i monumenti principali, parchi art-déco, parchi in salita e in discesa, parchi museo a cielo aperto. Parchi dappertutto e parchi di tutte le forme. Parchi lineari. La Promenade Plantée. Questa passeggiata pedonale e parco pubblico, inaugurata nel 1995, è il frutto della riqualificazione di una vecchia linea ferroviaria dismessa che da Bastille portava a Vincennes. Il parco di estende per circa 5 km: scorre tra le abitazioni, attraversandone letteralmente alcune, e offre allo sguardo scorci sulle verande, i terrazzini e i tetti dei fortunati che abitano negli appartamenti che vi si affacciano. Alla Promenade si accede da una scalinata proprio dietro l’Opera Bastille e si estende, incorniciata da siepi, rosai ben curati e anche piante spontanee, nate durante il periodo di abbandono della ferrovia, sopra il Viaduc des Arts (Viadotto delle Arti), sopraelevato rispetto alla strada. C’è chi mi insegna che riqualificare aree dismesse è molto più conveniente e sostenibile che costruire ex novo, se lo scopo è quello di rendere un luogo più bello e vivibile. La Promenade Plantée è l’applicazione riuscita di questo principio.

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Photo: Balnaszorp

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