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Una sera d’estate, tornato a casa in piena notte e impossibilitato a dormire dal forte senso di delusione e malessere, accendo il computer per cercare di liberarmi di tutto quel disagio traducendolo in parole, sperando che mi lasci assopire. Non un racconto fittizio, bensì le vere emozioni di un nevrotico ossessivo, una testimonianza per chi nevrotico ancora non lo è diventato.

Non è una bella notte, stanotte: il disagio si è fatto particolarmente aspro durante la serata, nonostante la compagnia e la comprensione degli amici, che conoscono la situazione, nonostante le birre, che di solito danno lo stesso effetto pellicola-che-ti-fa-scivolare-le-cose-addosso del farmaco che mi voleva dare lo psichiatra. La presenza di tutte quelle persone somigliava più a un confine ancora più grosso tra me e il resto della gente, quella parte del mondo alla quale non mi sento appartenere.

Dall’incontro col medico mi sembrava di aver fatto qualche passo avanti, piccolo, molto piccolo, ma reale… e stasera il panico stava tornando. Seduto alla tavolata guardi sullo sfondo tutti quelli che ballano e si agitano e si divertono (ma come fanno?!), provi il solito disprezzo, ormai è scontato; senti l’agitazione che sale piano dallo stomaco, si espande nei polmoni e rende più difficile la respirazione, panico figlio di puttana. Chiedo a Marco se mi accompagna fuori, ché non mi sento bene. Lui capisce al volo, ovvio, lo sa e se l’aspettava, andiamo a dare la cena alle zanzare.

Il resto della serata non cambia, altro posto, altra gente, stesso straniamento. Tutti stupidi, tutti inutili. No, lo so che non è così, che sono io che sono nevrotico, che ho la mania del controllo, che ho qualcosachenonvacheppallecazzo. Ce l’hai in testa, per curarti non basta un cerotto, non è così semplice.

Non ce la si fa da soli, è questo il punto; non hai una misura senza il confronto con altre persone, hai il tuo cervello, le emozioni che lo deviano come quella bella figliola che senti ogni tanto perché ti fa agitare il sangue ma non capisci se ci sta o no, e questi disagi che, maledizione, ci sono e quando han voglia si fanno sentire sconvolgendoti da un momento all’altro! Cerchi di distrarti, ma mica è facile. Il farmaco che ti consigliava lo psichiatra comincia ad acquistare un certo fascino. Beh magari dopo le vacanze torno da quel simpaticone del Doc e ci facciamo una chiacchierata.

Sembra un po’ come quando hai degli ospiti in casa, non dormi allo stesso modo di sempre. Be’ è frustrante. E stancante. Che ti chiedi: «Ma perché a me?».

Airone

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2 thoughts on “Riflessioni di un nevrotico

  1. Se posso dirti la mia,
    dalla mia esperienza, il giorno in cui ti svegli, fai tutto quello che hai in programma di fare, vai in giro, incontri gente, lavori, studi, torni a casa, pulisci, cucini, muori sul letto con un libro in mano e… t’accorgi di non averci più pensato, ringrazi di non aver mai preso merda e (ri)guadagni quella fiducia in te stesso che non (ri)guadagneresti mai se fossi costretto a ricondurre il tuo successo a una pillola. O all’alcol. O ai tetraidrocannabinoidi. E guadagneresti un’immunità costata sì cara, ma molto potente.

    Questo è quello che penso e che ha funzionato con me, ovviamente siamo tutti diversi e ognuno agisce a seconda di come si conosce o crede di conoscersi. Io tifo per chi ce la fa, così. In bocca al lupo in ogni caso.

    Ah ragazzi, cazzo bel blog.

    • Crepi il lupo e grazie per la tua opinione, che condivido. Mi succede solo nei momenti di maggiore crisi di pensare a tamponare con qualche “aiuto” di qualsivoglia natura, ma al di fuori di quei momenti mi rendo conto che pian pianino ce la faccio, quindi tanto vale tenere duro.

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