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Di Patroclo e Achille e del loro ultimo dialogo ci parla Pavese. Non vogliamo competere con lui. La storia è la stessa. Il tempo diverso, forse un grattacielo, all’ultimo piano.

ACHILLE: Dimmi, Patroclo, conosci la morte?
PATROCLO: Non si conosce la morte, arriva ecco tutto. Che lo sappiamo o no, che perdiamo tempo a essere pronti, fa differenza? Meglio vivere, alla morte penseremo quando arriverà il giorno
ACHILLE: Non nasciamo mai soli, Patroclo. Siamo sempre in due e l’altra vive dei nostri respiri passati. Non esiste la morte senza la vita.
PATROCLO: Non conosco gemelli, ho sempre vissuto da solo. Mi basta così, mi accontento di poco, della vita e dei suoi piaceri. Il resto non conta è futuro che non vedremo.
ACHILLE: Ti ricordi quando andavi a scuola? Delle risate dei professori? Dei compagni più grandi di cui raccontavi le storie?
PATROCLO: Come dimenticare? Mi sembra ancora ieri. Un compagno passa tutta una lezione con intesta la custodia della chitarra. Un altro mentre la professoressa spigava mangiava uno yogurt. Un attimo e gli si rovescia tutto sui pantaloni. Quante risate, sono stati anni felici. Sembravamo dei, piegavamo il mondo ai nostri capricci.
ACHILLE:  È la vita, Patroclo, passa. Se oggi tornassi in quei luoghi qualcuno ricorderebbe? Lo stesso è con la vita. Pensaci, cosa sai dei tuoi bisnonni?
PATROCLO: Uno era un bravo musicista, ha girato il mondo. Ho ancora qualche vecchia foto e il suo violino.
ACHILLE: Sai della sua vita, della sua gioventù delle donne che ha amato, dei suoi pianti e delle sue gioie? Dei suoi sogni e dei suoi desideri?
PATROCLO: Non ti riconosco più Achille, perché guardare a domani?
ACHILLE: Abbiamo sempre guardato a domani. Sicuri che ci sarebbe sempre stato. Ma cos’è la vita che non tiene conto della fine? Vivere è morire, giorno dopo giorno, momento dopo momento. L’ho saputo solo adesso.
PATROCLO: Ma la vita è anche gioia e sorriso. Ti ho visto tornare vincitore e le tue labbra sorridevano, il tuo occhio brillava. Non c’era il futuro, ci amavamo e uccidevamo. Non chiedevamo altro.
ACHILLE: Soffrivamo, Patroclo, soffrivamo. I sorrisi e gli amori erano solo un modo per dimenticare il dolore. Per non renderci conto che potevamo restare sul campo. Per scacciare la noia che porta pensieri. Eravamo bambini.
PATROCLO: Hai pianto poco nella tua vita Achille. Molti ti invidiano, molti ti temono. Il tuo tempo non è stato vano.
ACHILLE: Dici?
PATROCLO: Sì, pochi hanno avuto quello che hai, molti non hanno neanche osato sognarlo.
ACHILLE: Non hanno desiderato, si sono accontentati di quello che avevano. Hanno vissuto la vita e ballato con la morte. Forse sono stati felici.
PATROCLO: Potresti vivere così, senza ambizioni?
ACHILLE: Non ci ho mai provato
PATROCLO: Domani vieni alla riunione?
ACHILLE: Ci sei tu, non servo.
PATROCLO: Viene il nuovo cliente, forse è il caso che ti faccia vedere.
ACHILLE: Non ho voglia di nuove battaglie.
PATROCLO: Mi siederò al tuo posto, non ti sarò da meno.
ACHILLE: Divertiti, tu che puoi.
PATROCLO: Tu ricomincia a lavorare: sudando sulle carte abbiamo sempre risolto tutti i nostri problemi. A domani.
ACHILLE: A domani.

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