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Sebbene dal nome questo blog sembri più incline al vino, l’argomento di oggi sarà la sua sorella dorata. Avete capito tutti di chi stiamo parlando; della nostra amatissima BIRRA.

La bevanda a base di malto è infatti uno dei caposaldi alimentari della nostra generazione, nonché un’entità che si confonde tra l’epico, il mitico ed il religioso. Impossibile annoverare qui le innumerevoli varietà del sacro nettare, nonché inutile farne una classificazione adeguata, visto che non mancano alcuni cari confratelli bevitori  che hanno già provveduto a trattare la questione con maggior competenza nella specifica voce di Wikipedia. Ci basti sapere che già i babilonesi avevano leggi per punire duramente chi osava anche solo annacquarla in fase di produzione, e che il primo ‘pub’ della penisola italica fu voluto dal governatore romano Agricola, che importò la BIRRA dalla sua provincia d’ufficio, la Britannia.

Gli adoratori del culto birrico (o birronico, altrimenti anche birriano) sono comunque più di quanti crediamo. Aldilà dei soliti nani del mondo fantasy, che senza un bel boccale di BIRRA non sembrano affatto dei cazzuti nani di un mondo fantasy, possiamo annoverare:

–          Il Principe Giovanni e il suo fido Bis, antagonisti del 21° classico Disney, “Robin Hood”;

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–          William Shakespeare (sua la citazione “For a quart of ale is a dish for a king”);

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–          Edmund Husserl, che usa una bottiglia di BIRRA bruna come esempio per spiegare la teoria della riduzione eidetica, confondendoci con le sue asserzioni fenomenologiche attorno al “durare del bruno” e al “bruno che dura”;

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–          I Simpson, che si sollazzano allegramente con la celeberrima “Duff Beer”;

–          Quentin Tarantino e il suo recente attore feticcio, Christoph Walz; spettacolare la scena dell’ultimo film del regista americano, Django Unchained,  nella quale l’attore austriaco prepara con cura patriottica due birre alla spina per sé ed il suo compare;

–          Ford Prefect, compagno d’avventure del protagonista della celebre Guida Galattica per gli Autostoppisti, che, prima che la terra venga fatta saltare in aria per far posto ad una superstrada spaziale, entra in un pub e chiede: “Barman, sei pinte di BIRRA e presto, il mondo sta per finire. Tieni il resto, hai dieci minuti circa per spenderli” (minuto 0:11 di questa parte della trasposizione cinematografica);

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–          L’ex-segretario del Partito Democratico, Pierluigi Bersani, che preferisce bersela in solitudine, mica che gli rovinino pure quella;

–          Gli irlandesi. Non sei un irlandese, se non adori la BIRRA.

Spesso ignorata da pittori, scultori e performer nelle loro opere, la BIRRA si riprende il suo spazio nella letteratura, nella cinematografia e più che mai nella musica, soprattutto in quella folk (sua figlia), in quella punk (sua cugina) e nel metal (suo nipote). Alcuni la elevano de facto a propria musa e alleviano parecchi impicci, in particolare per quanto riguarda la leggerezza dei componimenti e l’entusiasmo dell’esecuzione. Ascoltare per credere: Beer Beer – Korpiklaani

birrificio

Birrificio Poretti, ad Induno Olona

Parliamo di BIRRA anche perché, per quanto mi riguarda, parlare di BIRRA è come parlare di casa. Poco più a nord di dove abito, a Induno Olona, sorge  infatti un magnifico birrificio storico tutt’ora funzionante; si tratta del primo stabilimento della BIRRA Poretti, ora parte del gruppo Carlsberg, un elegante edificio in stile liberty che emette tutti i suoi fumi all’imbocco della Valganna, e che – mannaggia a me! – non ho mai avuto occasione di visitare.  Sempre nella mia zona, poi, è da annoverare la nobile impresa di Franco Re che, negli anni scorsi, ha aperto ad Azzate un locale meglio noto come l’Università della BIRRA, dove, oltre a far degustare la bionda bevanda,  insegnava alle generazioni future la sacra arte della fermentazione. Purtroppo l’anno scorso, poco dopo l’improvvisa morte del suo mentore e fondatore, l’Università della BIRRA si è trovata costretta a chiudere, offrendo ai suoi appassionati un ultimo boccale.

 

FRANCO-RE-2Franco Re, fondatore dell’Università della Birra, recentemente scomparso

Non parliamo solo di birra da commercio, però! Si è difatti diffusa anche una saggia tendenza trai cultori: ora si può produrre, grazie ai mezzi e ai kit domestici forniti dal mercato, la BIRRA casalinga. Questa nuova via d’accesso al sacro nettare costringe i degustatori ad informarsi ulteriormente sulla bevanda tanto amata, incrementando ancor di più la loro lodevole passione.

Quel che conta, però, è che ci sia sempre un buon boccale pronto ad aspettarci, dopo lo studio, il lavoro e – perché no? – la nullafacenza. Ognuno avrà il suo pub di fiducia, che importa o produce le birre più disparate, cercando sempre di stupirci, usando semplicemente un po’ d’acqua, malto, lieviti e alcol ben fermentati.

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3 thoughts on “A tutta BIRRA (piccola lode al malto fermentato)

  1. Tanto per dimostrare la passione ti correggo proprio l’ultima frase: l’alcol non fermenta, bensì è un risultato della fermentazione degli zuccheri! Bell’articolo, leggerlo arcoltando la canzone irlandese poi completa il quadro!

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