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Iniziamo con un piccolo gioco, dovete indovinare il personaggio di cui stiamo per parlare.

1) E’ quasi sicuramente uno degli attori italiani più famosi ed apprezzati.

2) Non ha mai girato un grande film, al massimo qualche serie televisiva o trailer.

3) Ha milioni di fan in rete (tra cui il sottoscritto).

4) Dichiara di far ridere perchè fa le cose male.

Spero che questi brevi indizi (e l’immagine di presentazione dell’articolo) vi abbiano aiutato ad individuare il grande Marcello Macchia, meglio conosciuto con il suo nome d’arte, Maccio Capatonda. L’ultima sua produzione è la serie televisiva “Mario”, andata in onda in quest’ultimo periodo su MTV (che dopo aver criticato in un precedente articolo mi trovo qui a dover elogiare per questa collaborazione). Se vi siete persi questo suo capolavoro, vi consiglio di andare a vedere almeno qualche puntata sul sito ufficiale di MTV (dato che quasi tutti i video sono stati tolti da youtube per motivi di copyright).

Se avete seguito il mio consiglio avrete certamente notato che la componente satirica nella comicità di Maccio è portata all’estremo. Quest’elemento ha sempre caratterizzato tutti i suoi lavori (che potete trovare tranquillamente sul web) fin dagli esordi. Un esempio che vorrei proporvi è questo recente trailer, “Italiano Medio”.

E poi, ovviamente, uno dei suoi trailer più famosi ed esilaranti, “L’uomo che usciva la gente” (con un grande Herbert Ballerina nel ruolo di Fernandello)

Una comicità particolare, no? Direi che in alcuni momenti sfiora quasi il ridicolo. Noi vediamo questi suoi brevi sketch e ridiamo per le sue battute, per i suoi personaggi e per i suoi strafalcioni. Il lavoro del comico è sempre stato quello di far ridere il suo pubblico, e Maccio ci riesce più che bene. Ma il punto è un altro, ed è su questo che vorrei proporre una breve riflessione. Ciò su cui Maccio riesce a farci ridere, a ben vedere, è l’estremizzazione in chiave comica di alcune situazioni che noi quotidianamente viviamo (come ad esempio guardare l’edizione di un telegiornale o interessarsi con preoccupazione degli sviluppi della crisi finanziaria). Il comico, quindi, legge i momenti della realtà in modo diverso rispetto al nostro sguardo “normale” e ne propone una distorsione, portandoci a ridere di ciò che tutti noi abitualmente facciamo.

Allora, forse, l’intento originario del comico, non è quello di farci ridere, ma di farci riflettere. Dopo il momento del riso dovrebbe quindi subentrare un momento di riflessione (ciò che il comico ha fatto prima e noi invece facciamo dopo), per arrivare quindi a porsi la domanda: perchè, e di che cosa abbiamo appena riso? Ad esempio, guardando “Mario”, potremmo dire che ridiamo di noi stessi. Noi che aspettiamo un telegiornale solo per sapere le previsioni del tempo del giorno dopo (puntualmente sbagliate o inesatte) o per avere l’ultima notizia sul recente caso di cronaca nera (la rubrica “Il morto del giorno in HD” curata da Oscar Carogna), con le interviste ai testimoni oculari (l’onnipresente Pino Cammino) o ai parenti delle vittime. E così ridiamo, e anche di gusto, ma solo dopo ci accorgiamo che i personaggi che Maccio ha appena messo in scena, sono le persone con cui viviamo e ci rapportiamo, leggermente “modificate” ed “amplificate” in alcuni aspetti. Siamo noi.

Non vorrei esagerare con i paragoni, mi scuserete se provo a farlo, ma ciò che fa Maccio non era la stessa operazione che ci chiedeva di fare il Charlie Chaplin di “Tempi moderni” o de “Il grande dittatore”  con le sue memorabili scene ed interpretazioni? E forse Paolo Villaggio che interpreta il personaggio del ragionier Fantozzi si discosta di molto da questo schema? Io non credo, e gli esempi tratti da altri grandi comici potrebbero continuare. L’elemento parodistico, ironico, satirico, grottesco e a volte dissacrante, se ben elaborato, ci porta a queste riflessioni molto interessanti. Potremmo quindi dire che prima di essere comici bisogna essere autoironici e bravi lettori ed interpreti del mondo che ci circonda. “Se sei saggio, ridi” diceva Marziale in un suo epigramma oppure “Chi ha il coraggio di ridere è padrone del mondo” come ci ricorda Leopardi. Solo così il comico riuscirà ad ottenere ciò per cui fa il suo lavoro, la risata. Sperando poi anche di suscitare, in un secondo momento, la riflessione dello spettatore. E allora continuiamo a ridere, anche perché farlo pare che allunghi la vita, ma cerchiamo anche di trovare un momento per riflettere su ciò di cui abbiamo riso.

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4 thoughts on “Il comico (sai che risate)

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