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Col passare del tempo, noto con sempre maggiore chiarezza che la società in cui viviamo è succube di un’ ipocrisia di fondo. Inoltre, tale ipocrisia non è riscontrabile solo a livello politico, bensì anche a livello prettamente economico-commerciale. Sto parlando di come una società come la nostra (quella occidentale) si professi libera, aperta, democratica ma in fondo non lo sia così tanto. Esiste quasi esclusivamente la logica del profitto e del potere. Tale logica va al di là di tutte quelle belle parole come uguaglianza, fraternità, ecc. Tale logica, perlopiù, è fondata sul concetto di paura. La paura trasmessa ai cittadini attraverso una scaltra retorica, infatti, può portate a un’ isteria collettiva nella quale ottenere il consenso e manovrare la massa diviene impresa assai facile. Si farebbe di tutto pur di vendere di più, di guadagnare di più, di diventare più ricchi e potenti. Ecco allora che i cittadini ignari (e sono sempre la stragrande maggioranza) cadono nella trappola della retorica e, mossi dalla paura, comprano e consumano sempre di più, convinti di fare ciò che è meglio per loro e la loro famiglia. Cosi funziona, ad esempio, il settore dei prodotti di igiene personale (esempio famoso: “Se hai l’alito cattivo, nessuno ti rivolgerà più la parola”). Si ha così una retorica che fa gli interessi dei politicanti e dei tycoon dell’ industria, i quali non a caso spesso e ben volentieri mantengono strette relazioni d’affari.  E grande contributo ai loro interessi viene dato dai mass media i quali, talvolta controllati dagli stessi, non fanno altro che promuovere l’operato di certi scaltri politici assetati di potere. Per rendere più chiaro il discorso, vorrei parlare di un famoso caso storico di demagogia sia politica che economica e in seguito farò una breve panoramica su un documentario di Michael Moore dove si fa riferimento a vicende che confermano tale visione. In entrambi i casi, è un dato di fatto l’ evidente ruolo di giornali e televisioni.

Negli anni  ’50 del XX secolo, gli Stati Uniti d’ America attraversavano un periodo di grande insicurezza dovuto all’inizio della Guerra Fredda, della Guerra di Corea e all’ affermazione in Cina di Mao Tse-Tung come segretario del Partito Comunista. Si riteneva quasi inevitabile uno scontro armato con l’ Unione Sovietica, affermatasi da poco come superpotenza nucleare. Al contempo in territorio nazionale prendevano sempre più piede teorie complottiste riguardo il diffondersi dell’ ideologia comunista tra le file della politica, soprattutto quella democratica. Joseph McCarthy, senatore repubblicano del Wisconsin, fu colui che più di tutti alimentò e promulgò questa teoria ed anzi affermava pure di conoscere i nomi di chi fosse un sabotatore comunista. La sua famosa “lista nera” includeva nomi di personaggi di spicco di Hollywood, del Partito Democratico, del mondo scientifico, persino dell’apparato militare. Nei suoi discorsi pubblici sosteneva che tali persone avevano l’obiettivo di indebolire il ruolo degli USA a vantaggio dell’ URSS. Si parlava di “Paura Rossa”, cioè di quel fenomeno per cui si riteneva che negli Stati Uniti si trovasse una folta schiera di comunisti, il cui obiettivo fosse sabotare la nazione. In verità tutte le accuse di McCarthy erano infondate poiché non si posero mai prove concrete contro gli accusati. Il fenomeno del Maccartismo in breve tempo comunque ricevette una clamorosa attenzione da parte dei mass media e dunque dall’opinione pubblica. Il suo carisma e il sapiente uso di parole d’effetto gli permettevano di catalizzare l’attenzione dei mezzi informazione. E poco o niente potevano contro di lui politici e giornali più moderati e anche autorevoli: chi lo accusava di raccontare fandonie, in risposta veniva bollato come un “comunista”. I membri del suo partito, quello Repubblicano, pur sapendo la verità sulle sue assurde accuse, mai intervennero. Questo sostanzialmente per due ragioni: innanzitutto i Democratici detenevano il potere esecutivo dal 1932 e questa poteva essere un occasione per ottenere tanto consenso da poter vincere alle prossime elezioni politiche; inoltre anche un Repubblicano, se avesse condannato l’operato di McCarthy, rischiava di essere accusato di filo-comunismo. Di tutta questa vicenda ritengo necessario analizzare la condotta dei mass media e il ruolo che hanno avuto nell’ affermare il pensiero maccartista. I giornali, perseguendo una logica economica che vedeva nella vendita di copie il principale obiettivo, mai si risparmiarono dal mettere in prima pagina dichiarazioni clamorose di McCarthy e vedevano nel senatore una fonte di guadagni sicuri. Egli, dal canto suo, abilmente sfruttava il loro potere di influenza sulla massa. Sapeva bene che in un contesto simile ha molta importanza il modo in cui ci si deve esprimere e chi urla di più di solito prevale. Le dichiarazioni dei suoi oppositori infatti passavano quasi inosservate poiché in un certo senso non venivano “strillate”. La popolarità di McCarthy, dunque, era dovuta soprattutto ai mezzi di comunicazione, i quali si avvalevano del Primo Emendamento della Costituzione, riguardante la libertà di pensiero e di stampa.

Alla base della retorica demagogica di Joseph McCarthy vi era la paura. Essa diviene qui strumento di consenso. La “Paura Rossa”, la paura verso lo straniero comunista, ha permesso al senatore di ottenere, da una parte, grande consenso tra le folle, dall’altra, grande influenza a livello politico. Del resto sfruttare a proprio vantaggio un isteria collettiva non è estraneo alla demagogia. Tale sfruttamento arrecava vantaggi sia al senatore stesso che al proprio partito. Non si può nemmeno escludere che tutto il trambusto creato fosse voluto da altri personaggi e organizzazioni. Eric J. Hobsbawm nel suo saggio  “Il secolo breve” a riguardo scrive: “[…] l’ isteria collettiva anticomunista rendeva più facile per  l’amministrazione presidenziale reperire le grandi somme di denaro richieste dalla politica americana, ricavandole da una cittadinanza come quella americana notoriamente refrattaria a pagare le tasse”. Ribadisco un concetto già trattato in precedenza: è facile manovrare la massa sfruttando come deterrente la paura.

L’ idea secondo la quale il fine della retorica degli odierni paesi “democratici e civilizzati” ha un fine sia politico che commerciale viene trattata dal documentario di Michael Moore “Bowling a Colombine“, dove, dopo una lunga indagine sulle cause della diffusa violenza e della popolarità delle armi da fuoco presente negli Stati Uniti, il giornalista arriva alla conclusione che è la paura il movente che spinge molti  Americani a comprare un pistola se non addirittura un fucile. I mass media americani attraverso le notizie di omicidi, attentati e altre violenze non fanno altro che instillare nel cittadino un profondo senso di insicurezza e di timore verso l’estraneo. Moore inoltre si chiede che senso abbia parlare ossessivamente di vicende violente, come per esempio omicidi in contesti di povertà e criminalità. Da una parte, è una questione di audience (si veda Karl Popper e il suo breve saggio “Cattiva maestra televisione“), dall’altra è sottilmente legata a questioni economiche. Negli USA le vendita delle armi e tutto ciò che riguarda la difesa personale non è mai stata cosi alta come subito dopo l’ 11 Settembre o durante la guerra in Iraq e Afghanistan, o comunque durante la presidenza Bush.

In conclusione, con questo non voglio dire che non si debba trattare di certi argomenti, ma bisognerebbe rivedere i modi con cui si discute di essi. Se si devono sfruttare tali eventi per trasmettere in maniera più o meno subliminale messaggi di tipo politico o commerciale c’è qualcosa che non va nel modo di informare i cittadini. In un paese che si definisce democratico la paura non deve divenire strumento per soggiogare i cittadini ignari. Tale sfruttamento delle isterie collettive può portare anche in casi estremi a svolte autoritarie e dunque alla morte della libertà di pensiero. Ed è ciò che alcuni individui e organizzazioni vogliono: il soggiogamento psicologico è strumento di dominio talvolta ben più potente del soggiogamento fisico.

Alessandro De Rosa (Ziggy)

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2 thoughts on “La paura per il consenso

  1. molto d’accordo sul nocciolo della questione.

    anche se ho sempre ritenuto valido il sano uso del proprio cervello, in questi casi, vince ragione o passione? raziocinio o paura?

    da come succedono le cose, anche oggigiorno, sembra, come dici tu, più la paura che il raziocinio.

    ultimamente, mi sembra però che non si porga molta attenzione, a partire da un livello individuale, a quello che si sente, che si vede. Molte cose vengono prese per buone, troppe cose.
    Soprattutto quelle sentite alla televisione, oggetto venerato al di sopra di tutto, parimerito al computer, forse giusto un gradino più in basso.

    E’ la televisione che ha un che di “demoniaco” o è l’uomo che si fa abbindolare troppo facilmente da un oggetto del genere?

    E qui entra in gioco forse la paura. Probabilmente aveva ragione Epicuro, quando diceva che la filosofia (il sapere) è la cura dei quattro principali timori umani (la morte, gli dei, il dolore corporeo e il non poter avere una vita di piacere);

    ora, in un mondo di mass media, se non ci si vuol far prendere nel vortice della, come dire, paura massmediatica, quella sorta di perenne allarmismo che ti mantiene sulle spine ventiquattrore su ventiquattro, è necessario che in primis sia il singolo, l’individuo, che prende la spontanea iniziativa di non farcisi trascinare dentro.

    ogni notizia va rigirata e ascoltata da tutti i lati possibili, la verità è in terza persona, e di un fatto che non accade a noi come soggetti del fatto stesso non sapremo mai la realtà “autentica”.
    un attentato kamikaze, uno scandalo politico e un pettegolezzo di quartiere arrivano più o meno ad essere la stessa cosa.

    PS: altro episodio di isteria collettiva è l’ascesa di Hitler al potere.

  2. personalmente ritengo che buona parte della gente, pur magari ricevendo un’ adeguata preparazione scolastica in cui apprende storia, filosofia, letteratura, ecc…, non sia in grado o forse non ha voglia di andare a fondo delle questioni. Perciò accetta passivamente tutto ciò che le viene imposto dall’esterno. Di solito una persona comincia ad agire quando riceve un torto o un danno a livello personale. Dato che in questo caso (apparentemente) essa non riceve alcun danno, allora non si scomoda nemmeno a pensare a quello che assimila dalla televisone. e di questo ne sono ben consci quelli che fanno televisione. Anzi, questi, consapevoli della potenza del loro mezzo, sono intenzionati a “educare” i bambini, trasmettendo programmi pieni di sensazionalismo, stupidita e paura, affinchè i ragazzi ,quando saranno cresciuti, non saranno in grado di distinguere quale contenuto televisivo sia di qualità e quale no. Se la gente iniziasse a porsi qualche domanda su quello che guarda in teleivione, tutte quelle oscenita che vengono trasmesse in prime time scomparirebbero in un attimo. Ma del resto cosa vuoi farci!? In una società in cui i programmi televisivi piu volenti, volgari e stupidi sono il cavallo di battaglia delle varie emittenti e sono tra i programmi piu seguiti, ti aspetti almeno per ora qualche svolta verso la qualità??

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