Home

 

Negli ultimi giorni si è imposto nelle mie discussioni un tema che ogni tanto torna a galla: la (spesso) conflittuale relazione tra un’opera letteraria e la sua trasposizione cinematografica. Nello specifico, le discussioni sono nate attorno al nuovo trailer promozionale de “Lo Hobbit – La Desolazione di Smaug”, basato sul celebre capolavoro tolkieniano, e alla nona puntata della terza stagione della serie televisiva “Il Trono di Spade”, ispirata alla saga “Le cronache del ghiaccio e del fuoco” dell’americano G.R.R. Martin. Entrambe le trasposizioni portano con sé un ‘difetto’ che i lettori devoti faticano a dimenticare: non sono fedeli al cento percento all’opera da cui prendono ispirazione.

Lo Hobbit” di Jackson infatti parte dal presupposto di dividere in tre film un’opera unica e che nemmeno lontanamente si può equiparare alla mole dell’altro capolavoro tolkieniano, “Il Signore degli Anelli”. Ragion per cui la non fedeltà di Jackson non consiste (come nella maggioranza dei casi) nella sottrazione di eventi o dettagli dalla trama, bensì in copiose – e incriminate – aggiunte. Aggiunte che i più tradizionalisti hanno snobbato come deleterie, non pertinenti e assolutamente infedeli all’animo del linguista inglese. Avendo già difeso queste ‘aggiunte’ e caratterizzazioni varie in un articolo precedente, ricollegandole alla natura mitica dell’opera di base, mi sembra chiaro che veda in questa reazione un fenomeno negativo; cioè, (brutto a dirsi) che il lettore affezionato, proprio in quanto lettore, rimane ‘offuscato’ nella visione dall’imperativo della fedeltà narrativa all’opera originaria, senza più riuscire a valutare la trasposizione filmica non tanto come trasposizione, quanto come opera cinematografica in primis. Insomma, si confonde la trama dell’opera con lo spirito dell’opera. Nel caso specifico, poi, alcuni aspetti hanno avuto il merito visivo di rendere più narrabile una vicenda fiabesca che, spesso, appiattisce i molti personaggi a figure topiche del genere, evitando il medesimo appiattimento sulla pellicola, che avrebbe probabilmente reso cacofonico e impersonale la complessità che Jackson ha deciso di raccontare. In questo caso è dunque il lettore ad essere condannato, e lo spettatore colui che ottiene il pieno godimento dell’opera.

the-hobbit-the-desolation-of-smaug-poster-wm__oPt

Altra faccenda è per “Il Trono di Spade”. Il dibattito apparentemente è il medesimo, e riguarda la fedeltà agli eventi della trasposizione nei confronti del libro, ma i risvolti sono molto diversi, se non più inquietanti. In un forum trovato a zonzo per il web, infatti, ho avuto modo di leggere una recensione della puntata “Le piogge Castamere”, nella quale si criticava l’incapacità del telefilm di trasmettere le medesime emozioni sorte nel libro. Non fosse mai stato detto! Orde di cosiddetti ‘neofiti’ (cioè di spettatori che non sono lettori del libro) non solo hanno criticato la ‘lettrice’, ma hanno anche sostenuto che, onde apprezzare veramente la serie per quel che è, bisognasse guardarla senza aver letto i libri, anzi! Con l’esigenza di non leggerli mai. Facendo parte dei ‘lettori’, posso dire che la puntata in sé era comunque emozionante (non mi schiero dunque per nessuna delle due posizioni sopracitate); tuttavia trovo criminale qualsiasi affermazione che sostenga di non leggere un libro poiché potrebbe rovinare la qualità di una sua trasposizione visiva. In altre parole detto: si ammetterebbe che la trasposizione sia inferiore all’opera originaria, dal momento che l’unico modo per apprezzarla sarebbe non conoscere l’opera originaria medesima, quasi divenisse un metro di paragone oggettivo ed imprescindibile. Trovo simile pensiero irrispettoso nei confronti dei lettori e, ancor prima, verso l’autore che ha ideato la storia che sta appassionando tutti i fan, sia della saga letteraria che di quella televisiva.

Game-of-Thrones-Season-3-Posters

Dobbiamo poi, in molti casi, immedesimarci in un contesto che è quello del mercato americano, e non pensare che, in quanto mercato, non sia capace di produrre prodotti artistici: ogni trasposizione è, oltre che opera, anche prodotto, e talvolta esige compromessi, altre volte rende più piacevoli opere altrimenti inaccessibili. Per comprendere oltremodo quanto sia diverso lì il rapporto tra opera letteraria e cinematografica (abbattendo parzialmente il rapporto libro/trasposizione) è da sottolineare che, molte volte, assieme all’uscita di un film di una certa importanza si allega quasi sempre nelle librerie la vendita della sua trasposizione letteraria – guardare l’immagine di copertina per credere.

Sono comunque numerosi i film ispirati (più o meno felicemente) a romanzi, ma che non hanno mantenuto la fedeltà all’opera di partenza. Senza prodigarsi in un elenco [che potreste aggiungere voi nei commenti, magari, con tanto di vostro giudizio!] ricordiamo, uno su tutti, proprio “Il Signore degli Anelli” tanto apprezzato da spettatori e critica e vincitore dei undici premi Oscar. Senza prendere gli Oscar come un parametro obbligato, ad ogni modo, c’è stato un altro film tratto da un romanzo alla cui trama rimase poco fedele, tra tagli ed arrangiamenti, e che eppure vinse allo stesso modo undici premi dell’Accademy: si intitolava “Ben Hur”.

benhur-wp1

Annunci

One thought on “Bello, ma era meglio il libro …

  1. Pingback: “Che cosa abbiamo fatto?” … | In Vero Vinitas

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...