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Delle tante analogie tra gli universi immaginari di J.R.R. Tolkien ed il suo amico C.S. Lewis ce ne è una che mi ha da sempre colpito: entrambi i mondi vengono creati per via della musica. Se Arda è creata dalle angeliche melodie dei Valar (come narrato nell’Ainulindalë, prima parte della raccolta de ‘Il Silmarillion’), Narnia sorge grazie al canto del leone Aslan (leggere il capitolo IX de ‘Il nipote del mago’ per credere).

Ciò detto, l’analogia non è causale. I due mondi, di ispirazione epica e fiabesca, hanno nella loro genesi un possibile teorico comune, che altri non è che Friedrich Nietzsche. Il filosofo che parlava con i cavalli infatti teorizzava già nella sua opera prima, La nascita della Tragedia, che l’arte greca avesse trovato espressione a partire dal flusso vitale che è la musica. Tutte le codifiche, le formalizzazioni, individualizzazioni, le figure mitologiche e i personaggi del dramma antico sarebbero infatti storicamente sorte da un unicum originario, identificato dal filosofo tedesco con la divinità dell’ebrezza antica, Dioniso. Solo mantenendo il legame con questa unità originaria, il dionisiaco, le molteplici figure che fecero man mano la propria comparsa accanto alla voce del coro poterono avere speranza di essere espressione di quell’animo comune che è la mitologia, unica voce aderente al vero, prescindendo da teoria e morale.

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Per spiegare meglio l’intenzione nietzschiana, è forse meglio prendere come esempio l’opera dell’artista al tempo osannato dal filosofo: Richard Wagner. L’opera wagneriana infatti abbandona le principali formalizzazioni musicali e drammaturgiche dell’epoca, proponendo il dramma musicale come un flusso continuo di temi e leitmotiv. Ogni personaggio, ogni situazione, è associato ad uno specifico tema musicale, susseguendosi in un unico fiume d’orchestra che non lascia spazio a parentesi per i solisti e ai virtuosismi degli attori.Tutti i temi vengono presentati nel Vorspiel, dove protagonista è la musica, non la parola.

Ma che differenza c’è tra l’inventario di temi che è il Vorspiel dell’opera wagneriana ed il prologo della tragedia euripidea, che aveva il cattivo gusto di spiegare tutta la vicenda affinché gli spettatori non si perdessero nei fatti senza apprezzare i virtuosismi poetici dell’autore? Non sono forse entrambi un’anticipazione di quanto si troverà nell’opera al fine di farne apprezzare tutti gli aspetti tecnici?

Probabilmente è quanto pensò Nietzsche dieci anni dopo la stesura del suo testo, quando rinnegò il modello wagneriano a seguito di dispute intellettuali e non. Ciononostante, a monte di questo dopo ci fu un prima, e il carattere formale del Vorspiel non poteva essere stato semplicemente ignorato dal filosofo tedesco. Soltanto dopo qualche giorno di riflessione sulla vicenda ho intuito cosa potesse aver visto Nietzsche nel Vorspiel wagneriano: non l’inventario dei temi dell’opera, ma la fonte dell’opera stessa. Quello che si ascolta nel Vorspiel non sono il tema di Sigfrido, il tema dell’Anello, o quello degli antichi Dei norreni. Sono Sigfrido, l’Anello e gli antichi Dei norreni ad essere le figure che sorgono dalla musica pura del Vorspiel, che non anticipa dunque niente, ma genera l’opera stessa.

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Con le loro cosmogonie, dunque anche le opere di finzione di Tolkien e Lewis rivendicano una propria natura ‘mito-poetica’, sebbene non siano state il frutto di quel complesso processo storico popolar-collettivo richiesto dalla categoria. E forse, data la medesima origine concettuale, non a caso intercorrono delle analogie tra la Tetralogia Wagneriana e la Trilogia tolkeniana. Sostengo ciò sapendo che l’autore inglese rigettò sempre l’opinione della critica che l’Unico Anello dell’Oscuro Signore della Terra di Mezzo fosse molto simile all’Anello dei Nibelunghi del drammaturgo tedesco. E se qualcuno obiettasse che la Tetralogia è figlia di un musicista, mentre la Trilogia di un linguista, gli si potrebbe rispondere che anche questo sarebbe un altro bel capitolo da rileggere con gli occhi del nostro caro amico Nietzsche.

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One thought on “I Signori dell’Anello

  1. Tolkien ha sempre rifiutato l’idea che la sua opera potesse essere analizzata in chiave allegorica perché mal considerava l’allegoria stessa; tuttavia ha messo a disposizione un mondo completo di miti, storie, lingue, culture e razze…
    Fatto ciò ognuno è libero di prendere elementi di Arda e confrontarli con quelli del mondo reale.
    Questo confronto proposto è molto interessante, e credo che per l’ennesima volta mi trovi nella condizione di dover riconsiderare l’intera opera di Tolkien. Non riesco a dirti grazie (mi hai messo in una condizione di dover aggiungere tonnellate di letture a quelle che già ci sono), ma fa come se l’avessi fatto!

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