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In questo periodo non si fa altro che parlare di IMU. Introdotto e vituperato dai suoi stessi fautori, la sua abolizione è diventata l’oggetto più conteso dell’ultima campagna elettorale. Addirittura, la delirante promessa della restituzione della tassa in contanti è stato il cavallo di battaglia di Berlusconi, proprio lui che nel 2008 ne volle l’istituzione. Ma procediamo fin dall’inizio.

Al principio venne l’Ici, che il signor B. si vanta di aver abolito. L’acronimo sta per “Imposta Comunale sugli Immobili”: fu introdotta sotto il Governo Amato e prese la forma definitiva con il decreto legislativo n.504 del 30/12/1992 (se volete consultarlo, cliccate qui). Era una tassa sul patrimonio immobiliare dei cittadini, che erano tenuti a pagare un ammontare di denaro prefissato in base al valore dei beni immobili posseduti. L’imposta dunque non era progressiva, come quelle sul reddito, ma veniva decisa ogni anno dai Comuni tramite una delibera del Consiglio Comunale, l’organo di controllo politico e amministrativo, composto dal Sindaco e dai Consiglieri eletti. L’Ici era quindi un tributo comunale, come ricorda il nome stesso, e divenne ben presto una delle entrate più importanti e necessarie nei bilanci dei Comuni italiani, dal momento che sostituì trasferimenti di fondi da Roma.

Nella campagna elettorale del 2006, in un faccia a faccia televisivo con Romano Prodi, Berlusconi annunciò di voler abolire l’Ici sulle prime case. L’appello non fece breccia in un numero sufficiente di cuori degli elettori, perché egli perse le elezioni. Pochi mesi dopo e poco prima della sua caduta, il Governo Prodi, nel dicembre 2007, approvò un provvedimento con la legge Finanziaria 2008 (qui) che diminuì l’Ici e fissò un limite sulla prima casa: non oltre 200€.

Il Governo Berlusconi che seguì abolì del tutto l’Ici con il decreto-legge n.93/2008 (qui), convertito in legge nel luglio del 2008. L’imposta veniva abolita del tutto sulla prima casa: d’altra parte, veniva ricordata la necessità di definire le modalità tramite cui rimborsare i Comuni delle entrate non percepite con la tassa sulla prima casa. E dove trovare i soldi, se non con ulteriori tasse?

Ci si accorse ben presto dell’errore. Il quarto Governo Berlusconi, infatti, con il decreto legislativo n.23/2011 (qui) ha introdotto l’Imposta Municipale Propria: il celeberrimo IMU, cambiandone il nome da Ici perché probabilmente ripristinare una tassa con lo stesso acronimo sarebbe stato incoerente, soprattutto perché l’abolizione di questa fu per molto tempo il cavallo di battaglia della campagna elettorale e forse l’unica delle innumerevoli promesse mantenute dal cavaliere, con esiti disastrosi, d’altronde.

Il Governo Monti ha anticipato la riscossione dell’imposta, che era stata fissata a partire dal 2014, nell’ottica di rimpinguare l’erario dello Stato, prosciugato, e di risanare il debito pubblico, arrivato a livelli stellari. Le entrate, fino al 29 dicembre 2012, sono andate per metà allo Stato, per l’altra metà venivano riscosse dai Comuni: a quella data è stata soppressa la quota spettante allo Stato. La norma introduce anche l’istituzione di un fondo di solidarietà comunale alimentato con una quota dell’IMU che spetta ai Comuni: i Comuni hanno sempre meno soldi da parte dello Stato e devono aiutarsi l’un l’altro. Questo è problematico perché i Comuni sono la realtà più tangibile e vicina ai cittadini. Il cittadino, infatti, vede e valuta ad occhio nudo se i giardini del suo paesino non sono trascurati, se le scuole non cadono a pezzi, se vi sono accessi adatti alle persone con disabilità agli uffici pubblici, per esempio: ha molto più controllo sull’operato delle istituzioni degli Enti Locali e in base ai risultati decide chi premiare con il proprio voto.

L’attuale Governo Letta ne ha voluto il congelamento per il mese di giugno, sotto le minacce di Berlusconi, che aizza lo spauracchio di far cadere il governo nel caso la sua IMU non venga abolita entro agosto. Seppur incoerente ai massimi livelli, la sua strategia potrebbe rivelarsi vincente. Infatti, se l’IMU venisse effettivamente abolito, lo stesso Berlusconi se ne prenderebbe il merito, pur non facendo parte del Governo attuale, per la pressione mediatica che ha condotto da alcuni mesi a questa parte proprio su questo tema. Se l’imposta dovesse rimanere, l’ex-premier farebbe cadere il Governo della più dispotica e odiosa sinistra comunista in un momento assolutamente favorevole al PdL in termini di sondaggi sulle intenzioni di voto.

In ogni caso, pare sia un’anomalia tutta della Destra italiana, quella di introdurre leggi, quando questa è al Governo, che successivamente dagli stessi autori vengono denigrate e da cui si prende tutta la distanza possibile: il Porcellum ne è un altro esempio limpido.

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2 thoughts on “IMU: tutto ciò che avreste sempre voluto sapere

  1. Mi sembra una ricostruzione a dir poco parziale. Sembra quasi che la crisi economica sia dovuta all’abolizione dell’ICI, una tassa che è stata cancellata prima della crisi che ha investito tutto l’occidente. Ovviamente poi è stato necessario rimetterla per cause di forza maggiore e anche per non far cadere il governo Monti. Comunque che la pressione fiscale in Italia sia sempre stata eccessiva, e che ultimamente lo sia a livelli intollerabili è un fatto. Togliere una tassa che grava soprattutto sulle famiglie meno abbienti (che quindi possiedono solo una casa) non mi sembra di per sè un fatto così grave. Semmai la vera idiozia è stata rimetterla quando non se ne poteva sopportare il peso, e non invece andare a cercare il denaro là dove si accumula da sempre:nelle tasche della classe dirigente. Non perché siano cattivi e brutti, solo perché sono gli unici che possono permettersi di pagare.

    La moda di insultare B. ogni volta che qualcosa va male mi sembra un clichè da cancellare, visto che ha fatto perdere le elezioni al PD che più che con un programma vero si è presentato come un anti-berlusconi, e slogan ridicoli tipo “lo smacchiamo”. Ricordatevi che il governo rispecchia il popolo, e se il governo ci sembra malato forse dobbiamo guardarci allo specchio anche noi.

    • Mi permetto di obiettare:
      -Non ho detto che la crisi economica è colpa di Berlusconi. Però le misure che ha o non ha preso non sono state efficaci: Monti è stato chiamato apposta. Ripristinare l’IMU era necessario vista l’urgenza della situazione non prevista. Perché allora fissarne la riscossione nel 2014? Non si credeva che la crisi sarebbe durata tanto, a quel tempo, e nemmeno si auspicava.
      -Quando il momento è stato per lui propizio, Berlusconi ha minacciato più volte di far cadere il governo Monti. La conversione in legge del decreto-legge “salva Italia” di Monti invece è passata sotto silenzio. Nessuna minaccia da parte di Berlusconi a quel punto.
      -La pressione fiscale in Italia è eccessiva. Chiediamoci il perché. Una delle cause e delle conseguenze è l’evasione fiscale, soprattutto quella delle famiglie più abbienti. E’ un circolo vizioso. Berlusconi sicuramente non è un modello da seguire se vogliamo risolvere il problema, visto che è stato condannato per frode fiscale e falso in bilancio in secondo grado, fra le altre cose.
      -Questa tassa non grava soprattutto sulle famiglie meno abbienti: attenzione ai populismi. Un conto è voler togliere l’IMU sulla prima casa, un conto è volerla togliere del tutto. I ricchi, “la classe dirigente”, possiedono ben più di una casa di solito. L’abolizione dell’IMU tutta sarebbe un sollievo per i ricchi.
      -Me la prendo con B. perché non è giusto continuare a difenderlo, deresponsabilizzarlo e giustificarlo. Ha fatto male all’Italia e non smetterò mai di dirlo, perché molti Italiani, a quanto pare, hanno una memoria da pesci rossi. Detto questo, la mia intenzione non è quella di fare campagna elettorale per il PD, che non ho nemmeno citato nell’articolo. La mia è una critica all’incoerenza di Berlusconi.

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