Home

Image

Il 10 aprile 2013 la camera dei deputati di Montevideo, capitale dell’Uruguay, ha votato con un’ampia maggioranza la legge che autorizza i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Per quanto riguarda la legalizzazione delle unioni gay, l’Uruguay ha seguito l’Argentina in America Latina, mentre è il dodicesimo paese nel mondo ad aver adottato le leggi che consentono di garantire e tutelare questo diritto civile. Il progetto di legge prevede anche la possibilità, per la coppia omosessuale, di adottare dei bambini o di concepirli con tecniche di fecondazione in vitro. L’unico requisito chiesto ai coniugi è che essi assurgano ai ruoli di genitori, in termini di diritti e doveri, anche davanti ai giudici.

Qualche parallelo più a nord, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha intrapreso l’esame di due ricorsi che riguardano i matrimoni gay. Il primo riguarda la costituzionalità della “Proposition 8”, il referendum che ha abrogato le unioni tra persone dello stesso sesso in California. Il secondo ricorso mette in discussione il “Defense Marriage Act”, legge che vieta allo stato federale di riconoscere i matrimoni gay anche negli stati in cui questo diritto è garantito. Dei 50 Stati federati americani già 9 hanno dichiarato legali queste unioni. Il Presidente Barack Obama e l’ex segretaria di stato Hillary Clinton si dichiarano favorevoli all’estensione di questi diritti agli omosessuali, ma non sono i soli: anche molti esponenti repubblicani si schierano per il progresso civile in questa direzione. Gli Stati Uniti stanno cambiando e la Corte Suprema non può più fare a meno di chiedersi se esistano particolari circostanze in cui lo stato possa negare alle persone omosessuali le tutele che invece garantisce ai cittadini non omosessuali.

Il Parlamento francese ha approvato in via definitiva il 23 aprile 2013 la legge che estende alle coppie omosessuali il diritto di sposarsi e di adottare figli, rinominata legge “matrimonio per tutti”: la Francia, così, è diventata il quattordicesimo paese al mondo ad aver esteso i diritti civili alle coppie gay. I primi matrimoni saranno celebrati a giugno, ma nel frattempo gli entusiasti non perdono tempo. Si è già tenuta una fiera dedicata al tema, a Parigi, il G-day, che ha radunato una quarantina di espositori tra gioiellieri, “wedding planners” e fotografi, mentre imperversavano per le strade le reazioni dei cortei contrari, organizzati dal collettivo “Manifestazione per tutti” e da alcuni deputati dell’opposizione di destra, che hanno deciso di chiedere un referendum per abrogare la legge, impugnandola davanti al consiglio costituzionale, l’organo che svolge la funzione di controllo di legittimità costituzionale in Francia.

Il numero delle nazioni in cui è legale il matrimonio gay è ancora esiguo. Ora sono infatti quattordici, se non consideriamo come presi singolarmente gli stati americani che hanno pronunciato il fatidico “sì”. La scarsità del numero, però, è del tutto relativa: nel continente europeo hanno seguito i pionieri Paesi Bassi, che già nel 2001 hanno cominciato a garantire i diritti civili alle coppie gay, Belgio, Spagna, Norvegia, Svezia, Islanda, Portogallo, Danimarca, Finlandia e ora la Francia. Mentre ancora oggi i rapporti omosessuali sono considerati un reato in settanta paesi, a volte puniti con la pena di morte, negli altri stati la situazione sta cambiando, spinta dalla brezza primaverile del progresso civile, piacevole ma decisa allo stesso tempo. Questo vento di cambiamento e modernizzazione sta investendo anche i paesi più tradizionalmente religiosi: è quasi sorprendente che in Argentina e Uruguay, oltre che nel distretto di Città del Messico, la presente influenza cattolica abbia lasciato spazio all’introduzione di leggi di questo genere. Evidentemente ci sono e ci sono state contestazioni: la Chiesa cattolica, in Uruguay, ha chiesto ai parlamentari credenti di non votare un’iniziativa “contraria al progetto di Dio”. Tuttavia, passi avanti continuano ad essere fatti.

Il tema è divenuto a tal punto scottante che anche in Italia si pensa che sia giunto il momento di affrontarlo. La Corte Costituzionale è più volte intervenuta sulla tutela delle coppie di fatto. Posto che l’art. 29 della nostra Costituzione fu concepito con riferimento esplicito alla famiglia basata sul matrimonio fra uomo e donna, la Corte ha però sostenuto che trattare in modo differente famiglie di fatto e coppie sposate potrebbe dar luogo a irragionevoli discriminazioni, che risulterebbero incostituzionali. La tutela delle coppie gay, infatti, può trovare un rifugio giuridico insindacabile nell’art. 2 della Costituzione: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità […]”. La Corte, con la sua ultima sentenza sul tema, pare aver sollecitato il Parlamento ad introdurre la disciplina delle unioni di fatto, anche quelle omosessuali, con questa affermazione: “alle convivenze di fatto, anche omosessuali, spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone, nei tempi, nei modi, nei limiti stabiliti dalla legge, il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri” (sent. 138/2010).

Sarebbe auspicabile, perciò, che si parlasse al più presto di questo scottante tema nelle aule del Parlamento italiano, dal momento che la stessa Corte Costituzionale ha chiaramente invitato deputati e senatori a confrontarsi. Si potrebbe obiettare che le riforme di cui necessita il nostro paese sono ben altre in questo momento e che la discussione andrebbe posticipata di qualche legislatura per permettere che le emergenze trovino soluzioni dignitose per la popolazione. Tuttavia, non è mai il momento sbagliato per l’estensione di diritti fondamentali e per garanzie alla tutela di questi: non sarebbero solo gli Italiani a godere di questi benefici, ma le Istituzioni stesse, che renderebbero il paese che guidano uno dei modelli di civiltà per tutti gli altri.  In ogni caso, è poco probabile che un’alleanza di governo come quella attuale, di stampo democristiano e, soprattutto, che vede la partecipazione del centro-destra, tradizionalmente contrario al riconoscimento giuridico delle unioni di fatto, prenda in considerazione un progetto di legge del genere in tempi brevi.

D’altra parte, bisognerebbe insistere sulla laicizzazione e secolarizzazione delle Istituzioni e dell’opinione pubblica. Bisogna ammettere che però, ultimamente, quest’ultima si è mostrata particolarmente propensa alla voglia di cambiamento e di svecchiamento del paese. La cultura cattolica, tuttavia, rimane una componente fondamentale. Rendere legali i matrimoni fra persone dello stesso sesso davanti alla legge non mina l’importanza della famiglia tradizionalmente intesa dai credenti. Non è giusto che le coppie omosessuali rivendichino il diritto di sposarsi davanti a Dio, con il rito religioso, perché la Chiesa, intransigente, obsoleta o rigorosa, come si voglia chiamarla, pone vincoli che il credente, in quanto tale, è tenuto a rispettare. Ma perché un credente dovrebbe essere contrario al riconoscimento di diritti nei confronti del suo prossimo, garanzie che non solo non c’entrano con la sfera religiosa, ma non la intaccano in alcun modo? E’ dunque inconcepibile, a mio avviso, che un caritatevole credente si ostini a protestare contro una legge che permetta l’unione civile gay, che potrebbe fare la felicità di molte coppie.

Image

Foto: Google

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...