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Amleto

“Vivere o non vivere, questo e il dilemma.” Il famoso dubbio amletico. Qual è la risposta? Il Nulla. Che cos’è la vita se non il nulla? D’altronde per quanto noi abbiamo accumulato nella virgola dell’universo che chiamiamo vita la morte ci rende tutti uguali: cibo per vermi, polvere per impermeabilizzare i barili. Nel più ottimistico dei casi morti i nostri nipoti di noi non rimane che un sipario nero. Anche se il nostro nome dovesse rimanere nei libri di storia in ogni caso quella che noi chiamiamo LA STORIA altro non è che un racconto parziale e approssimativo di ciò che accade nel tempo di un respiro in un granello di sabbia alla deriva nell’universo.

In questa prospettiva nessun valore ha senso, nessuna vita ha senso neanche la propria. Amleto se ne rende conto e si apre all’inedia, lascia che gli eventi agiscano al suo posto, si lascia cullare dall’oscillare del mondo. Del resto che cambia? Che importa? Così Amleto uccide Polonio, senza riflettere, così manda a morire Rosencrantz e Guildenstern “prima di poter fare un prologo per il mio cervello, lui dette inizio alla recita”, così accetta l’incontro con Laerte, conscio e indifferente al fatto che potrebbe essere la fine.

Forse è vero che Amleto è il primo uomo moderno, sicuramente in lui si esprime quel nichilismo dell’uomo copernicano che sarà teorizzato solo qualche anno più avanti. Le risposte date a questa vertigine di nulla sono state tante: c’è chi si è aggrappato alla speranza dell’eternità del proprio sepolcro come Foscolo, chi alla religione, chi come Leopardi ha accettato la mancanza di senso e ha cercato per una vita di conviverci. Oggi credo che cerchiamo di dimenticarci del nulla attraverso il successo, nel senso lato del termine: fama, denaro, potere e piacere. La nostra organizzazione sociale ci spinge in questa direzione, ma siamo sicuri che la risposta sia soddisfacente?

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One thought on “Nichilismo amletico

  1. La risposta potrebbe non essere soddisfacente, ma ad una risposta non si richiede soddisfacenza, si chiede verità. Sul piano della verità il nichilismo sembra la risposta più sensata dal punto di vista assoluto e la meno sensata da quello relativo (cioè individuale). Vale a dire che il nichilismo è una conclusione di un ragionamento coerente e imparziale sulla condizione umana, ma poichè l’uomo cerca la felicità, questa soluzione può essere più dannosa che altro.

    Questo mi fa venire in mente quell’annoso problema: se sia meglio essere ignoranti e felici oppure coscienti ed infelici. Forse non è nemmeno una scelta.

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